In Scozia, la battaglia di Culloden mise fine per sempre alle ribellioni giacobite e al sogno d’indipendenza degli scozzesi. Se è vero che i ribelli furono puniti, i clan delle Highlands soffrirono di più: non poterono più indossare il tartan, suonare la cornamusa, le loro case vennero bruciate e i beni confiscati.
Molti vennero mandati nelle colonie e il loro modo di vivere, venne distrutto per sempre. La sconfitta dei giacobiti a Culloden decretò la fine del sistema dei clan e della cultura delle Highlands e al sogno, di vedere nuovamente un discendente degli Stuart tornare sul trono britannico.
Giacobita deriva dal latino “Jacobus” che sta per Giacomo (come Giacomo Francesco Edoardo Stuart, padre di Bonnie Prince Charlie). I giacobiti erano ribelli che provenivano sia dall’Inghilterra che dalla Scozia e da entrambe le fedi religiose. Erano soliti indossare una coccarda bianca, per indicava il loro sostegno a Carlo Edoardo Stuart. La coccarda era realizzata con fiori di nastro bianco e doveva assomigliare alla rosa bianca colta da Charlie, durante la marcia da Glenfinnan.
Culloden Moor è l’epilogo tragico di lotte e sogni durati per decenni ed uno dei luoghi più evocativi della Scozia, che ha un’importanza cruciale nella storia di questa nazione. Suscita in me un misto di solenne rispetto e tristezza, emozioni simili a quelle che ho provato visitando Pointe du Hoc in Normandia.
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Cosa troverai in questo articolo
Cosa avvenne prima
Furono molte le vicissitudini storiche che portarono alla battaglia di Culloden, perciò farò solo un breve riassunto di alcuni fatti crucili.
Ne 1745 Carlo Edoardo Stuart fu nominato reggente da suo padre (The Old Pretender) e il 16 luglio cominciò una nuova spedizione. Insieme a un ristretto numero di conoscenti e con poche armi si diresse in Scozia a bordo della fregata “Du Teillay”, comandata dal corsaro Antony Walsh.
La fregata era scortata dalla “Elizabeth”, un vascello francese di terza classe, che a bordo aveva un piccolo gruppo di volontari mal equipaggiato. La “Elizabeth” venne gravemente danneggiata in uno scontro con il vascello inglese Lyon, avvenuto a largo delle coste irlandesi e fu costretta a tornare indietro verso Brest, in Francia, portando con sé i soldati e i viveri destinati a sostenere la rivolta scozzese.
Carlo, a bordo dell’altra nave, riuscì ugualmente a raggiungere le Isole Ebridi e da qui arrivò poi sulla terraferma scozzese: era il 25 luglio e ci troviamo esattamente nella rada di Loch nan Uamh, vicino Arisaig.
Da qui, “il Bel Carlo”, chiamò a raccolta i Clan delle Highlands e il 9 agosto, a Glenfinnan, Bonnie Prince Charlie fece innalzare lo stendardo degli Stuart, proclamandosi reggente in nome del padre. Il 16 agosto vennero aperte le ostilità e a Highbridge, un piccolo gruppo di giacobiti guidati da Sir Tìr nan drìs attaccò due compagnie di fanteria inglese catturando il loro capitano. Iniziava così il 1945.
Inizialmente l’esercito riunito da Carlo Edoardo Stuart era composto da appena 1200 uomini per lo più appartenenti al clan Cameron e al clan MacDonald. Questo piccolo contingente si ingrandì man mano che avanzava verso le Highlands orientali fino a Badenonoch, percorrendo quelle stesse strade costruite dagli inglesi per sedare la precedente insurrezione giacobita del 1715. L’esercito inglese, capitanato da Sir John Cope, procedette in direzione di Inverness, aprendo all’esercito di Carlo Edoardo la strada verso Edimburgo.
A Perth si unì all’esercito del giovane Pretendente al trono, Lord George Murray, che si sarebbe rivelato un valente comandante. Nel frattempo, il 17 settembre il Principe Carlo entrò a Edimburgo, stabilendosi a Holyrood Palace, antica residenza degli Stuart. La guarnigione della città si arroccò nel castello.
Cope provò a contrastare Carlo, ma all’alba del 21 settembre, a Prestonpans, i dragoni di Cope si trovarono davanti alla carica degli Highlanders. L’armata inglese fu sbaragliata e Cope dovette affrontare la Corte marziale.
