In Scozia, la battaglia di Culloden mise fine per sempre alle ribellioni giacobite e a quel sogno d’indipendenza scozzese che, dentro la causa degli Stuart, si intrecciava al desiderio di sciogliere l’Unione del 1707.
Più che una semplice battaglia tra Scozia e Inghilterra, Culloden fu l’epilogo tragico della causa giacobita: un conflitto dinastico, politico e internazionale che, dopo la sconfitta, colpì in modo durissimo le Highlands scozzesi.
Se è vero che i ribelli furono puniti, furono soprattutto i clan delle Highlands a pagare il prezzo più alto: molti subirono confische, deportazioni, case bruciate e restrizioni durissime contro il loro modo di vivere. Il sistema dei clan venne smantellato, l’abito tradizionale maschile delle Highlands, incluso il kilt, fu vietato con il Dress Act e la cultura delle Highlands ne uscì ferita in modo profondo.
Culloden decretò la fine del sistema dei clan oltre al sogno di vedere nuovamente un discendente degli Stuart tornare sul trono britannico e aprì la strada a una repressione destinata a trasformare per sempre le Highlands.
Giacobita deriva dal latino “Jacobus”, cioè Giacomo, in riferimento a Giacomo Francesco Edoardo Stuart, padre di Bonnie Prince Charlie. I giacobiti sostenevano il ritorno degli Stuart sui troni britannici e non erano soltanto scozzesi: tra loro c’erano sostenitori provenienti dalla Scozia, dall’Inghilterra e dall’Irlanda, con appoggi anche in Francia, e non tutti appartenevano alla stessa confessione religiosa.
Erano soliti indossare una coccarda bianca per indicare il loro sostegno a Carlo Edoardo Stuart. La coccarda era realizzata con un nastro bianco e richiamava la rosa bianca giacobita, uno dei simboli legati alla causa degli Stuart.
Culloden Moor è l’epilogo tragico di lotte, ambizioni dinastiche e sogni durati per decenni, ed è uno dei luoghi più evocativi della Scozia, con un’importanza cruciale nella storia di questa nazione. Suscita in me un misto di solenne rispetto e tristezza, emozioni simili a quelle che ho provato visitando Pointe du Hoc in Normandia.
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Cosa avvenne prima
Furono molte le vicissitudini storiche che portarono alla battaglia di Culloden, perciò farò solo un breve riassunto di alcuni fatti cruciali.
Carlo Edoardo Stuart era stato nominato principe reggente dal padre, James Francis Edward Stuart conosciuto come The Old Pretender, già nel 1743, con l’autorità di agire in suo nome. Nel luglio del 1745 cominciò una nuova spedizione: insieme a un ristretto numero di compagni e con poche armi si diresse in Scozia a bordo della fregata “Du Teillay”, fornita dall’armatore e corsaro giacobita Antoine Walsh.
La fregata era accompagnata dalla “Elizabeth”, un vecchio vascello francese che trasportava uomini, armi e rifornimenti destinati a sostenere la rivolta. La “Elizabeth” venne gravemente danneggiata in uno scontro con la HMS Lion, al largo delle coste britanniche, e fu costretta a tornare verso Brest, portando con sé una parte importante degli aiuti militari destinati a sostenere la rivolta.
Carlo, a bordo della “Du Teillay”, riuscì ugualmente a raggiungere le isole Ebridi: sbarcò a Eriskay il 23 luglio 1745 e pochi giorni dopo arrivò nella rada di Loch nan Uamh, vicino Arisaig. Da qui, “il Bel Carlo”, iniziò a chiamare a raccolta i Clan delle Highlands
Il 16 agosto si aprirono le ostilità a Highbridge, dove un piccolo gruppo di giacobiti guidati da Donald MacDonald di Tirnadris intercettò alcune truppe governative dirette a Fort William, riuscendo a catturare il capitano e molti dei suoi uomini. Pochi giorni dopo, il 19 agosto, a Glenfinnan, Bonnie Prince Charlie fece innalzare lo stendardo degli Stuart e si proclamò reggente in nome del padre. Iniziava così la rivolta giacobita del 1745.
