Cosa vedere a Cingoli, il balcone delle Marche e uno dei borghi più belli d’Italia. Cingoli se ne sta distesa sulla cima del Monte Circe a 630 metri sul livello del mare e offre viste meravigliose sulle vallate circostanti: dagli Appennini Umbro-Marchigiani fino ai Monti Sibillini e al Gran Sasso. Se cerchi pace, silenzio e un pizzico di suggestione è il posto giusto per te.
Nel 2026 Cingoli ha conquistato un importante riconoscimento nazionale, vincendo il titolo di Borgo dei Borghi, assegnato durante la trasmissione Kilimangiaro. Un premio che valorizza non solo la bellezza del suo centro storico, ma anche il patrimonio culturale, paesaggistico e le tradizioni locali. Questo rende Cingoli una meta ancora più interessante da scoprire, soprattutto se stai cercando un borgo autentico nelle Marche, lontano dal turismo di massa.
Il nome del borgo deriva dalla sua posizione strategica e ha anche un che di romantico: dal latino “cingulum” che significa “qualcosa che cinge”. Cingoli è il luogo ideale da visitare per gli appassionati di borghi, coppie amanti dell’arte, famiglie con bambini, appassionati di trekking e passeggiate in mezzo alla natura.
Il borgo di Cingoli è ricco di chiese e non manca qualche interessante itinerario religioso da scoprire. Per gli amanti dell’arte e della cultura ci sono diversi musei e, infine, ti anticipo che il turismo enogastronomico fa da padrone da queste parti, perchè sono tante le delizie del territorio e piatti tipici marchigiani da gustare.

Cingoli Borgo dei Borghi 2026: perché ha vinto
Cingoli è stato proclamato Borgo dei Borghi 2026, un riconoscimento che ogni anno premia uno dei borghi più affascinanti d’Italia. Il titolo tiene conto di diversi fattori: bellezza del centro storico, qualità della vita, patrimonio culturale, sostenibilità e valorizzazione del territorio.
A fare la differenza per Cingoli sono stati:
- la posizione panoramica unica, che gli vale il soprannome di “balcone delle Marche”
- il ricco patrimonio artistico, tra cui opere di Lorenzo Lotto
- i paesaggi naturali che spaziano dai Monti Sibillini fino al Gran Sasso
- l’autenticità del borgo, ancora poco turistico rispetto ad altre mete italiane
Questo riconoscimento ha acceso i riflettori su Cingoli, rendendolo una delle destinazioni emergenti più interessanti del Centro Italia.

Cosa vedere a Cingoli
Ci sono due leggende sull’origine di Cingoli: la prima sostiene che sia stato fondato dalla Maga Circe, che si fermò qui a riposare incantata dalla bellezza del luogo. La seconda afferma che qui si fermò il picchio piceno, simbolo delle Marche.
Scopriamo cosa vedere a Cingoli in un giorno e tutto quello che c’è da fare e visitare nei dintorni. Se vuoi scoprire tutto e prenderti del tempo per scoprire davvero questo luogo e ammirare la natura che ti circonda, ti suggerisco di fermarti per un weekend, perché non mancheranno le cose da fare.
Visitato il centro storico di Cingoli, potrai dirigerti verso il lago e magari, approfittare del tempo che ti resta per esplorare qualche altro bel borgo marchigiano.
Alta sul monte come in trono assisa
vedi ai tuoi pie’ un popolo di colli
che, chini innanzi a te, si stendon molli
insino al mare del Tronto e della Misa.E dietro a te s’estende il bosco ombroso
che, con i suoi sentieri e l’aria pura,
dona, a chi apprezzi intatta la natura,
pace, serenità, vero risposo.Sul tuo “Balcone” l’animo è rapito
nell’ammirar stupendo un panorama,
che pare aprirsi verso l’infinito;Sicchè irretito della tua malia,
Ananstasio Angelucci
chiunque arrivi qui t’ammira ed ama,
nè puù ti può scordar, cingoli mia.