Impadronitosi della Scozia, Carlo Edoardo si dedicò al suo obiettivo finale: raggiungere Londra. Il suo esercito si mise in marcia verso la capitale il 1º novembre, coronando l’avanzata con l’occupazione di Carlisle, Manchester e Derby.
Tuttavia, non tutto stava andando secondo i piani di Carlo, che ebbe forti contrasti con Lord Murray: gli aiuti da parte dei giacobiti inglesi furono meno del previsto, giunsero in ritardo e circa mille Highlanders disertarono, tornando in patria. Oltre a questi problemi interni, il giovane Pretendente si trovò a dover fronteggiare tre armate lealiste che, sotto il comando del Duca di Cumberland, figlio di re Giorgio II, si stavano riunendo per accerchiare i giacobiti.
Il Principe Carlo decise allora di ritirarsi, sebbene Londra distasse ormai solo 127 miglia e la città era in fermento per le notizie che circolavano riguardo a un grande esercito francese imbarcato sulle coste di Calais e già in rotta attraverso il Canale della Manica e di numerosi rinforzi giacobiti in arrivo dal Galles e dalle contee della stessa Inghilterra.

La battaglia di Culloden è stata una fine annunciata
Bonnie Prince Charlie, mostrando scarso acume strategico e politico, invece di marciare celermente e occupare Londra, preferì tornare indietro verso la Scozia, entrando a Glasgow il giorno di Natale, nonostante la città gli fosse ormai ostile. Anche Stirling, lo fece entrare, se pur mal volentieri.
La fortuna però sembrava essere ancora favorevole al Principe Carlo. Con un gesto che le fece guadagnare l’appellativo di “Colonnello Anne” dai giacobiti, Lady Anne MacKintosh, moglie del capo clan omonimo che militava nelle truppe governative, inviò segretamente a Carlo 400 uomini. Infine arrivarono anche gli aiuti francesi.
Il 17 gennaio 1746 i giacobiti sconfissero l’esercito del Tenente-Generale Henry Hawley a Falkirk. Il 1º febbraio, l’esercito delle Highlands passò a guado il Forth per dirigersi verso nord.
Nonostante il suo segretario, John Williams O’Sullivan, insistesse per riprendere l’avanzata verso sud, il Principe Carlo preferì dare ascolto a Lord Murray, che suggeriva di fare l’opposto e stabilì il proprio quartier generale a Inverness, dove rimase per sette settimane a svernare.
Nel frattempo, però, la situazione stava peggiorando, perché con l’avanzata dell’armata del Duca di Cumberland, che si era stabilito ad Aberdeen, molti capi scozzesi avevano cominciato ad abbandonarlo e gli aiuti economici inviati dalla Francia, erano stati neutralizzati dagli inglesi.
La battaglia combattuta a Culloden Moor (Blàr Chùil Lodair in gaelico scozzese) il 16 aprile 1746 è l’ultima avvenuta su suolo scozzese. Il sanguinoso massacro che avvenne quel giorno, pose fine alla ribellione giacobita e al desiderio della Scozia di essere indipendente dall’Inghilterra e dalla sua ingombrante corona. In meno di un’ora, l’intero esercito di Bonnie Principe Charlie, venne distrutto.
Le possibilità di successo in realtà, erano inesistenti: il terreno paludoso di Culloden Moor non era adatto alla tattica di carica degli Highlanders, le forze del governo inglese erano maggiori e più equipaggiate e combattere nel campo aperto, facilitò facilitato l’uso dei cannoni inglesi, mettendoli in vantaggio. Gli scozzesi arrivarono alla battaglia già esauriti, debilitati e stanchi e tra poco vedremo perché.
Il Duca di Cumberland, lasciò Aberdeen l’8 aprile 1746, per dirigersi verso Nairn. Il 14 aprile, l’esercito giacobita si preparò allo scontro, schierandosi nella brughiera di Drumossie. Il giorno dopo il duca di Cumberland compiva gli anni (15 aprile 1746,) e così l’esercito inglese rimase nell’accampamento a festeggiare e bere.
I giacobiti, persero il vantaggio di questa occasione favorevole e non attaccarono, perché purtroppo stavano ancora discutendo su quale fosse il campo di battaglia migliore. Il principe Carlo Edoardo Stuart e O’Sullivan volvano attaccare nella brughiera, mentre il più lungimirante Lord Murray sosteneva che la brughiera avrebbe dato troppo vantaggio agli inglesi e aveva ragione.