Inizialmente l’esercito riunito da Carlo Edoardo Stuart era composto da circa 1.200 uomini, per lo più appartenenti ai clan Cameron e MacDonald. Questo piccolo contingente si ingrandì man mano che avanzava verso le Highlands orientali fino a Badenoch, percorrendo quelle stesse strade militari costruite dopo la precedente insurrezione giacobita del 1715 per controllare meglio le Highlands. L’esercito governativo, comandato da Sir John Cope, procedette in direzione di Inverness, aprendo di fatto all’esercito di Carlo Edoardo la strada verso Edimburgo.
A Perth si unì all’esercito del giovane Pretendente al trono Lord George Murray, che si sarebbe rivelato un valente comandante. Nel frattempo, il 17 settembre il Principe Carlo entrò a Edimburgo, stabilendosi a Holyrood Palace, antica residenza degli Stuart. La guarnigione della città si arroccò nel castello.
Cope provò a contrastare Carlo, ma all’alba del 21 settembre, a Prestonpans, i dragoni di Cope si trovarono davanti alla carica degli Highlanders. L’armata governativa fu sbaragliata e Cope dovette affrontare la Corte marziale.
Impadronitosi di buona parte della Scozia, Carlo Edoardo si dedicò al suo obiettivo finale: raggiungere Londra. Il suo esercito si mise in marcia verso la capitale il 1º novembre, avanzando attraverso Carlisle, Manchester e Derby.
Tuttavia, non tutto stava andando secondo i piani di Carlo, che ebbe forti contrasti con Lord Murray: gli aiuti da parte dei giacobiti inglesi furono molto inferiori alle aspettative, giunsero in ritardo e circa mille Highlanders disertarono, tornando in patria. Oltre a questi problemi interni, il giovane Pretendente si trovò a dover fronteggiare tre armate lealiste che, sotto il comando del Duca di Cumberland, figlio di re Giorgio II, si stavano riunendo per accerchiare i giacobiti.
Il Principe Carlo decise allora di ritirarsi, sebbene Londra distasse ormai solo 127 miglia e la città fosse in fermento per le notizie che circolavano riguardo a un possibile sbarco francese e a rinforzi giacobiti attesi dal Galles e dalle contee inglesi.

La battaglia di Culloden è stata una fine annunciata
Bonnie Prince Charlie, mostrando scarso acume strategico e politico, invece di proseguire verso Londra, preferì tornare indietro verso la Scozia. Entrò a Glasgow nel periodo di Natale, nonostante la città gli fosse ormai ostile. Anche Stirling lo lasciò entrare, seppur malvolentieri.
La fortuna però sembrava essere ancora favorevole al Principe Carlo. Con un gesto che le fece guadagnare l’appellativo di “Colonel Anne” dai giacobiti, Lady Anne MacKintosh, moglie del capo clan Mackintosh, che militava invece nelle truppe governative, inviò segretamente a Carlo centinaia di uomini. Infine arrivarono anche alcuni aiuti francesi.
Il 17 gennaio 1746 i giacobiti sconfissero l’esercito del tenente generale Henry Hawley a Falkirk. Il 1º febbraio, l’esercito giacobita lasciò l’area di Stirling e si diresse verso nord.
Nonostante il suo segretario, John William O’Sullivan, insistesse per riprendere l’avanzata verso sud, il Principe Carlo preferì stabilire il proprio quartier generale a Inverness, dove rimase per diverse settimane, dando ascolto a Lord Murray.
Nel frattempo, però, la situazione stava peggiorando: il Duca di Cumberland, dopo aver trascorso l’inverno ad Aberdeen addestrando le truppe governative, riprese l’avanzata verso nord. Molti capi scozzesi cominciarono ad abbandonare Carlo e parte degli aiuti inviati dalla Francia venne intercettata o non arrivò in tempo.
