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Isole della ScoziaIsole Orcadi

Isola di Hoy, la più selvaggia e pietrosa delle Orcadi

by Ale Carini 7 Giugno 2026
by Ale Carini Published: 3 Dicembre 2023Updated: 7 Giugno 2026 34 minuti read
1,2K

L’isola di Hoy è una delle isole più selvagge delle Orcadi. Scogliere spettacolari, spiagge remote, brughiere battute dal vento e alcuni dei trekking più belli della Scozia la rendono una meta imperdibile per chi ama la natura.

Come avrai già capito siamo innamorati delle Isole Orcadi e questa estate siamo ritornati per girarle più a fondo e con più calma e approfondire luoghi che durante i viaggi precedenti avevamo visto troppo velocemente.

Hoy è la seconda isola più grande dell’arcipelago delle Orcadi e il suo paesaggio è diverso rispetto a tutte le altre: più brullo, più montuoso, più selvaggio e forse per certi versi ancora più suggestivo.

Il nome deriva dall’antico norvegese Haey e significa “isola alta”. Con i suoi 92 km² è caratterizzata da imponenti formazioni di arenaria rossa scolpite dal vento e dal mare, scogliere spettacolari, colline, brughiere e valli solitarie che profumano di muschio, erica e torba.

Situata a sud di Mainland e collegata a South Walls da una strada rialzata, Hoy custodisce alcuni dei paesaggi più drammatici e affascinanti di tutte le Orcadi.


Se cerchi ispirazione per organizzare il tuo viaggio in Scozia, ti consiglio di iscriverti al nostro gruppo Facebook “Scozia on the road“. Qui troverai tante informazioni utili sulle principali attrazioni da visitare, come viaggiare con i mezzi pubblici o noleggiare una macchina: una guida ai castelli, pass turistici e consigli su itinerari; insomma tutto quello di cui hai bisogno per pianificare il tuo viaggio perfetto!

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Indice dell'articolo
  • Accenni al passato di Hoy
  • Isola di Hoy cosa vedere
  • Il museo di Scapa Flow
  • Hackness Martello Tower and Battery
    • Qualche curiosità in più
  • Rackwick Bay – isola di Hoy
    • Rackwick nella poesia
  • Old Man of Hoy – il luogo più famoso dell’isola di Hoy
  • Le scogliere di St John’s Head
  • Betty Corrigal’s Grave: The Lady of Hoy
    • La leggenda della Signora di Hoy
  • Cantick Head Lighthouse
    • La realizzazione del faro
  • Hoy Kirk Heritage Centre
  • Longhope Lifeboat Museum
  • Royal Naval Cemetery
  • Osmundwall Cemetery
  • Moodie Burial Place
  • Le baie di Hoy
    • Lyrawa Bay e la strepitosa Creekland Bay
  • Dove dormire sull’isola di Hoy
    • Dormire in un ostello o un rifugio a Hoy
    • Dormire in un faro sull’isola di Hoy
    • Isola di Hoy dormire in hotel
    • Altri posti dove dormire sull’isola di Hoy
  • Dove mangiare sull’isola di Hoy
  • Come raggiungere l’isola di Hoy
  • FAQ – Visitare l’isola di Hoy

Accenni al passato di Hoy

La storia dell’isola di Hoy affonda le sue radici nella preistoria. Nella valle di Rackwick si trova infatti il Dwarfie Stane, l’unica tomba preistorica con camera funeraria scavata nella roccia di tutta la Gran Bretagna. Questo enorme blocco di arenaria rossa lungo circa 8,5 metri risale al 3.000 avanti Cristo.

Nel corso dei secoli Hoy ha continuato a svolgere un ruolo strategico grazie alle sue baie riparate. I Vichinghi utilizzavano le insenature di Hoy e South Walls come rifugio per le loro imbarcazioni e, durante le guerre napoleoniche, Longhope divenne un importante punto di raccolta per i convogli diretti verso il Baltico.

Anche il Novecento ha lasciato un segno profondo sull’isola. Durante entrambe le guerre mondiali Scapa Flow fu una delle basi navali più importanti della Royal Navy e Lyness si trasformò in una vera e propria cittadina militare. Nel 1942 migliaia di persone tra marinai, soldati e civili vivevano e lavoravano qui, lasciando un’eredità che ancora oggi caratterizza il paesaggio dell’isola.

Molte delle testimonianze di quel periodo sono ancora visibili e una delle più interessanti è il Museo di Scapa Flow, di cui ti parlerò tra poco.

Scopri di più sulle remote isole Orcadi nella nostra sezione dedicata.

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Isola di Hoy cosa vedere

Hoy offre molto più delle testimonianze militari che hanno segnato la sua storia. Questa è un’isola fatta di silenzio, paesaggi spettacolari, spiagge dai colori caraibici, natura selvaggia, luoghi isolati e persi nel tempo, furia del vento e tanta suggestione.

Sull’isola vivono meno di 500 persone e non è raro che passando con l’auto, oppure a piedi, si riceva un saluto e un sorriso. Non c’è criminalità, né polizia sull’isola e i bambini possono giocare liberamente ovunque. L’inquinamento è minimo e le acque che circondano l’isola sono straordinariamente limpide.

L’isola è più aspra in alcuni punti a nord, in contrastro con colline cariche di erica e cotton grass più a sud. Hoy offre scenari molto diversi all’interno della stessa isola, è l’unica dell’arcipelago delle Orcadi ad avere degli alberi e spesso offre climi differenti. Quando c’è il sole a Rackwick, probabilmente piove a Langhope.

Venire qui è come catapultarsi in un tempo e in uno spazio differenti da tutto il resto del mondo. Abbiamo percorso strade solitarie senza incontrare anima viva per chilometri, accompagnati soltanto dalle nuvole che correvano sopra le brughiere e dal rumore del vento.