Il dibattito continuò per un giorno intero, mentre gli scozzesi stremati, aspettavano al freddo. Demoralizzati, affamati e sconcertati dall’assurda gestione della situazione da parte dei loro comandanti, i soldati giacobiti si ritirarono, senza avere la possibilità di riposarsi durante la notte. Alcuni, stremati, si gettarono lungo la strada a dormire e vennero sorpresi e massacrati dai picchetti dei soldati inglesi.
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Cosa avvenne il 16 aprile 1746
All’alba i due reggimenti si schierarono. L’esercito di Bonnie Prince Charlie contava poco più di 5.000 uomini, fra cui c’erano anche due battaglioni dei reggimenti giacobiti francesi – Écossais Royaux e la Brigade Irlandaise. Tra le loro fila anche un centinaio di cavalieri con poche armi e l’artiglieria contava solo 13 vecchi cannoni leggeri francesi.
Gli Highlander si schierarono in ordine per clan, formando due linee, mentre in riserva c’era solo il piccolo reparto di cavalleria di Lord Kilmarnock e alcune truppe franco-irlandesi.
L’esercito inglese aveva più di 8.000 soldati: 18 reggimenti di fanteria, tra cui 3 clan scozzesi (milizia Argyll) fedeli agli Hannover e due reggimenti di dragoni. L’artiglieria era composta da 16 cannoni pesanti e moltissime armi. I 18 battaglioni di fanteria ben addestrati degli inglesi si schierarono su tre linee, con la cavalleria ai fianchi.
La battaglia iniziò verso le 10.00 del mattino nelle lande desolate di Culloden Moor, una raffica di fuoco di artiglieria da ambo le parti, ma rapidamente la situazione si sbilanciò e dopo 20 minuti di colpi, le linee giacobite erano quasi completamente decimate.
L’artiglieria inglese, colpì duramente le linee dei kilt scozzesi, che vedendo le ingenti perdite si demoralizzarono. Il principe Carlo Edoardo Stuart, lontano e al sicuro dalla battaglia non si rese conto della situazione e diede l’ordine di attaccare solo dopo un’ora. Questo fu uno dei suoi tragici errori.
Ho sempre pensato che il giovane pretendente al trono si sia appoggiato al coraggio degli scozzesi, senza apprezzarne veramente il valore e non diede mai in cambio ciò che ricevette da questi uomini, che per lui, rischiarono tutto.
Il suo tragico comando fece si che i MacDonald’s, non presero parte alla battaglia e si rifiutarono di eseguire gli ordini, perché erano stati collocati sulla sinistra dello schieramento e non avevano gradito l’affronto. Gli Highlanders combattevano in un solo modo: un attacco deroce che terminava con un corpo a corpo.
Al segnale stabilito, nonostante le perdite iniziali, i clan della Confederazione dei Chattan furono i primi che si lanciarono alla carica con spade e scudi, dando tutta la loro vita per la battaglia, ma quando giunsero a breve distanza dalle linee inglesi, il fuoco dei moschetti e i cannoni del duca di Cumberland non gli lasciò scampo.
I sopravvissuti, non si risparmiarono e si gettarono in una furiosa mischia, soprattutto con il 4° Reggimento di fanteria “Barrell”, comandato dal tenente colonnello Sir Robert Rich. Contro ogni aspettativa sfondarono la prima linea lealista, ma non riuscirono a superare il fuoco e le baionette degli inglesi.
Contemporaneamente una parte delle truppe di Cumberland e la milizia di Argyll, comandata da Lord Campbell, avevano aggirato il fianco giacobita e li attaccò. Queste gesta dicono tutto del fiero temperamento del popolo scozzese, che non si è risparmiato nulla.
La fine della battaglia fu una carneficina: i dragoni di Lord Mark Kerr caricarono gli ultimi giacobiti rimasti e fecero una strage. Riversi nel fango delle paludi di Culloden giacevano tutti i sogni della Scozia. Solo Bonnie Prince Charlie, grazie al sacrificio dei reparti franco-irlandesi, riuscì a fuggire con una piccola scorta, abbandonando il popolo scozzese al suo destino. Dopo un’ora tutte le speranze erano perdute.