La battaglia combattuta a Culloden Moor, in gaelico scozzese Blàr Chùil Lodair, il 16 aprile 1746 è ricordata come l’ultima battaglia campale combattuta su suolo britannico. Il sanguinoso massacro che avvenne quel giorno pose fine alla ribellione giacobita e al sogno, intrecciato alla causa degli Stuart, di sciogliere l’Unione del 1707. In meno di un’ora, l’esercito di Bonnie Prince Charlie venne annientato come forza militare.
Le possibilità di successo, in realtà, erano quasi inesistenti: il terreno paludoso di Culloden Moor non era adatto alla tattica di carica degli Highlanders, le forze governative erano più numerose, meglio addestrate e meglio equipaggiate, e combattere in campo aperto facilitò l’uso dell’artiglieria e dei moschetti. I giacobiti arrivarono alla battaglia già esausti, debilitati e affamati, e tra poco vedremo perché.
Il Duca di Cumberland lasciò Aberdeen l’8 aprile 1746 e avanzò verso Nairn. Il 15 aprile, giorno del suo venticinquesimo compleanno, l’esercito governativo si accampò nei pressi di Nairn: il morale era alto e ai soldati vennero distribuite razioni extra e bevande per festeggiare.
I giacobiti tentarono di sfruttare quell’occasione con un attacco notturno contro l’accampamento governativo, ma il piano fallì. La marcia verso Nairn fu lenta, caotica e massacrante: molti uomini erano affamati, stanchi e incapaci di sostenere un’altra notte in movimento.
Il principe Carlo Edoardo Stuart e O’Sullivan volevano combattere sulla brughiera, mentre Lord George Murray sosteneva che quel terreno avrebbe dato troppo vantaggio alle truppe governative, e aveva ragione.
Il dibattito continuò per un giorno intero, mentre gli scozzesi stremati, aspettavano al freddo. Dopo il fallimento della marcia notturna, i soldati giacobiti tornarono verso Culloden stremati, demoralizzati e affamati, senza avere davvero la possibilità di riposare. Alcuni si dispersero lungo la strada, altri crollarono esausti. Il mattino seguente si trovarono davanti un esercito governativo riposato, disciplinato e pronto allo scontro.
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Cosa avvenne il 16 aprile 1746
Nella mattina del 16 aprile i due eserciti si schierarono sulla brughiera di Drumossie, a Culloden Moor. L’esercito di Bonnie Prince Charlie contava poco più di 5.000 uomini, fra cui c’erano anche reparti regolari al servizio francese, come i Royal Écossais e i picchetti irlandesi della Brigade Irlandaise. Tra le loro fila c’era anche un piccolo contingente di cavalleria, mentre l’artiglieria giacobita disponeva solo di pochi cannoni leggeri.
Gli Highlanders si schierarono in gran parte secondo l’appartenenza ai clan, formando la prima linea, mentre altri reparti, comprese alcune truppe franco-irlandesi, rimasero nelle linee arretrate o in riserva.
L’esercito governativo aveva circa 8.000-9.000 soldati: fanteria regolare, reparti scozzesi fedeli agli Hannover, milizie come quella di Argyll, dragoni e artiglieria meglio organizzata. Le truppe del Duca di Cumberland erano più numerose, meglio addestrate e schierate in modo da resistere alla carica degli Highlanders.
La battaglia non iniziò all’alba, ma nel primo pomeriggio. Intorno alle 13.00-13.30, nelle lande desolate di Culloden Moor, iniziò lo scambio di artiglieria. Il fuoco governativo mise rapidamente in difficoltà le linee giacobite, già provate dalla fame, dalla stanchezza e dalla marcia fallita della notte precedente.