Il Balcone delle Marche e il Centro storico
Lungo le mura cittadine celebrate come “mura della veduta“, all’ombra dell’antico monastero di San Francesco, trovi uno dei più bei punti panoramici di Cingoli. Affacciati dal balcone delle Marche, per perderti tra le bellezze circostanti. La prima volta che siamo arrivati qui non siamo stati molto fortunati, perchè si è alzata una grande nebbia e non si scorgeva quasi nulla all’orizzonte, ma qualche mese dopo siamo stati decisamente più fortunati!
Il balcone delle Marche ospita la scultura di Tito Labieno, realizzata dall’artista Nazzareno Rocchetti. Cingoli, abitato sin dal neolitico, divenne un municipium romano grazie a Tito Labieno, luogotenente di Giulio Cesare, che lo fortificò a proprie spese, diventando il fondatore della città.
Parlando della sua avanzata nel Piceno quest’ultimo menziona Cingulum: “quod oppidum Labienus constituerat quaque pecunia exaedificaverat” e ricorda il contributo degli uomini dato al suo partito nella guerra civile.
Fatto il pieno di bellezza inizia la visita del centro storico da piazza Vittorio Emanuele, dove si affacciano alcuni degli edifici storici più belli di Cingoli come il Palazzo Comunale, la Pinacoteca e l’antico Duomo.
Incamminati per i vicoli del centro storico di Cingoli, infilati in qualche viuzza stretta e lasciati trasportare in un tempo passato. Cosa c’è di bello a Cingoli? Architetture rinascimentali, antiche mura medievali, parchi e casette in pietra: ogni angolino di questo borgo pittoresco saprà sorprenderti se gliene darai occasione.
Non è un caso che proprio questo panorama abbia contribuito alla vittoria di Cingoli come Borgo dei Borghi 2026.


Il Palazzo Comunale di Cingoli
Il Palazzo comunale di Cingoli risale al XII secolo ed è caratterizzato dalla splendida Torre l’orologio, aggiunta il secolo successivo. La storia del palazzo è stata movimentata negli anni, tanto che nel XVI secolo costruirono al suo interno persino un piccolo teatro condominiale, che rimase attivo fino al 1936 quando venne dichiarato inagibile e lo smantellarono.
La sala degli stemmi si trova al secondo piano del Palazzo Comunale, è detta degli stemmi per l’impianto iconografico dedicato alla rappresentazione dell’araldica cittadina. Al centro della volta, dove oggi compare un ludus di angioletti, un tempo c’era l’antico stemma del Comune di Cingoli: un albero sulla cima di un monte, sostenuto da due cervi su sfondo rosso.
A ridosso dei quattro angoli della volta, altrettanti medaglioni sono dedicati all’origine romana della città. Lungo tutta la fascia inferiore ci sono gli stemmi delle famiglie nobili cingolane e l’anno in cui sono entrate nel ceto nobiliare.
La sala degli stemmi ospita un frammento degli affreschi di Jacopo Salimbeni, che un tempo ornavano la chiesa di San Domenico. Altro affresco pregevole la “scena della Pietà con Santi” di Bellinzoni, che ornava la chiesa di Santa Lucia degli Agostiniani.
Altra opera di interesse è una cornice della bottega degli Scoccianti di Cupramontana, una stirpe di scultori ed ebanisti tra i migliori interpreti del barocco romano. La cornice racchiude un dipinto di autore ignoto di San Giacinto.



La Madonna del Rosario di Lorenzo Lotto
La sala degli Stemmi del Palazzo Comunale ospita diverse opere d’arte, tra cui il famoso dipinto di Lorenzo Lotto “La Madonna del Rosario” che risale al 1539. Lotto cercò di raffigurare in quest’opera il Mistero del Rosario in quindici medaglioni disposti su tre file intorno al capo della Vergine.
Su un cielo velato si trovano collocati in forma piramidale e posizionati su tre ordini, quindici medaglioni contenenti i temi dei quindici misteri del culto mariano del Rosario. Minuziosi capolavori all’interno di uno dei capolavori indiscussi di Lorenzo Lotto.
La composizione va letta dall’alto in basso e da sinistra a destra, dove trovano luogo:
- Misteri gaudiosi: Annunciazione, Visitazione, Natività, presentazione al tempio, Cristo bambino che insegna ai dottori
- i cinque Misteri dolorosi: Cristo nell’orto degli ulivi, Flagellazione, Incoronazione di spine, Ascesa al Calvario, Crocifissione
- i Misteri gloriosi: Resurrezione, Ascensione, Pentecoste, Assunzione della Vergine, Incoronazione della Vergine
L’ambientazione è ricca di dettagli molto belli da ammirare. La Madonna col bambino in mano, consegna il rosario a San Domenico di Guzman, mentre il Bambino si slancia verso il modellino offerto da Sant’Esuperanzio. Nella tela sono presenti anche Maria Maddalena, Caterina da Siena e i santi Vincenzo Ferrer e Pietro da Verona.