Cosa accedde dopo la battaglia di Culloden
Tra le fila scozzesi si contarono oltre 1.250 morti e altrettanti feriti in battaglia, più di 3.000 prigionieri tra cui un centinaio di condannati a morte, altri morti in carcere e quasi 1.000 deportati nelle colonie o esiliati.
Le truppe lealiste ebbero solo 50 morti e un centinaio di feriti, gran parte appartenenti ai Reggimenti “Barrell” e “Munro”. Diciamo che il rapporto delle vittime fu molto sbilanciato e gli scozzesi ne uscirono a pezzi.
Il duca di Cumberland, dopo la vittoria, fece giustiziare tutti i prigionieri come traditori e non risparmiò nemmeno i disertori inglesi. Questo suo terribile approccio gli valse il soprannome di “Billy the butcher“ – ovvero Billy il macellaio. Solo pochi giacobiti di nobili natali, arrivarono a Inverness e Londra per essere processati.
Bonnie Prince Charlie, sfuggito alla corona, rimase per cinque mesi latitante tra le Highlands e le Ebridi, fino a quando non fuggì in Francia, partendo dall’Isola di Skye con l’aiuto di Flora McDonald’s. Partì per non fare mai più ritorno in Scozia.
La sconfitta della Scozia non finì con Culloden. La repressione da parte delle truppe governative proseguì e il governo inglese dispose dei provvedimenti per stroncare ogni ribellione di indipendenza scozzese e decise di sopprimere con durezza ogni simbolo legato all’identità nazionale degli scozzesi.
Kilt e cornamusa (a eccezione dei reggimenti che servivano sotto la corona britannica) vennero vietati e venne smembrato anche il sistema dei Clan, che persero terre e potere, militari e persino la possibilità di parlare gaelico. Il governo inglese tentò di spazzare via tutta la cultura delle Highlands e solo intorno al 1830 queste pesanti restrizioni vennero lentamente abolite.
Se vuoi approfondire l’argomento ci sono diversi libri molto interessanti che potresti leggere, te ne parlo in modo approfondito in un articolo dedicato ai libri sulla Scozia.

I fantasmi di Culloden Moor
Nell’anniversario della sanguinosa battaglia di Culloden Moor, si dice che i fantasmi dei soldati caduti si alzino di nuovo e si sentano le grida e i colpi delle armi d’acciaio.
In molte occasioni, sono state riportate voci di un uomo alto vestito in tartan che vaga per l’area della battaglia. Quando si avvicina a qualche visitatore, lo si sente borbottare la parola “sconfitto”. Si narra che nel 1936 una donna, sollevando un tessuto di tartan che copriva uno dei tumuli, vide apparire un Highlander gravemente ferito sotto di essa. Pare che gli uccelli non cantino mai nella zona che circonda le tombe tumulate, forse per timore e paura dell’atmosfera minacciosa.
Ci sono anche numerosi pozzi in tutta l’area, che si dice siano infestati. Nel cuore di Culloden Woods, a breve distanza dal campo di battaglia c’è un Clootie Well, noto come il pozzo di St. Mary.
Si trova lungo il “Culloden Battlefield Trail” che attraversa il bosco, tra il campo di battaglia e la casa. Il pozzo di St Mary (Tobar Na Coille in gaelico), dicono sia perseguitato dai fantasmi degli Highlander morti.
Ma cos’è un cloot? Tradizionalmente è un pezzo di stoffa immerso nell’acqua santa del pozzo. La stoffa era legata a un ramo, mentre si diceva una preghiera allo spirito del pozzo. Questo rituale veniva fatto sia da coloro che avevano bisogno di guarire da una malattia o una ferita, sia da chi voleva onorare lo spirito del pozzo.
La parte del corpo malata veniva lavata con lo straccio bagnato (cloot), che poi era legato su un ramo nelle vicinanze. Si credeva che quando lo straccio si disintegrava, la ferita o la malattia sarebbero guariti. C’è una panchina a Clootie Well, per ricordare i coraggiosi soldati che hanno lavato le ferite nelle acque del pozzo dopo la battaglia di Culloden. L’incisione sulla panchina recita: “It wasn’t the clear water of hope – the well of the wood spilled that day”.
NB. Il pozzo non si trova sul sito del campo di battaglia di proprietà del National Trust. Si trova nel cuore di Culloden Woods e bisogna farsi accompagnare nei boschi o chiedere una mappa per trovarlo, perché i boschi sono molto grandi e il pozzo non è segnalato, fino a quando non lo si raggiunge. Maggiori informazioni e mappa, nel link qui sopra.