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Il museo di Scapa Flow

Appena scesi dal traghetto siamo arrivati a Lyness, il cuore della storia militare di Hoy. Non c’è molto da vedere qui, se non i resti di quello che la guerra ha lasciato dietro di sé. Durante la Seconda Guerra Mondiale qui si trovava una delle principali basi della flotta britannica stanziata a Scapa Flow e i segni di quel periodo sono ancora ben visibili.

Affacciati su Ore Bay e Mill Bay emergono come fantasmi galleggianti i resti di pontili bombardati, edifici abbandonati e vecchie strutture militari ormai in disuso. L’atmosfera è desolante e suggestiva, quasi sospesa nel tempo, e appena sbarcati ci siamo sentiti catapultati in un luogo completamente diverso dal resto delle Orcadi.

Da non perdere una visita allo Scapa Flow Visitor Center and Museum, che ospita una ricca collezione di cimeli e documenti legati alla storia militare delle Orcadi. Dopo cinque anni di lavori di restauro, il museo ha finalmente riaperto le sue porte ed è diventato una delle attrazioni più interessanti dell’isola di Hoy.

Visitandolo scoprirai come l’arrivo di migliaia di militari e lavoratori abbia trasformato profondamente la vita degli abitanti delle Orcadi. Il museo espone oltre 250 reperti storici, numerose installazioni interattive e ha ricevuto anche il prestigioso premio Art Fund Museum of the Year. L’ingresso è gratuito, anche se è gradita una donazione.

Negli archivi abbiamo trovato fotografie e documenti originali sulla costruzione delle Churchill Barriers e della Cappella Italiana sull’isola di Lamb Holm. È stato emozionante osservare questi scatti in bianco e nero e dare finalmente un volto alle storie che avevo letto così tante volte.

Presto dedicheremo un articolo completo a questa piccola gemma delle Orcadi.

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Hackness Martello Tower and Battery

Le Martello Towers iniziarono ad apparire lungo le coste britanniche all’inizio del XIX secolo come difesa contro una possibile invasione francese durante le guerre napoleoniche.

La batteria di Hackness e la Martello Tower furono costruite tra il 1813 e il 1814 per proteggere gli accessi a Scapa Flow e le importanti rotte commerciali che attraversavano il Pentland Firth. Le ostilità terminarono però nel 1815 e queste fortificazioni non furono mai coinvolte in combattimenti reali.

Le navi da guerra francesi e americane stavano creando notevoli difficoltà lungo le rotte commerciali britanniche e scandinave dirette verso il nord della Scozia. Il commercio con i Paesi Baltici era fondamentale per la Gran Bretagna, che importava grandi quantità di legname e canapa indispensabili per la propria flotta navale.

Nel 1866 la batteria di Hackness e le due Martello Towers di Hoy vennero potenziate in risposta a nuove minacce percepite provenienti dall’estero. Furono installati armamenti più moderni, ampliate le strutture esistenti e migliorate le difese costiere. Anche questa volta, tuttavia, non dovettero mai affrontare un vero attacco.

Le armi delle torri furono utilizzate una sola volta nel 1892, quando circa cento uomini della Orkney Volunteer Artillery raggiunsero Hoy per svolgere alcune esercitazioni militari. Durante entrambe le guerre mondiali, la batteria di Hackness e le Martello Towers continuarono a svolgere un ruolo di supporto alla difesa di Scapa Flow, mentre gli eventi più significativi si concentrarono attorno alla grande base navale.

Le Martello Towers di Hoy sono oggi due delle sole tre torri di questo tipo sopravvissute in tutta la Scozia. È possibile visitare l’interno della torre principale, che ospita un piccolo museo e una terrazza panoramica con splendide viste sul paesaggio circostante.

Martello Tower è solitamente aperta dal 1 aprile al 30 settembre da lunedì a giovedì e l’accesso è consentito solo con visita guidata. Chiusa il resto dell’anno. L’ingresso costa circa £7,50 ed è gratuito per i possessori dell’Explorer Pass.

⚠️ Orari, prezzi e modalità di visita possono cambiare nel corso dell’anno. Ti consiglio sempre di verificare le informazioni aggiornate sul sito ufficiale prima della visita.

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Qualche curiosità in più

Le Martello Towers prendono il nome da Mortella Point, in Corsica. Nel 1794 una torre circolare in muratura, difesa dai francesi con due piccoli cannoni, riuscì a resistere all’attacco di due navi da guerra britanniche dotate di una potenza di fuoco enormemente superiore. L’efficacia di quella struttura impressionò così tanto gli inglesi che, quando Napoleone minacciò di invadere la Gran Bretagna nel 1803, vennero costruite oltre cento torri simili lungo la costa meridionale dell’Inghilterra.

La Hackness Tower a sud e la Crockness Tower a nord furono costruite circa un decennio più tardi. Insieme alla torre realizzata a difesa del porto di Leith, a Edimburgo, sono le uniche Martello Towers costruite in Scozia.

Le torri di Hoy sono alte circa 10 metri e hanno una circonferenza di 47 metri, con pareti molto più spesse sul lato rivolto verso il mare. La Hackness Martello Tower era organizzata su tre livelli. Come nelle tower house medievali, l’ingresso si trovava al primo piano ed era raggiungibile tramite una scala di legno. La struttura permetteva di avere abbastanza spazio e ospitare letti per 14 uomini.

Al primo livello si trovava la stanza della caserma, con spazio sufficiente per ospitare i letti di quattordici uomini. Il comandante disponeva invece di un piccolo cubicolo privato. Al piano inferiore erano conservati polvere da sparo, viveri e una cisterna d’acqua, mentre nella parte superiore si trovavano i cannoni destinati alla difesa della costa.

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Rackwick Bay – isola di Hoy

Incastonata tra le colline di Hoy si trova la splendida Rackwick Bay, considerata una delle spiagge più remote e affascinanti delle Isole Orcadi. La baia è delimitata da alte scogliere di arenaria rossa che raggiungono i 200 metri di altezza e da ripide colline ricoperte di erica. Ai loro piedi si estende una spiaggia dai colori sorprendenti, punteggiata da grandi massi levigati dal tempo e dalle maree.