L’artiglieria governativa colpì duramente le linee giacobite che vedendo le ingenti perdite si demoralizzarono. Il principe Carlo Edoardo Stuart, lontano dal punto più feroce dello scontro, esitò prima di ordinare la carica. Questo fu uno dei suoi tragici errori.
Ho sempre pensato che il giovane pretendente al trono si sia appoggiato al coraggio degli Highlanders senza apprezzarne veramente il valore e senza restituire a quegli uomini ciò che ricevette da loro: fiducia, fedeltà e la disponibilità a rischiare tutto.
Anche il comportamento dei MacDonald è stato a lungo discusso. Collocati sulla sinistra dello schieramento, posizione che considerarono un affronto, avanzarono tardi e con maggiore difficoltà, anche perché davanti a loro il terreno era più paludoso e la distanza dalle linee governative era maggiore. Gli Highlanders combattevano in un solo modo: un attacco feroce che terminava con un corpo a corpo.
Al segnale stabilito, nonostante le perdite iniziali, i clan dell’ala destra e del centro giacobita si lanciarono alla carica con spade, scudi e moschetti, dando la vita per la battaglia. Tra questi c’erano anche gli uomini della Confederazione Chattan, guidati da Alexander MacGillivray di Dunmaglass. Ma quando giunsero a breve distanza dalle linee governative, il fuoco dei moschetti, dei cannoni e delle baionette non lasciò loro scampo.
I sopravvissuti non si risparmiarono e si gettarono in una furiosa mischia, soprattutto contro il 4° Reggimento di fanteria “Barrell”, comandato dal tenente colonnello Sir Robert Rich. Contro ogni aspettativa riuscirono a sfondare parte della prima linea governativa, ma non superarono il fuoco della seconda linea e il contrattacco delle truppe di Cumberland.
Contemporaneamente, una parte delle truppe governative e la milizia di Argyll aggirarono il fianco giacobita e contribuirono a chiudere ogni possibilità di successo. Queste gesta dicono molto del coraggio disperato degli Highlanders, che su quella brughiera non si risparmiarono nulla.
La fine della battaglia fu una carneficina: la cavalleria governativa inseguì i giacobiti in fuga e fece strage anche dopo il crollo dello schieramento. Riversi nel fango delle paludi di Culloden giacevano tutti i sogni della Scozia. Bonnie Prince Charlie riuscì a fuggire con una piccola scorta, anche grazie alla resistenza dei reparti franco-irlandesi, lasciando dietro di sé uomini che avevano rischiato tutto per la sua causa. In meno di un’ora, ogni speranza era perduta.

Cosa accedde dopo la battaglia di Culloden
Tra le fila giacobite si contarono tra i 1.000 e i 1.500 morti, mentre molti altri furono catturati nelle ore e nei giorni successivi. In totale, più di 3.000 persone vennero fatte prigioniere dopo la battaglia: circa 120 furono giustiziate, altre morirono in carcere e quasi un migliaio venne deportato nelle colonie o mandato in esilio.
Le truppe governative, cioè le forze fedeli a Giorgio II e alla monarchia hannoveriana, ebbero perdite molto più basse: circa 50 morti e oltre 250 feriti, molti dei quali appartenenti ai reggimenti Barrell e Munro. Il rapporto delle vittime fu quindi spaventoso e i giacobiti ne uscirono distrutti.
Il duca di Cumberland, dopo la vittoria, ordinò una repressione feroce: molti feriti furono uccisi sul campo o nelle ore successive, diversi prigionieri vennero trattati come traditori e anche i disertori dell’esercito governativo non furono risparmiati. Questo suo terribile approccio gli valse il soprannome di “Billy the Butcher”, ovvero Billy il Macellaio. Solo una parte dei prigionieri, soprattutto quelli di rango più alto, arrivò fino ai processi formali a Inverness, Carlisle, York o Londra.