Culloden e Outlander
Se sei appassionato della serie tv girata in Scozia, Outlander, i fatti accaduti a Culloden ti suoneranno familiari. Le prime tre stagioni, ruotano intorno alla sconfitta dei giacobiti nella battaglia di Culloden nel 1746 e a quanti cercarono, senza successo, di evitare quel tragico giorno.
La storia della Scozia è un elemento centrale in Outlander. Diana Gabaldon, la scrittrice della saga, ha inserito nella trama personaggi realmente esistiti e eventi accaduti, che hanno contribuito all’evoluzione della storia dei suoi personaggi principali.
Claire Beauchamp e Jamie Fraser tenteranno in tutti i modi di evitare che la battaglia di Culloden avesse luogo, perché non volevano che la Scozia subisse le drammatiche conseguenze che Claire conosceva bene. Tuttavia, nonostante gli sforzi la battaglia di Culloden avverrà, cosi come la repressione che cambiarono per sempre il volto della Scozia.
Se sei un appassionato della serie, nel blog trovi molti articoli dedicati ai luoghi di Outlander in Scozia.


Cosa vedere a Culloden Moor
Il campo di battaglia di Culloden si trova a 5 miglia da Inverness. Per raggiungerlo basta seguire le indicazioni (i cartelli stradali marroni) per Culloden. L’intera area è una sorta di grande cimitero di guerra e questo rende la visita di Culloden Battlefield un’esperienza forte a livello personale.
Culloden Visitor Center
Il sito di Culloden Moor, oltre al campo di battaglia, comprende un centro visitatori con ingresso a pagamento. C’era un precedente centro qui, risalente al 1970, ma ne parleremo tra poco.
Ogni anno molte persone vengono a rendere omaggio a chi ha perso la vita in quel sanguinoso 16 aprile 1746, ma non solo. In tanti visitano Culloden perché sono interessati all’eredità dei clan scozzesi e/o a ricercare il proprio passato ancestrale.
Il centro ha risorse che permettono di scoprire di quale clan potresti aver fatto parte e se quel clan ha combattuto durante la battaglia di Culloden. Il libro “Families of the ’45” è una raccolta unica di nomi del Jacobite Rising e, spesso, i visitatori si sorprendono quando scoprono da che parte hanno combattuto i loro antenati.
Il centro visitatori offre la possibilità di conoscere le ragioni della causa giacobita, la storia della battaglia di Culloden e anche delle persone coinvolte. Un film di 4 minuti, proiettato sulle pareti, crea l’illusione di trovarsi sul campo di battaglia durante l’azione. E’ in mostra anche un campione, realizzato nel 1747 da una ragazza di 11 anni, che mostra un giacobita pugnalato da un soldato del governo.
Il campo di battaglia è sotto la tutela del National Trust for Scotland e si può visitare liberamente. Il Culloden Visitor Centre è aperto nei seguenti giorni e orari:
- 3 Gennio –6 Aprile, tutti i giorni 09.00 – 16.00
- 7 Aprile –1 Giugno, tutti i giorni 09.00 – 17.00
- 2 Giugno –31 Agosto, tutti i giorni 09.00 – 18.00
- 1 Settembre – 2 Novembre, tutti i giorni 09.00 – 17.00
Il costo del biglietto per il visitor center è di £12,50 per adulti. La visita del campo di battaglia invece è gratuita. E’ possibile anche acquistare un biglietto combinato che da accesso al centro visitatori e include un tour guidato del campo di battaglia di Culloden al prezzo di £16,50 per adulto.




Il campo di Battaglia di Culloden
Se decidi di approfondire, entrando prima al centro visitatori, una volta uscito potrai percorrere dei sentieri appositamente creati sulla brughiera per visitare Culloden.
Camminando vedrai esattamente quello che hanno visto i Giacobiti nel 1746: la palude che non lasciò loro alcuno scampo. Le posizioni iniziali dei due eserciti sono contrassegnate con delle bandiere rosse e blu.