La sabbia assume sfumature quasi rosate grazie all’arenaria che circonda la baia e il microclima, protetto dalle colline circostanti, rende questo luogo ancora più speciale e diverso dal resto dell’isola. Proprio per la sua conformazione, nelle giornate di sole Rackwick può diventare uno dei luoghi più caldi delle Orcadi.

Il paesaggio qui buca lo sguardo e lascia senza parole. Rackwick significa “Wreckage Bay”, ovvero “baia dei relitti”, nell’antico norreno parlato dai primi coloni vichinghi. Il nome richiama il destino di molte navi che nei secoli hanno affrontato le insidiose acque del Pentland Firth.

Sulle colline che dominano la baia si distinguono ancora i piccoli cottage in pietra appartenuti a un antico villaggio crofting risalente a oltre 300 anni fa. Poco distante resiste al passare del tempo il solitario Rackwick Bothy, un rifugio in pietra circondato da un muro a secco e citato più volte da Amy Liptrot nel suo celebre memoir Outrun – Nelle Isole Estreme.

In questo semplice rifugio è possibile trovare riparo e persino trascorrere la notte, come ti racconterò più avanti nell’articolo. Se hai intenzione di visitare Rackwick Bay, tieni presente che vicino al parcheggio troverai dei servizi pubblici ma nessun punto di ristoro: porta con te acqua e qualcosa da mangiare, soprattutto se prevedi di fermarti per qualche ora.

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Rackwick nella poesia

George Mackay Brown, uno dei più celebri poeti delle Orcadi, descrisse Rackwick come “l’ultimo incanto delle Orcadi” e “la valle nascosta della luce”.

Quando il sole illumina la baia e accende i colori dell’arenaria rossa, è difficile immaginare il significato di queste parole. Poi il cielo cambia all’improvviso, le nuvole corrono veloci sopra le colline e il paesaggio assume un’atmosfera quasi mistica: è allora che i versi del poeta sembrano prendere vita.

Let no tongue idly whisper here.
Between those strong red cliffs,
Under that great mild sky
Lies Orkney’s last enchantment,
The hidden valley of light.
Sweetness from the clouds pouring,
Songs from the surging sea.
Fenceless fields, fishermen with ploughs
And old heroes, endlessly sleeping
In Rackwick’s compassionate hills

George Mackay Brown – Rackwick (for Ian MacInnes)

Rackwick è uno di quei luoghi che invitano a rallentare. Un luogo dove raccogliere i pensieri, isolarsi dal resto del mondo e lasciarsi avvolgere dalla forza della natura. Tra il rumore del vento, il canto del mare e il silenzio delle colline, è facile capire perché George Mackay Brown ne fosse così profondamente affascinato.

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Old Man of Hoy – il luogo più famoso dell’isola di Hoy

Una volta raggiunta la baia di Rackwick segui il cartello sulla destra che indica il sentiero che si snoda verso la costa occidentale dell’isola. Ti aspetta uno dei trekking più spettacolari delle Orcadi: circa 10 km tra salite, brughiere ricoperte di erica, panorami mozzafiato e scogliere vertiginose affacciate sull’oceano per raggiungere Old Man of Hoy.

L’Old Man of Hoy è il faraglione più alto del Regno Unito e svetta per 137 metri sopra le onde dell’Atlantico. Questa gigantesca colonna di arenaria rossa è diventata uno dei simboli delle Orcadi e uno dei luoghi più fotografati di tutta la Scozia.

In origine era caratterizzato da un grande arco naturale sostenuto da due “gambe”. Una violenta tempesta fece crollare uno dei pilastri e il faraglione assunse gradualmente l’aspetto che conosciamo oggi. È uno spettacolo da vedere almeno una volta nella vita: sulla sua sommità corre una profonda frattura e gli studiosi monitorano da tempo l’erosione che continua a consumarlo. Il “Vecchio Uomo”, ormai un po’ zoppo, potrebbe un giorno collassare nell’oceano.

Vederlo apparire all’improvviso oltre le scogliere è un’emozione difficile da descrivere. Per noi questo luogo ha un significato ancora più speciale: proprio davanti all’Old Man of Hoy, circondati dal vento e dall’immensità del paesaggio, Ivan mi ha chiesto di sposarlo.

Da quel giorno questo angolo remoto delle Orcadi è diventato parte della nostra storia e resterà per sempre uno dei ricordi più belli dei nostri viaggi in Scozia.

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Le scogliere di St John’s Head

Proprio a due passi dall’Old Man of Hoy, proseguendo verso nord, si trova il promontorio di St John’s Head, considerato la scogliera verticale più alta del Regno Unito. Con i suoi 335 metri di altezza, domina l’oceano con pareti impressionanti di arenaria rossa e gialla, regalando uno degli scenari più spettacolari dell’isola di Hoy.

Solo il trekking che porta all’Old Man of Hoy e a queste scogliere vale il viaggio fino a Hoy. Il sentiero attraversa paesaggi selvaggi, brughiere battute dal vento e tratti costieri di una bellezza quasi irreale.

Noi non potevamo essere più fortunati: abbiamo trovato una strepitosa giornata di sole, anche se il vento era troppo forte per far volare il drone. Siamo comunque riusciti a scattare fotografie meravigliose e a goderci uno dei panorami più emozionanti delle Orcadi.

In primavera e in estate, con un po’ di fortuna, lungo queste scogliere puoi avvistare anche le puffin, oltre ad altri uccelli marini che popolano la costa di Hoy.

Ti racconto il trekking passo dopo passo nell’articolo dedicato all’ Old Man of Hoy, trekking spettacolare alle Isole Orcadi.

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Betty Corrigal's grave: The Lady of Hoy
Betty Corrigal's grave: The Lady of Hoy

Betty Corrigal’s Grave: The Lady of Hoy

La piccola tomba di Betty Corrigal si trova sperduta nella brughiera, vicino a un laghetto noto come Water of Hoy. Per raggiungerla basta seguire la B9047, lasciare l’auto nel piccolo spiazzo a bordo strada e percorrere la passerella di legno che conduce fino al luogo di sepoltura.