Bonnie Prince Charlie, sfuggito alle truppe governative, rimase per circa cinque mesi nascosto tra le Highlands e le Ebridi. Flora MacDonald lo aiutò nella celebre fuga verso Skye, ma Carlo non partì da Skye per la Francia: lasciò definitivamente la Scozia da Loch nan Uamh, vicino Arisaig, nel settembre 1746. Partì per non fare mai più ritorno.
La sconfitta giacobita non finì con Culloden. La repressione da parte delle truppe governative proseguì e il governo britannico adottò provvedimenti durissimi per impedire nuove ribellioni e spezzare il potere militare e politico dei clan delle Highlands.
Il sistema dei clan venne smantellato: i capi persero molti dei loro poteri tradizionali, le armi furono confiscate, diverse proprietà giacobite vennero sequestrate e l’abito tradizionale maschile delle Highlands, incluso il Kilt, fu vietato con il Dress Act. La cornamusa e il gaelico, invece, non furono vietati in modo generale da quella legge, anche se la cultura gaelica e delle Highlands venne colpita duramente dalla repressione, dalla perdita di potere dei clan, dalle confische e dal controllo imposto dal governo.
Il governo britannico tentò di piegare le Highlands e di cancellare ogni possibilità di nuova sollevazione giacobita. Alcune restrizioni, come il divieto dell’abito highland, furono abolite nel 1782, ma il mondo uscito da Culloden non sarebbe più tornato quello di prima.
Se vuoi approfondire l’argomento, ci sono diversi libri molto interessanti che potresti leggere: te ne parlo in modo approfondito in un articolo dedicato ai libri sulla Scozia.

I fantasmi di Culloden Moor
Nell’anniversario della sanguinosa battaglia di Culloden Moor, si dice che i fantasmi dei soldati caduti si alzino di nuovo e che, tra la brughiera, si possano ancora sentire grida e colpi di armi d’acciaio.
In molte occasioni sono stati raccontati avvistamenti di un uomo alto, vestito in tartan, che vaga nell’area della battaglia. Quando si avvicina a qualche visitatore, pare che lo si senta borbottare la parola “sconfitto”. Si narra anche che, nel 1936, una donna sollevò un tessuto di tartan che copriva uno dei tumuli e vide apparire sotto di esso un Highlander gravemente ferito. Secondo un’altra leggenda, gli uccelli non cantano mai nella zona che circonda le tombe tumulate, quasi trattenuti dall’atmosfera cupa del luogo.
Ci sono anche diversi pozzi nell’area, legati a racconti e tradizioni popolari. Nel cuore di Culloden Woods, a breve distanza dal campo di battaglia, si trova un Clootie Well noto come St Mary’s Well.
Il pozzo di St Mary, chiamato anche Tobar na Coille in gaelico, è uno dei luoghi più suggestivi dei boschi di Culloden. Si trova lungo il “Culloden Battlefield Trail” tra il campo di battaglia e la casa e, secondo la tradizione, sarebbe legato alla memoria degli Highlanders morti dopo la battaglia.
Ma cos’è un cloot? Tradizionalmente è un pezzo di stoffa immerso nell’acqua del pozzo sacro. La stoffa veniva legata a un ramo mentre si recitava una preghiera allo spirito del pozzo. Questo rituale veniva compiuto sia da chi cercava guarigione da una malattia o da una ferita, sia da chi voleva onorare lo spirito del luogo.
La parte del corpo malata veniva lavata con lo straccio bagnato, il cloot, che poi veniva legato a un ramo nelle vicinanze. Si credeva che, man mano che lo straccio si disintegrava, anche la ferita o la malattia sarebbero guarite. A Clootie Well c’è una panchina che ricorda i soldati che, secondo la tradizione, lavarono le loro ferite nelle acque del pozzo dopo la battaglia di Culloden. L’incisione recita: “It wasn’t the clear water of hope – the well of the wood spilled that day”.