Gli agricoltori locali negli anni, hanno prosciugato la vecchia palude per sfruttare la terra come terreno coltivabile. Pertanto, il campo di battaglia che ti troverai davanti è molto meno fangoso di quanto non fosse al momento dello scontro. Tuttavia ci sono ancora alcuni punti molto paludosi e te ne accorgerai, in modo particolare, se visiterai Culloden Moor in un giorno di pioggia.


Old Leanach Cottage
Situato sul terreno di Culloden Battlefield, l’Old Leanach Cottage è molto più di ciò che sembra: fu costruito all’inizio del XVIII e durante la battaglia di Culloden, si trovava nel bel mezzo del combattimento e, prestò servizio come ospedale da campo per soldati del governo.
Nel tempo il cottage ha visto molti cambiamenti: venne abbandonato e cadde in rovina, ma nel 1880 fu ricostruito. Old Leanach Cottage divenne un simbolo del campo di battaglia e le persone che vivevano lì, divennero le prime guide turistiche del sito. L’ultimo residente del cottage, fu la signora Annabelle Cameron (nata come Belle Macdonald) che restò qui fino alla sua morte avvenuta nel 1912, dopo di che e rimase vuoto.
Nel 1944, Leanch Cottage fu dato al National Trust for Scotland da Hector Forbes, il proprietario del terreno e all’inizio degli anni ’60, divenne il primo “museo” a Culloden Battlefield. Un nuovo centro visitatori fu aperto accanto a Leanch Cottage nel 1970, che in seguito divenne una sorta di rievocazione storica, con interpretazione e figuranti in costume.
Oggi, Old Leanch Cottage ospita mostre temporanee relative al campo di battaglia di Culloden, che coprono le ricerche attuali, le nuove scoperte archeologiche, la connessione delle persone con il campo di battaglia e le minacce che Culloden Battlefield ha subito anche in tempi recenti.
Il tetto di paglia del cottage è stato realizzato da Heather, che lo ha raccolto dal campo di battaglia e poi lo ha realizzato insieme a dei commercianti locali, mentre le pareti sono una miscela di pietra e erba.




Il Memorial Cairn e le Pietre commemorative
Sir Walter Scott rappresenta giacobiti e Highlanders come eroi nei suoi romanzi Waverley (1814), Rob Roy (1817) e Redgauntlet (1824). Fu proprio durante questo periodo che fu chiesto di costruire un memoriale sul campo di battaglia. Il primo memoriale (una torre) fu costruito a ovest del campo di battaglia da Lachlan Mackintosh nel 1820.
Più tardi, nel 1881 fu richiesto di costruire un altro memoriale da Duncan Forbes, il proprietario terriero. Duncan Forbes eresse una cairn commemorativo alto circa 5 metri nel campo di Culloden, noto come Memorial Cairn, che ricorda i soldati uccisi in battaglia. Si trova circa a metà strada tra la linea del fronte dei giacobiti e quella delle truppe governative.
Forbes, non si limitò a questo: fu sua nche l’idea delle pietre commemorative dei vari Clan, che si vedono sul sito di Culloden Moor. Le pietre segnano le fosse comuni in cui i giacobiti furono sepolti dopo la battaglia.
Gli agricoltori seppellirono i giacobiti nelle fosse. Le scavarono per riordinare i morti secondo la loro appartenenza ai clan, usando come aiuto per distinguerli, i segni distintivi di appartenenza al clan appuntati sui vestiti.
Nessuno sa dove siano stati sepolti i soldati dell’esercito di Cumberland: la “pietra inglese” non segna una fossa comune, ma è più un pro-memoria. La pietra commemorativa conosciuta come “Il pozzo dei morti“ segna il punto in cui morì Alexander MacGillivray di Dunmaglass, deceduto mentre guidava gli uomini del Clan Chattan in battaglia.
The Jacobite Risings, sono stati conflitti internazionali che hanno avuto un’enorme influenza sulle relazioni diplomatiche tra le potenze europee. Tuttavia, le pietre del clan non rappresentano tutte le persone che sono morte a Culloden.
Due nazioni furono lasciate fuori dai memoriali: Irlanda e Francia. I reggimenti irlandesi e francesi sono ricordati da una targa posta a una certa distanza, dall’altra parte dei tumuli. Se cammini verso la bandiera blu, lungo la prima linea giacobita e da lì continui dritto all’incrocio, troverai marcatori installati nel 1994 dalla White Cockade Society.
ritratto di Bonnie Prince Charlie: George William Joy e Allan Ramsay – nationalgalleries.org