Betty era una giovane donna di Hoy la cui tragica storia è ancora oggi avvolta da un alone di tristezza e mistero. Secondo la leggenda viveva da sola al Greengairs Cottage e si innamorò di un marinaio che, dopo averla messa incinta, lasciò l’isola senza fare ritorno.

Schiacciata dalla vergogna e dall’emarginazione sociale che colpivano le donne nella sua condizione, Betty tentò inizialmente di togliersi la vita gettandosi in mare ma venne salvata. In seguito provò nuovamente a suicidarsi e questa volta riuscì nel suo intento.

Nel 1770 il suicidio era considerato un grave peccato e, proprio per questo motivo, Betty non poté essere sepolta nel cimitero consacrato della parrocchia. Fu invece sepolta in questo luogo remoto e isolato, lontano dalle altre tombe, senza una lapide e dimenticata da tutti.

Nel 1933 alcuni uomini impegnati nell’estrazione della torba scoprirono casualmente la sua bara di legno. Convinti di aver trovato un tesoro nascosto, la aprirono e si trovarono davanti il corpo di Betty, straordinariamente conservato dalla torba dopo oltre un secolo e mezzo.

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La leggenda della Signora di Hoy

La leggenda narra che la corda con cui Betty si impiccò fosse ancora accanto al suo corpo e che si dissolse in polvere non appena venne esposta all’aria. La salma era talmente ben conservata che venne chiamata persino la polizia da Kirkwall. Dopo gli accertamenti il caso fu archiviato e Betty venne sepolta nuovamente nello stesso punto.

La “Lady of Hoy” continuò a riposare indisturbata fino al 1941, quando alcuni soldati impegnati nell’estrazione della torba riportarono alla luce la bara. La storia di Betty iniziò così a diffondersi tra i militari di stanza sull’isola e il suo corpo venne dissotterrato più volte per semplice curiosità.

Questa triste situazione terminò quando alcuni ufficiali decisero di proteggere definitivamente la sepoltura coprendola con una lastra di cemento, anche se la tomba continuava a non riportare alcun nome.

Le cose cambiarono grazie al reverendo americano Kenwood Bryant, che durante il suo soggiorno a Hoy si interessò alla vicenda della giovane. Nel 1949 Betty ebbe finalmente una cerimonia religiosa e sulla sua tomba vennero collocate una croce e una recinzione protettiva.

Nel 1976 fu aggiunta la semplice lapide bianca che ancora oggi segna il luogo dove riposa la Lady of Hoy.

Cantick Head Lighthouse, fari in scozia
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Cantick Head Lighthouse

Come saprai noi due siamo grandi appassionati di fari e non ci siamo lasciati sfuggire l’occasione di visitare anche questa meraviglia. Quando siamo arrivati a Cantick Head numerosi uccelli marini volteggiavano attorno alla torre, il sole splendeva alto nel cielo e una leggera brezza rendeva ancora più piacevole la visita.

Da queste parti, con un po’ di fortuna, è possibile avvistare foche, delfini e persino alcune specie di balene. Il panorama che circonda il faro è tra i più spettacolari delle Orcadi: nelle giornate limpide lo sguardo spazia verso Flotta, Switha, South Ronaldsay, Swona, Stroma, Duncansby Head e la costa settentrionale della Scozia.

La penisola di South Walls occupa una posizione strategica e segna l’ingresso meridionale di Scapa Flow. Proprio per questo motivo nel 1858 la Northern Lighthouse Board decise di costruire un faro in questo punto per migliorare la sicurezza della navigazione.

Se anche tu ami i fari scozzesi, dai un’occhiata alla nostra guida ai fari più belli della Scozia: troverai alcuni luoghi davvero straordinari da inserire nel tuo itinerario.

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La realizzazione del faro

Il progetto fu affidato a Thomas e David Stevenson, membri della più celebre famiglia di costruttori di fari scozzesi. Thomas Stevenson era il padre dello scrittore Robert Louis Stevenson e contribuì allo sviluppo di importanti innovazioni nell’illuminazione dei fari.

David Stevenson progettò o supervisionò la costruzione di numerosi fari per la Northern Lighthouse Board e contribuì a perfezionare diverse soluzioni ingegneristiche utilizzate lungo le coste scozzesi. L’influenza della famiglia Stevenson si spinse ben oltre la Scozia e le loro innovazioni contribuirono allo sviluppo dell’ingegneria dei fari anche in altri Paesi.

La torre, alta 22 metri, entrò in funzione nel 1858 e la sua luce poteva essere vista fino a circa 33 km di distanza. Accanto al faro si trovano ancora oggi i caratteristici cottages bianchi che ospitavano i guardiani e le loro famiglie.

Nel 1991 il faro venne automatizzato e le abitazioni dei guardiani furono trasformate in alloggi turistici permettendo ai visitatori di soggiornare in uno degli angoli più suggestivi delle Orcadi. Ti racconto di più tra poco.

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Hoy Kirk Heritage Centre 3
Hoy Kirk Heritage Centre
Hoy Kirk Heritage Centre

Hoy Kirk Heritage Centre

Dopo cena, visto che il buio tardava ad arrivare, siamo saliti in macchina per un ultimo giro sull’isola. Arrivati davanti a questa antica chiesa abbiamo notato la porta aperta e, incuriositi, siamo entrati a dare un’occhiata.

Hoy Kirk si trova nella parte settentrionale dell’isola ed è stata costruita nel 1892. L’edificio conserva ancora gran parte del suo carattere originario, con le vecchie lampade a gas e il bellissimo pulpito in legno decorato con pannelli intagliati più antichi della chiesa stessa. Secondo una tradizione locale, alcuni di questi elementi potrebbero provenire dal legno recuperato da relitti dell’Armada spagnola.