NB. Il pozzo non si trova sul sito del campo di battaglia gestito dal National Trust for Scotland, ma nel cuore di Culloden Woods. Per raggiungerlo conviene avere una mappa o seguire indicazioni precise, perché i boschi sono ampi e il pozzo non è sempre facile da individuare finché non ci si arriva vicino. Maggiori informazioni e mappa nel link qui sopra.

Culloden e Outlander
Se sei appassionato della serie tv girata in Scozia, Outlander, i fatti accaduti a Culloden ti suoneranno familiari. La battaglia del 1746 diventa uno degli snodi più drammatici della storia: prima come tragedia annunciata che Claire e Jamie cercano disperatamente di evitare, poi come ferita destinata a segnare il futuro dei personaggi.
La storia della Scozia è un elemento centrale in Outlander. Diana Gabaldon, la scrittrice della saga, ha inserito nella trama personaggi realmente esistiti ed eventi storici documentati, intrecciandoli alla vita dei suoi protagonisti.
Claire Beauchamp e Jamie Fraser tentano in tutti i modi di impedire che la battaglia di Culloden avvenga, perché conoscono le conseguenze drammatiche che avrebbe avuto sulle Highlands. Tuttavia, nonostante i loro sforzi, Culloden accade ugualmente, così come la repressione che cambiò per sempre il volto della Scozia.
Naturalmente Outlander resta un’opera di finzione, ma ha avuto il merito di riportare l’attenzione di molti lettori e spettatori su una delle pagine più dolorose della storia scozzese.
Se sei un appassionato della serie, nel blog trovi molti articoli dedicati ai luoghi di Outlander in Scozia.


Cosa vedere a Culloden Moor
Il campo di battaglia di Culloden si trova a 5 miglia da Inverness. Per raggiungerlo basta seguire le indicazioni (i cartelli stradali marroni) per Culloden. L’intera area è una sorta di grande cimitero di guerra e questo rende la visita di Culloden Battlefield un’esperienza forte a livello personale.
Culloden Visitor Center
Il sito di Culloden Moor, oltre al campo di battaglia, comprende un centro visitatori con ingresso a pagamento. C’era un precedente centro qui, risalente al 1970, ma ne parleremo tra poco.
Ogni anno molte persone vengono a rendere omaggio a chi ha perso la vita in quel sanguinoso 16 aprile 1746, ma non solo. In tanti visitano Culloden perché sono interessati all’eredità dei clan scozzesi e/o a ricercare il proprio passato ancestrale.
Il centro ha risorse che permettono di scoprire di quale clan potresti aver fatto parte e se quel clan ha combattuto durante la battaglia di Culloden. Il libro “Families of the ’45” è una raccolta unica di nomi del Jacobite Rising e, spesso, i visitatori si sorprendono quando scoprono da che parte hanno combattuto i loro antenati.
Il centro visitatori offre la possibilità di conoscere le ragioni della causa giacobita, la storia della battaglia di Culloden e anche delle persone coinvolte. Un film di 4 minuti, proiettato sulle pareti, crea l’illusione di trovarsi sul campo di battaglia durante l’azione. E’ in mostra anche un campione, realizzato nel 1747 da una ragazza di 11 anni, che mostra un giacobita pugnalato da un soldato del governo.
Il campo di battaglia è sotto la tutela del National Trust for Scotland e si può visitare liberamente. Il Culloden Visitor Centre è aperto nei seguenti giorni e orari:
- 3 Gennio –6 Aprile, tutti i giorni 09.00 – 16.00
- 7 Aprile –1 Giugno, tutti i giorni 09.00 – 17.00
- 2 Giugno –31 Agosto, tutti i giorni 09.00 – 18.00
- 1 Settembre – 2 Novembre, tutti i giorni 09.00 – 17.00
Il costo del biglietto per il visitor center è di £12,50 per adulti. La visita del campo di battaglia invece è gratuita. E’ possibile anche acquistare un biglietto combinato che da accesso al centro visitatori e include un tour guidato del campo di battaglia di Culloden al prezzo di £16,50 per adulto.