Museo archeologico
Il Palazzo Comunale custodisce anche il Museo Archeologico, che ospita un’interessante raccolta di reperti ritrovati nelle zone circostanti. E’ suddiviso in diverse sezioni e l’accesso è consentito anche ai nostri amici a 4 zampe.
La sezione preistorica espone i materiali del paleolitico inferiore, medio e superiore, le industrie litiche neolitiche ed eneolitiche e un’interessante campionatura dell’età del bronzo.
La sezione dell’età del ferro espone reperti del periodo, tra cui spiccano quelli provenienti dall’insediamento di San Vittore di Cingoli. Particolarmente interessante la sezione romana, che illustra le fasi della romanizzazione del territorio e definisce la forma di organizzazione dell’ager cingulanus attraverso una serie di ville rurali.



La fontana del Maltempo
Caratteristica del borgo di Cingoli è la fontana del maltempo di origine rinascimentale. La fontana raffigura un albero sulla cima di un monte, sostenuto da due cervi, simbolo della città. La vena che alimenta la fontana era esile e non riusciva a garantire il giusto afflusso di acqua al borgo. Solo dopo le giornate piovose sgorgava copiosa: ecco probabilmente l’orgine del suo nome.
Sapevi che molti visitatori bevono dalla fontana del maltempo, perché la sua acqua è considerata un elisir di giovinezza? Alla sua acqua è legato anche un vecchio detto: “Chi beve dalla fontana del maltempo torna a Cingoli ogni tanto tempo” .
Hai già dato un’occhiata alle nostre storie in evidenza su instagram? Ti aspettiamo per girare il borgo insieme e scoprire tutti i suoi segreti!


Le antiche porte – cosa vedere a Cingoli
Porta Piana è considerata l’accesso principale al borgo medievale di Cingoli. E’ costituita da un grande arco, con stemmi e fregi della città, ristrutturato di recente. La porta è inserita nella cinta muraria che circonda tutto il borgo.
La portella o Porta del Tasso, è uno degli accessi più antichi al centro storico di Cingoli. Appena l’avrai attraversata ti aspetta un paesaggio meraviglioso da cui si scorgere anche la sagoma del complesso Monastico di Santa Caterina e del Convento di San Giacomo.
Siediti sulla panchina e goditi la magia del tramonto sulla macchia di Tassinete, immerso in questa cornice da cartolina! I colori, la pace e il silenzio che si respira da questo scorcio sulla vallata sottostante è davvero unico!
Da questo belvedere in circa 10 minuti di camminata puoi raggiungere il Parco delle Pietre Vive, passando davanti al Carosello dell’Ultimo Sole, un orologio che tutti i giorni volteggia sulle note de “Il Pescatore” di Fabrizio de André. Per vederlo devi trovarti qui circa 40 minuti prima del tramonto.
Non avevamo abbastanza tempo per vedere tutto, quindi abbiamo preferito continuare a scoprire i vicoli del borgo, ma torneremo presto.

Palazzo Castiglioni
Cingoli è ricca di antichi palazzi dalle storie interessanti come Palazzo Conti, Palazzo Puccetti, Mucciolanti, Raffaelli e Palazzo Silvestri.
Palazzo Castiglioni è la casa di Francesco Saverio Castiglioni, meglio conosciuto come Papa Pio XIII. E’ ancora usato dalla famiglia Castiglioni quando si reca a Cingoli, infatti, non tutte le stanze sono visitabili. Fu eretto alla fine del 1600 fondendo due precedenti dimore nobiliari: quella di Luzio Bernardi e quella di Bonifazio Giulioni.
Fra queste due case un tempo sorgeva la chiesa di San Giuliano, spostata dal Giulioni nel 1500 per ampliare il suo palazzo. Tali vicende hanno dato origine a un palazzo particolare: le due strutture originali, anche se unite, restano distinte formando due unità abitative con portoni gemelli.
Il decoro interno è costituito dai resti delle vecchie strutture, arricchite da pitture murali dell’ottocento. Molto interesse il camino rinascimentale, con inciso il motto e lo stemma della famiglia Maria.



Interni di Palazzo Castiglioni
Tra le stanze visitabili: la piccola Cappella privata, lo studio, l’Archivio, dove si trova il registro degli ecclesiastici arrestati e la Biblioteca. La Sala della Musica, in assoluto una delle mie preferite, è l’unico esempio di soffitto costituito da nove cupole ottagonali visibile nelle Marche.
Suntuosi salotti, soffitti dipinti, grandi caminetti, modeste camere da letto, oggetti d’antiquariato, quadri e tante storie ti aspettano addentrandoti all’interno di queste antiche mura. Sotto al Palazzo si trova una cantina che a causa di una falda è diventata una cisterna d’acqua naturale e potabile, ma che non ci hanno permesso di visitare quel giorno.
Se vuoi approfondire te ne parlo nel dettaglio in questo articolo di approfondimento dedicato a Palazzo Castiglioni, aperto eccezionalmente durante le giornate del FAI o su prenotazione anticipata. La visita è solamente guidata e il costo è di appena 3€ a persona.