Sopra il pulpito si trova una croce realizzata utilizzando legname recuperato dalla HMS Vanguard, la nave da battaglia esplosa a Scapa Flow nel 1917. Un piccolo dettaglio che lega ancora una volta Hoy alla storia navale delle Orcadi.

All’interno si può osservare anche la precentor’s chair, la sedia utilizzata da chi guidava il canto della congregazione quando nelle chiese non erano presenti organi o altri strumenti musicali. Per intonare il canto si utilizzava semplicemente un diapason.

Oggi Hoy Kirk ospita un interessante centro culturale dedicato alla storia dell’isola. Fotografie, documenti, filmati, interviste e oggetti raccontano la vita della comunità locale e il suo passato. Troverai inoltre sezioni dedicate all’Old Man of Hoy, alla Dwarfie Stane, alla botanica dell’isola, ai naufragi e alle ricerche archeologiche condotte nel territorio.

Una delle parti più interessanti è rappresentata dai filmati realizzati dagli abitanti di Hoy, che permettono di conoscere più da vicino il carattere e le tradizioni di questa piccola comunità delle Orcadi.

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Longhope Lifeboat Museum

Il 17 marzo 1969 il battello di salvataggio di Longhope uscì in mare nel pieno di una violentissima tempesta per soccorrere la nave liberiana Irene, in difficoltà nelle acque delle Orcadi.

L’equipaggio dell’Irene riuscì a salvarsi, ma il mare si accanì contro il battello di soccorso. Le onde e il vento travolsero il Longhope Lifeboat e gli otto uomini a bordo scomparvero tra i flutti. Nei giorni successivi furono recuperati i corpi di sette membri dell’equipaggio, mentre l’ottavo è tutt’ora disperso.

Ancora oggi questa tragedia occupa un posto speciale nella memoria degli abitanti di Hoy e di South Walls. Per questo motivo il piccolo museo dedicato al Longhope Lifeboat è molto più di una semplice esposizione: è un luogo della memoria profondamente legato alla comunità locale.

Purtroppo durante la nostra visita lo abbiamo trovato chiuso, ma ci siamo affacciati dalle finestre per sbirciare all’interno e respirare un po’ dell’atmosfera di questo luogo così particolare.

Il Longhope Lifeboat Museum si trova sull’isola di South Walls, in una suggestiva struttura affacciata sul mare. Inaugurato nel 2002, ospita numerosi cimeli legati alla storia dei soccorsi marittimi nelle Orcadi. Tra i pezzi più interessanti spicca il Thomas McCunn, un battello di salvataggio dei primi del Novecento perfettamente conservato, sul quale è persino possibile salire a bordo durante la visita.

Royal Naval Cemetery
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Royal Naval Cemetery

Royal Naval Cemetery

In questo cimitero di Lyness riposano oltre 600 uomini che persero la vita durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. È un luogo silenzioso e toccante, che ricorda quanto profondamente i conflitti abbiano segnato la storia delle Orcadi.

I marinai iniziarono a seppellire qui i loro compagni nel 1915 e il cimitero rimase in uso fino al 1946. Nel 1925 la Imperial War Graves Commission fece erigere una Cross of Sacrifice in granito grigio di Aberdeen. Alla base della croce si legge ancora oggi l’iscrizione: “Their Name Liveth For Evermore”, ovvero “Il loro nome vivrà per sempre”.

Il 30 maggio 1916 la Grand Fleet lasciò Scapa Flow per affrontare la Battaglia dello Jutland, l’unico grande scontro navale tra le flotte britannica e tedesca durante la Prima Guerra Mondiale. Molte navi furono danneggiate e migliaia di marinai persero la vita tra cui 6.000 marinai della Royal Navy e 2.500 tedeschi.

La maggior parte dei caduti scomparve insieme alle proprie imbarcazioni o venne sepolta in mare, ma le corazzate HMS Barham e HMS Malaya rientrarono a Scapa Flow con morti e feriti a bordo. Trentotto di quei marinai riposano oggi nel Royal Naval Cemetery.

Pochi giorni dopo, il 5 giugno 1916, l’incrociatore corazzato HMS Hampshire colpì una mina tedesca al largo di Marwick Head e affondò in appena quindici minuti. Quasi 650 uomini persero la vita. Circa 160 corpi vennero recuperati dal mare e molti di essi furono sepolti proprio qui a Lyness.

La maggior parte delle tombe appartiene agli equipaggi delle HMS Hampshire, Vanguard, Narborough e Opal. Nel cimitero riposano inoltre 26 uomini della HMS Royal Oak, affondata a Scapa Flow da un sottomarino tedesco il 14 ottobre 1939. Alcuni dei caduti sepolti qui non sono mai stati identificati.

Tra le lapidi si trovano marinai provenienti da oltre 160 navi diverse, appartenenti alle forze del Commonwealth, inclusi australiani, canadesi, indiani e neozelandesi. Sono presenti anche le tombe di 18 marinai tedeschi, a testimonianza di una storia che coinvolse uomini provenienti da entrambe le parti del conflitto.

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Osmundwall Cemetery
Osmundwall Cemetery

Osmundwall Cemetery

Questo piccolo cimitero si trova su un pendio affacciato sulla baia sottostante e gode di una posizione suggestiva. Circondato da un muro in pietra che racchiude anche il mausoleo, è uno di quei luoghi dove storia, memoria e paesaggio si fondono perfettamente.

Tra le tombe più antiche si trovano alcune lapidi risalenti all’inizio del XVIII secolo. Di particolare interesse è una lastra tombale spezzata, scolpita con un teschio e ossa incrociate, situata accanto al muro del mausoleo. Nel cimitero si trova anche un obelisco in arenaria dedicato all’equipaggio del peschereccio St. Leicestershire di Grimsby, affondato il 28 gennaio 1938.

Passeggiando tra le lapidi noterai numerosi memoriali dedicati alle vittime delle due guerre mondiali, tra cui il monumento progettato da Sir Reginald Blomfield in memoria dei marinai caduti durante la Prima Guerra Mondiale e un alto crocifisso in granito con iscrizione commemorativa.