Verifica sempre sul sito ufficiale costi e orari che possono essere soggetti a cambiamento.




Il campo di Battaglia di Culloden
Se decidi di approfondire, entrando prima al centro visitatori, una volta uscito potrai percorrere dei sentieri appositamente creati sulla brughiera per visitare Culloden.
Camminando vedrai esattamente quello che hanno visto i Giacobiti nel 1746: la palude che non lasciò loro alcuno scampo. Le posizioni iniziali dei due eserciti sono contrassegnate con delle bandiere rosse e blu.
Gli agricoltori locali negli anni, hanno prosciugato la vecchia palude per sfruttare la terra come terreno coltivabile. Pertanto, il campo di battaglia che ti troverai davanti è molto meno fangoso di quanto non fosse al momento dello scontro. Tuttavia ci sono ancora alcuni punti molto paludosi e te ne accorgerai, in modo particolare, se visiterai Culloden Moor in un giorno di pioggia.


Old Leanach Cottage
Situato sul terreno di Culloden Battlefield, l’Old Leanach Cottage è molto più di ciò che sembra: fu costruito all’inizio del XVIII e durante la battaglia di Culloden, si trovava nel bel mezzo del combattimento e, prestò servizio come ospedale da campo per soldati del governo.
Nel tempo il cottage ha visto molti cambiamenti: venne abbandonato e cadde in rovina, ma nel 1880 fu ricostruito. Old Leanach Cottage divenne un simbolo del campo di battaglia e le persone che vivevano lì, divennero le prime guide turistiche del sito. L’ultimo residente del cottage, fu la signora Annabelle Cameron (nata come Belle Macdonald) che restò qui fino alla sua morte avvenuta nel 1912, dopo di che e rimase vuoto.
Nel 1944, Leanch Cottage fu dato al National Trust for Scotland da Hector Forbes, il proprietario del terreno e all’inizio degli anni ’60, divenne il primo “museo” a Culloden Battlefield. Un nuovo centro visitatori fu aperto accanto a Leanch Cottage nel 1970, che in seguito divenne una sorta di rievocazione storica, con interpretazione e figuranti in costume.
Oggi, Old Leanch Cottage ospita mostre temporanee relative al campo di battaglia di Culloden, che coprono le ricerche attuali, le nuove scoperte archeologiche, la connessione delle persone con il campo di battaglia e le minacce che Culloden Battlefield ha subito anche in tempi recenti.
Il tetto di paglia del cottage è stato realizzato da Heather, che lo ha raccolto dal campo di battaglia e poi lo ha realizzato insieme a dei commercianti locali, mentre le pareti sono una miscela di pietra e erba.




Il Memorial Cairn e le Pietre commemorative
Sir Walter Scott rappresenta giacobiti e Highlanders come eroi nei suoi romanzi Waverley (1814), Rob Roy (1817) e Redgauntlet (1824). Fu proprio durante questo periodo che fu chiesto di costruire un memoriale sul campo di battaglia. Il primo memoriale (una torre) fu costruito a ovest del campo di battaglia da Lachlan Mackintosh nel 1820.
Più tardi, nel 1881 fu richiesto di costruire un altro memoriale da Duncan Forbes, il proprietario terriero. Duncan Forbes eresse una cairn commemorativo alto circa 5 metri nel campo di Culloden, noto come Memorial Cairn, che ricorda i soldati uccisi in battaglia. Si trova circa a metà strada tra la linea del fronte dei giacobiti e quella delle truppe governative.
Forbes, non si limitò a questo: fu sua nche l’idea delle pietre commemorative dei vari Clan, che si vedono sul sito di Culloden Moor. Le pietre segnano le fosse comuni in cui i giacobiti furono sepolti dopo la battaglia.