Prato dell’Osservatorio e Palazzo Puccetti
Lasciata la Portella, percorrendo via Castiglioni si raggiunge Palazzo Puccetti, uno splendido edificio riconoscibile per le finestre e il portone azzurri. Ai lati del corridoio d’ingresso si aprono quattro porte, sormontate da stemmi di alleanze matrimoniali.
Il portale è tra i più complessi e monumentali dell’architettura civile di Cingoli. I telamoni che lo decorano richiamano elementi utilizzati anche nell’arredo interno. Gli ambienti sono impreziositi da soffitti a cassettoni con personificazioni delle arti e delle scienze, probabilmente legati alla presenza di un’antica biblioteca.
Proseguendo lungo via Pietro Leoni si incontra uno degli scorci più autentici del borgo, dove l’atmosfera sembra ancora sospesa nel tempo. Il percorso conduce al Prato dell’Osservatorio e al Giardino dei Leoni, un punto panoramico da non perdere.
Qui si trova un piccolo parco attrezzato con tavoli e panchine: il luogo ideale per una pausa, magari con una crescia da asporto, in attesa del tramonto.

Palazzo Raffaelli
Situato in via Cavour, Palazzo Raffaelli si distingue per il suo ingresso monumentale: un ampio androne che conduce al cortile interno, arricchito da colonne. In passato doveva essere uno degli edifici più imponenti di Cingoli.
La famiglia Raffaelli arrivò in città nei primi anni del XVII secolo e fu ascritta alla nobiltà già nel 1535. Tra i suoi membri si ricordano figure di rilievo in ambito culturale, come Francesco Maria Raffaelli e Filippo Raffaelli, quest’ultimo bibliotecario presso la Biblioteca Comunale di Fermo, una delle più importanti delle Marche.
Francesco Maria Raffaelli, tra i principali studiosi di Sant’Esuperanzio, diede vita a una ricca biblioteca familiare che arrivò a contare circa 45.000 volumi. La collezione fu però successivamente dispersa a causa di debiti di gioco.
Nei primi anni del Novecento il palazzo venne venduto e suddiviso tra più proprietari, con interventi che non sempre hanno rispettato le strutture originarie. Oggi solo alcuni ambienti conservano le decorazioni pittoriche e gli elementi araldici originali.
Dopo la realizzazione della nuova facciata della Chiesa di San Francesco, la famiglia fece costruire anche il prospetto lungo via Cavour, demolendo una fila di abitazioni per valorizzare la vista dell’edificio anche dal corso principale.



Il Cassero – Fortezza comunale
Fortezza comunale, eretta a difesa della libertà comunale nella lotta delle fazioni, incendiata nel 1304 e ricostruita pochi anni dopo. Venne smantellata nella metà del XV secolo e adibita a casa del Podestà Pierdomenico Leopardi di Osimo r Giuseppe Rovelli di Camerino.
Nel 1820 il cassero fu adibito a carcere mandamentale e in seguito a sede distaccata del Tribunale di Macerata. Solo recenti restauri hanno riportato alla luce affreschi e frammenti di vasellame di epoca medievale e rinascimentale.
Visita la nostra sezione Marche se stai organizzando un viaggio da queste parti. Trovi itinerari, borghi, curiosità, luoghi sacri e tanti spunti per arricchire la tua avventura

Le chiese di Cingoli
Cattedrale di Santa Maria Assunta (Duomo di Cingoli)
Nella piazza principale, proprio di fronte al Palazzo Comunale, si erge il Duomo di Cingoli. Già a metà del Cinquecento l’antica cattedrale, situata dove oggi sorge la Chiesa di San Filippo Neri, fu ritenuta troppo piccola per accogliere una comunità in continua crescita.
Nel 1615 si decise quindi di demolire la chiesa di San Salvatore e alcune abitazioni circostanti per costruire un nuovo edificio. Il progetto fu affidato all’architetto Ascanio Passari, ma i lavori furono complessi e segnati da difficoltà: al termine della costruzione, infatti, si verificò un crollo subito dopo la realizzazione del tetto e della cupola. Questo evento costrinse a rivedere il progetto, adattandolo meglio alle condizioni strutturali e all’esposizione ai venti.
La cattedrale fu infine consacrata nel 1654 e al suo interno conserva diversi monumenti sepolcrali, tra cui quello dedicato a Papa Pio VIII, nato a Cingoli.
Attualmente il Duomo non è visitabile a causa dei danni subiti durante gli ultimi eventi sismici. Il gestorie del vicino bar ci ha raccontato che dopo tanti anni, l’edificio è ancora interdetto e nessuno sa quando potrà riaprire al pubblico. Come per molti altri luoghi del borgo, saranno necessari interventi importanti per restituirgli pienamente il suo valore.