Tra tutti i monumenti spicca però la statua in bronzo realizzata dallo scultore Ian Scott, eretta dalle vedove e dalle madri degli uomini morti nel disastro del Longhope Lifeboat del 1969. Il memoriale venne inaugurato dalla Regina Madre nell’agosto del 1970.

Alla base della statua si legge una frase particolarmente toccante: “Greater love hath no man than this, that he lay down his life for his fellow men” ovvero “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la propria vita per i propri amici.”

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Moodie Burial Place

All’interno di un ampio spazio verde si trova il Moodie Burial Place, un mausoleo del XVII secolo legato a una delle famiglie più importanti della storia di Hoy e delle più antiche delle Orcadi. Con nostra sorpresa abbiamo trovato aperta la piccola porta di legno che protegge l’ingresso e, incuriositi, siamo entrati a dare un’occhiata.

I Moodie furono tra i principali proprietari terrieri dell’isola dalla fine del XVI secolo fino all’inizio del XIX. La famiglia era profondamente legata alla storia di Hoy e le sue origini vengono fatte risalire a una delle più antiche stirpi delle Orcadi.

Si ritiene infatti discendano direttamente da Maddad, nipote di re Duncan di Scozia, ucciso da Macbeth nel 1040 e Margaret, figlia di re Hakon delle Orcadi.

La particolarità di questo luogo è però un’altra. Secondo la tradizione la famiglia Moodie non seppelliva i morti, ma li posizionava sulle lastre di pietra all’interno del mausoleo, dove sarebbero stati mummificati dall’aria salata. Sedici corpi riposavano qui finchè l’usanza non fu interrotta dalla sorella del capitano James Moodie, che a causa del dolore per l’assenza dei suoi fratelli, decise di rimuoverli e seppellirli.

Il mausoleo venne costruito utilizzando pietre provenienti dalla vicina chiesa medievale di San Colm. Ancora oggi si possono osservare un portale ad arco, alcuni rosoni e un’iscrizione latina che recita “Soli Deo Laus Honor et Gloria” (“A Dio solo lode, onore e gloria”).

Sulle pareti esterne sopravvivono inoltre alcuni stemmi ormai consumati dal tempo. Tra questi si distinguono ancora un fleur-de-lis e le iniziali FM e MS, che secondo gli studiosi farebbero riferimento a Francis Moodie e a sua moglie Margaret Stewart di Graemsay.

L’interno è estremamente semplice e mostra chiaramente i segni del tempo. Sul pavimento lastricato si trovano ancora alcune antiche lapidi, tra cui una che riporta l’iscrizione: “Here Lyest James Robson”.

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Le baie di Hoy

Anche se Rackwick Bay è senza dubbio la spiaggia più famosa e spettacolare dell’isola di Hoy, durante il tuo on the road incontrerai molti altri scorci che meritano una sosta.

Il consiglio è semplice: prenditi il tuo tempo. Fermati ad ascoltare il rumore delle onde, passeggia sulla sabbia e lasciati sorprendere dai continui cambi di luce che rendono quest’isola così speciale. Hoy è uno di quei luoghi che si apprezzano lentamente, senza fretta.

Quando siamo stati qui il tempo era magnifico: sole, acqua quasi calda, 26° gradi e nemmeno un soffio di vento! Siamo rimasti qui ad osservare le onde per più di mezz’ora con i piedi nell’acqua.

Davanti al suggestivo Osmundwall Cemetery si apre una splendida baia di sabbia chiara, incorniciata da colline verdi e acque dai colori sorprendenti. Da qui si intravede anche il piccolo cottage bianco noto come Beach Gallery, che contribuisce a rendere il paesaggio ancora più pittoresco.

Percorrendo la B9047 incontrerai altre baie tranquille e poco frequentate, tra cui Rysa Bay e Pegal Bay. Personalmente abbiamo trovato un po’ stonata la presenza degli allevamenti di salmone e ostriche che occupano alcune aree costiere, soprattutto in un paesaggio così selvaggio e incontaminato. Una presenza che continua a suscitare opinioni contrastanti tra residenti e visitatori.

In queste zone, con un po’ di fortuna, potresti avvistare foche e altri animali marini che popolano le coste dell’isola. Se ami la fauna selvatica, leggi anche il nostro approfondimento dedicato ai migliori luoghi dove vedere gli animali in Scozia.

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Lyrawa Bay – isola di Hoy
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Creekland Bay – Hoy
Creekland bay
Creekland bay
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Hoy Old Parish Church

Lyrawa Bay e la strepitosa Creekland Bay

Poco più a nord, lungo la strada, si intravede la suggestiva Lyrawa Bay. Il colpo d’occhio è davvero spettacolare. Ti confesso che avremmo voluto fermarci per cercare un sentiero e raggiungerla, ma l’accesso dalla strada non sembrava particolarmente agevole. Peccato, perché i colori dell’acqua, i riflessi del sole e l’atmosfera che emanava erano davvero invitanti.

Proseguendo oltre Chalmer Hope si raggiunge la Bay of Quoys, dove si trovano i resti del Quoyness Greenhill Broch. Da qui vale la pena fare una deviazione verso Creekland Bay, una spiaggia che abbiamo scoperto per puro caso dopo aver sbagliato strada.

Creekland Bay è uno di quei luoghi che restano impressi nella memoria: selvaggia, isolata, immersa nel verde e nel silenzio. Non abbiamo incontrato nessuno e per qualche minuto ci è sembrato di avere questo angolo delle Orcadi tutto per noi.

Sul lato opposto della strada si trovano i resti della Hoy Old Parish Church con il suo piccolo cimitero. Da qui si gode anche una bella vista sull’isola di Graemsay e sul suo caratteristico faro bianco.

La strada che attraversa, The Ayre, collega oggi Hoy e South Walls. Questa sottile lingua naturale di terra unisce le due isole da secoli ed è uno degli elementi geografici più caratteristici della zona. Attraversarla è un’esperienza molto suggestiva: da entrambi i lati si aprono scorci sul mare, piccole baie e paesaggi che cambiano continuamente con la luce e il meteo.