Gli agricoltori seppellirono i giacobiti nelle fosse. Le scavarono per riordinare i morti secondo la loro appartenenza ai clan, usando come aiuto per distinguerli, i segni distintivi di appartenenza al clan appuntati sui vestiti.
Nessuno sa dove siano stati sepolti i soldati dell’esercito di Cumberland: la “pietra inglese” non segna una fossa comune, ma è più un pro-memoria. La pietra commemorativa conosciuta come “Il pozzo dei morti“ segna il punto in cui morì Alexander MacGillivray di Dunmaglass, deceduto mentre guidava gli uomini del Clan Chattan in battaglia.
The Jacobite Risings, sono stati conflitti internazionali che hanno avuto un’enorme influenza sulle relazioni diplomatiche tra le potenze europee. Tuttavia, le pietre del clan non rappresentano tutte le persone che sono morte a Culloden.
Due nazioni furono lasciate fuori dai memoriali: Irlanda e Francia. I reggimenti irlandesi e francesi sono ricordati da una targa posta a una certa distanza, dall’altra parte dei tumuli. Se cammini verso la bandiera blu, lungo la prima linea giacobita e da lì continui dritto all’incrocio, troverai marcatori installati nel 1994 dalla White Cockade Society.
ritratto di Bonnie Prince Charlie: George William Joy e Allan Ramsay – nationalgalleries.org

2 comments
Ho letto con interesse il vostro blog, ma mi sembra che c’è l’ avete un pò troppo con “gli inglesi” e si romanticizzano troppo (anche grazie a Netflix, Outlander etc) gli scozzesi.
l’ unione della Scozia con l’ Inghilterra e l’ Irlanda fu fatta dal Re SCOZZESE James Stuart VI di Scozia e I d’ Inghilterra, che si proclamò Re della Gran Bretagna quando ascese al trono dell’ Inghilterra dopo la morte senza eredi di Elisabetta I d’ Inghilterra, l’ Unione fu completata nel 1707 dalla Regina Anna Stuart, figlia di James Stuart VII/II che era stato deposto da sua figlia Mary Stuart nel 2688. La Regina Anna mori nel 1714 senza eredi e la succedette un suo cugino materno, George I della dinastia tedescas dei Hanover. Sicchè la ribellione giacobita è, in realtà, una resa di conto fra i Stuart (scozzesi).
Grazie per il commento e per aver letto l’articolo. Ci tengo a precisare che il nostro intento non è “avercela con gli inglesi”, né trasformare la storia in una contrapposizione semplice tra buoni e cattivi. Quando raccontiamo luoghi come Culloden cerchiamo sempre di unire il dato storico al coinvolgimento emotivo che certi posti inevitabilmente suscitano.
La vicenda giacobita, infatti, non fu una semplice contrapposizione tra Scozia e Inghilterra. Fu un conflitto dinastico, politico, religioso e internazionale, legato al tentativo di restaurare gli Stuart sui troni britannici. È vero che James VI di Scozia divenne anche James I d’Inghilterra nel 1603, ma quella fu l’Unione delle Corone: Scozia e Inghilterra rimasero regni distinti con parlamenti separati. L’unione politica arrivò invece nel 1707, durante il regno della regina Anna, con gli Acts of Union.
Va anche ricordato che a Culloden combatterono scozzesi da entrambe le parti: non tutti gli scozzesi erano giacobiti e non tutti i giacobiti erano scozzesi. Allo stesso tempo, resta storicamente vero che dopo Culloden la repressione colpì in modo durissimo soprattutto le Highlands: il sistema dei clan venne smantellato, le armi furono confiscate, molti beni furono sequestrati e l’abito tradizionale delle Highlands venne vietato.
Abbiamo comunque accolto lo spunto per rendere alcuni passaggi più chiari, precisando meglio la distinzione tra giacobiti, scozzesi e truppe governative: non cambia il senso del racconto, ma aiuta a restituire meglio la complessità di una pagina così delicata della storia scozzese.