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il rifugio vicino alla baia di Rackwick

Dove dormire sull’isola di Hoy

Dormire in un ostello o un rifugio a Hoy

Non ci sono molti alloggi sull’isola di Hoy e pochi visitatori decidono di fermarsi più di una notte. È un vero peccato, perché quest’isola remota e selvaggia è incredibilmente affascinante e merita di essere scoperta. Se hai intenzione di pernottare, ti consiglio di organizzarti per tempo e prenotare l’alloggio in anticipo, soprattutto durante l’estate.

Per i più avventurosi esiste il celebre Rackwick Bothy, uno dei rifugi più suggestivi delle Orcadi. Devi però avere un grande spirito di adattamento: non aspettarti comfort moderni. Si tratta di un semplice riparo utilizzato da escursionisti e viaggiatori, con pochi arredi essenziali e nessun servizio garantito. All’esterno c’è spazio per montare una tenda e la posizione, a pochi passi dalla baia di Rackwick, è davvero spettacolare.

Se cerchi invece un alloggio economico e senza troppe pretese, puoi valutare il Rackwick Hostel, molto apprezzato da camminatori e cicloturisti. La struttura dispone di poche camere e i posti letto non sono molti, quindi è meglio prenotare con un certo anticipo.

Se stai cercando dove dormire sull’isola di Hoy, queste sono le due soluzioni più particolari e conosciute della zona di Rackwick.

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Interno del faro – Foto della nostra amica Roberta Brintazzoli

Dormire in un faro sull’isola di Hoy

Se cerchi qualcosa di davvero speciale, puoi scegliere di dormire a Cantick Head Lighthouse, sull’isola di South Walls. Dato che stavamo festeggiando il nostro decimo anniversario, l’idea di trascorrere qualche notte in un faro affacciato sull’oceano ci sembrava semplicemente perfetta.

Purtroppo negli ultimi anni le politiche di prenotazione sono cambiate e il soggiorno minimo richiesto è di tre notti. Noi avevamo previsto di fermarci a Hoy solo due notti e abbiamo dovuto rinunciare. Le fotografie che vedi nell’articolo sono state gentilmente condivise da una nostra lettrice, Roberta Brintazzoli, che ha avuto la fortuna di soggiornare qui qualche anno fa.

Naturalmente siamo andati comunque a vedere il faro e il panorama che lo circonda è straordinario. Le viste su Scapa Flow e sulle isole vicine sono davvero suggestive.

L’unico aspetto da considerare è la strada di accesso. Gli ultimi chilometri si sviluppano lungo una stretta single track road, isolata e in alcuni tratti piuttosto sconnessa. Nulla di impossibile, ma è bene affrontarla con calma e prestare attenzione soprattutto in caso di maltempo o nelle ore serali.

Personalmente vista la strada abbiamo pensato che non dormire qui per noi sia stato un bene. L’auto che avevamo noleggiato, non era particolarmente adatta a percorrerla e abbiamo trovato un pò di difficoltà anche di giorno.

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Isola di Hoy dormire in hotel

Se preferisci la comodità di un hotel con ristorante, una buona opzione è lo Stromabank Hotel, situato sull’isola di South Walls, collegata a Hoy da una strada rialzata. È qui che abbiamo scelto di soggiornare durante la nostra permanenza e non avremmo potuto desiderare una sistemazione migliore.

L’hotel è immerso nella tranquillità e gode di una splendida vista sul mare. La struttura è piccola e accogliente e ci siamo sentiti subito a casa. I proprietari sono stati estremamente gentili e disponibili, sempre pronti ad aiutare senza mai essere invadenti.

La nostra camera era pulita e confortevole, con un ampio letto, un bel bagno e un lucernario dal quale potevamo osservare il cielo e la luce delle Orcadi. Dopo una giornata trascorsa tra trekking, scogliere e vento, tornare qui era davvero piacevole.

Lo Stromabank Hotel rappresenta una base perfetta per esplorare Hoy con calma e senza fretta. Se viaggi in auto non preoccuparti: in questa parte dell’isola si trova anche una stazione di servizio, utile soprattutto considerando quanto siano limitati i servizi nelle Orcadi più remote.

Leggi la nostra recensione completa sulla nostra esperienza di alloggio e cena allo Stromabank Hotel. Se pensi di dormire a Hoy qui puoi verificare disponibilità e prezzi aggiornati.

isola di hoy dove dormire

Altri posti dove dormire sull’isola di Hoy

Se non trovi disponibilità nelle strutture che ti ho suggerito sopra, esistono anche altre opzioni distribuite tra Hoy e South Walls.

Tra quelle che avevamo individuato durante la preparazione del viaggio ci sono Cliffgate Cottage a Rackwick, The Steading cottage e Old Hall cottage, nella zona di Longhope, oltre a diverse sistemazioni prenotabili tramite Airbnb come Old Hall cottage.

Merita una menzione anche l’Hoy Hotel, che per molti anni è stato uno dei principali punti di riferimento dell’isola. Al momento della nostra visita risultava però chiuso e in fase di lavori, quindi ti consiglio di verificare eventuali aggiornamenti prima della partenza.

Un’altra struttura storica è il Royal Hotel nei pressi di Lyness. Quando siamo passati davanti ci è sembrato chiuso, ma anche in questo caso la situazione potrebbe cambiare nel tempo.

⚠️ L’offerta ricettiva sull’isola di Hoy è piuttosto limitata. Se viaggi nei mesi estivi o hai esigenze particolari, prenota con il maggior anticipo possibile.

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isola di hoy dove mangiare
isola di hoy dove mangiare
isola di hoy dove mangiare

Dove mangiare sull’isola di Hoy

Inutile dire che lo Stromabank Hotel è anche uno dei pochi posti dove fermarsi a mangiare sull’isola di Hoy. Durante il nostro soggiorno abbiamo cenato qui entrambe le sere e siamo rimasti molto soddisfatti. Il piatto principale era abbondante e ricco di verdure fresche, uno dei più gustosi assaggiati durante il nostro viaggio alle Orcadi.

Anche la colazione meritava una menzione speciale: preparata al momento e servita ben calda. L’unica cosa che non mi ha convinto del tutto è stato l’haggis, che ho trovato un po’ troppo asciutto per i miei gusti.

Per garantire un servizio efficiente, i proprietari ci hanno inviato il menù via mail in anticipo, chiedendoci di scegliere la cena del giorno successivo. Lo stesso sistema veniva utilizzato anche per la colazione. Un’attenzione che abbiamo davvero apprezzato.

Se ti trovi nella zona di Lyness puoi fare una sosta anche alla caffetteria dello Scapa Flow Museum, ideale per uno snack veloce, una fetta di torta o una pausa caffè durante la visita. Solitamente aperto solo in estate.

Un’altra tappa interessante è Emily’s Ice Cream, una graziosa casetta colorata lungo la strada che collega Lyness a Rackwick Bay. Qui vengono serviti caffè, dolci fatti in casa, formaggi delle Orcadi, salmone affumicato e altre specialità locali.

Noi siamo arrivati intorno alle 16:30 e purtroppo l’abbiamo trovata già chiusa, ma dall’esterno aveva un aspetto davvero invitante. Il cartello appeso alla porta al momento della nostra visita riportava i seguenti orari:

  • maggio – agosto da lunedì a sabato 9.00- 17.00.
  • settembre – aprile aperto solo venerdì e sabato dalle 11.00 alle 16.00.
  • Domenica sempre chiuso, sia in estate che in inverno.

Se hai bisogno di fare rifornimento o acquistare qualcosa da mangiare, puoi fermarti nei pressi della Longhope Lifeboat Station, dove si trova il negozio John M. Groat & Sons. Nonostante le dimensioni ridotte dell’isola, abbiamo trovato tutto ciò di cui avevamo bisogno.

Traghetto interno Mainland - Hoy
Traghetto interno Mainland – isola di Hoy
old man of hoy, isole orcadi scozia
traghetto Northlink ferries che passa per Hoy

Come raggiungere l’isola di Hoy

Prima di arrivare sull’isola di Hoy dovrai raggiungere il Mainland delle Orcadi. Se scegli il traghetto di NorthLink Ferries da Scrabster a Stromness, durante la traversata potresti godere di una vista privilegiata su uno dei simboli più celebri dell’isola: l’Old Man of Hoy. La navigazione è un po’ più lunga rispetto ad altre rotte, ma il panorama ripaga ampiamente l’attesa.

Per organizzare il viaggio leggi anche i nostri approfondimenti dedicati a come arrivare alle Isole Orcadi e come muoversi tra un’isola e l’altra.

Il nostro consiglio è di portare con te un’auto a noleggio o il tuo veicolo. Hoy è un’isola piuttosto grande e molti dei suoi luoghi più affascinanti si trovano lontano dai centri abitati. Muoversi esclusivamente con i mezzi pubblici può limitare parecchio le possibilità di esplorazione. Ci sono due o tre posti molto remoti che rischi di non riuscire a raggiungere se non puoi muoverti in autonomia.

L’isola è collegata al Mainland delle Orcadi dai traghetti di Orkney Ferries. Le corse sono attive tutto l’anno, anche se in estate risultano generalmente più frequenti. Se viaggi con l’auto ti consiglio di prenotare in anticipo, perché i posti disponibili non sono molti.

Puoi raggiungere l’isola di Hoy in due modi:

  • da Houton a Lyness, con una traversata di circa 30 minuti che approda nella parte sud-orientale dell’isola;
  • da Stromness a Moaness, una rotta più breve che collega la parte settentrionale di Hoy al Mainland delle Orcadi.

Durante la stagione turistica possono essere disponibili collegamenti locali tra il porto di Lyness e alcune delle principali attrazioni dell’isola, come Rackwick Bay. Ti consiglio comunque di verificare sempre gli orari aggiornati prima della partenza, poiché servizi e frequenze possono variare nel corso dell’anno.

Longhope lifeboat museum, isola di hoy scozia

FAQ – Visitare l’isola di Hoy

Quanto tempo serve per visitare l’isola di Hoy?

Se vuoi vedere solo i luoghi principali puoi visitare Hoy in una giornata partendo dal Mainland delle Orcadi. Per goderti con calma l’Old Man of Hoy, Rackwick Bay, i musei e i paesaggi più remoti, ti consiglio però di fermarti almeno una o due notti.

Qual è il luogo più famoso dell’isola di Hoy?

L’attrazione più famosa è senza dubbio l’Old Man of Hoy, il faraglione di arenaria alto 137 metri che domina l’oceano. È uno dei simboli delle Orcadi e uno dei luoghi più iconici della Scozia.

Come si raggiunge l’isola di Hoy?

Hoy si raggiunge con i traghetti di Orkney Ferries dal Mainland delle Orcadi. Le principali tratte collegano Houton a Lyness e Stromness a Moaness. Se viaggi con l’auto è consigliabile prenotare il traghetto in anticipo.

Vale la pena dormire sull’isola di Hoy

Sì. Molti visitatori si limitano a una gita in giornata, ma fermarsi almeno una notte permette di vivere l’atmosfera più autentica dell’isola e di esplorare con calma luoghi come Rackwick Bay, Cantick Head e South Walls.

Ci sono puffin sull’isola di Hoy?

Sì. In primavera e in estate è possibile osservare le pulcinelle di mare lungo alcune scogliere costiere, in particolare nell’area dell’Old Man of Hoy e di St John’s Head. Gli avvistamenti non sono però garantiti e dipendono dal periodo dell’anno.


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Ale Carini

Ciao sono Ale, psicologa, esperta di scrittura SEO e blogger appassionata di Scozia e viaggi on the road in giro per il mondo. Racconto di emozioni e aiuto i viaggiatori fai da te a creare il loro road trip perfetto.

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