Chiesa di San Filippo Neri – cosa vedere a Cingoli
La Chiesa di San Filippo Neri presenta un elegante portale romanico, mentre l’interno è in stile barocco, ricco di stucchi e affreschi che raffigurano scene bibliche e figure allegoriche.
Elevata a collegiata nel 1530 da Papa Clemente VII, fu per lungo tempo la chiesa principale di Cingoli. Con l’aumento della popolazione, però, si rivelò insufficiente e si decise di costruire un nuovo edificio nella piazza centrale: l’attuale Duomo.
La decorazione della volta è opera di Pier Simone Fanelli, realizzata in collaborazione con Paolo Marini, autore anche degli affreschi del presbiterio. La chiesa è un vero gioiellino da ammirare, ma l’abbiamo trovata chiusa purtroppo!
Nel catino absidale si distinguono l’affresco della Caduta della manna, il Sacrificio di Isacco e le figure femminili delle Virtù Cardinali — Giustizia, Temperanza, Fortezza e Prudenza — che completano l’apparato decorativo.


Chiesa di San Nicolò
Questo antico edificio venne eretto dopo il 1218, come sede cittadina della chiesa extra moenia di Sant Esuperanzio, scomoda da raggiungere specie nei mesi invernali. Per volere della famiglia Venanzi, originaria di Spello, rimodellarono la facciata nel XVI secolo, scolpendo il loro stemma su uno scudo in pietra affisso sulla facciata.
Sempre nello stesso periodo è stata ampliata piazza XX settembre, un tempo nota come piazza delle erbe e l’elegante loggia rinascimentale. La chiesa conserva al suo interno un antico altare in pietra e il portale scolpito è del Maestro Giacomo, autore anche del portale della chiesa di Sant’Esuperanzio.
Purtroppo oggi è chiusa al pubblico a causa dei danni del recente sisma. Cingoli ha tanti altri luoghi sacri, diversi inagibili e chiusi per questo motivo.

Chiesa di San Domenico
Le prime notizie della Chiesa di San Domenico risalgono al 1325. Della struttura originaria in stile romanico restano oggi solo poche tracce, a causa dei numerosi interventi subiti nel corso dei secoli.
Nel XVI secolo la chiesa fu infatti oggetto di importanti trasformazioni e proprio in questa fase venne collocata sull’altare maggiore la Madonna del Rosario e Santi di Lorenzo Lotto. Oggi l’opera è conservata nella Sala degli Stemmi del Palazzo Comunale di Cingoli.
Il presbiterio, leggermente sopraelevato, è separato dalla navata da una balaustra mistilinea. Lungo le pareti laterali si aprono due coretti con balconcini lignei decorati in oro. Sopra il portale è collocato il dipinto San Vincenzo Ferrer che concede la divina assoluzione a una giovane morente, opera di Pasquale Ciaramponi.
Lo spazio centrale della chiesa è organizzato attorno a un’area ellittica, sulla quale si affacciano quattro cappelle, ciascuna con il proprio altare e relativo dipinto.



Chiesa di San Francesco
Prima della chiusura dovuta ai danni del sisma, la Chiesa di San Francesco era uno degli edifici sacri più imponenti di Cingoli. Eretta già nel 1225, fu per lungo tempo sede dei Capitoli provinciali dei Frati conventuali.
Alla fine del Settecento venne completamente ricostruita e continuò a essere utilizzata per il culto anche dopo la secolarizzazione del convento. Dell’originario impianto medievale restano oggi le fiancate e il portale romanico, inserito nella parete destra e attribuito al Maestro Giacomo, autore anche dei portali delle chiese di Sant’Esuperanzio e San Nicolò.
Attualmente non è visitabile a causa dei danni subiti durante il terremoto. Come per molti altri luoghi del borgo, resta la speranza che interventi di recupero possano restituirle nel tempo il valore e la bellezza che merita.

Luoghi religiosi e spirituali
Santuario di Santa Sperandia
Il Santuario di Santa Sperandia è uno dei luoghi religiosi più suggestivi di Cingoli e si trova poco fuori dal centro storico, raggiungibile in circa 5 minuti a piedi da Porta Piana.
Costruito sulle vestigia di un antico tempio cristiano-longobardo dedicato all’Arcangelo Michele, il santuario custodisce il corpo della Santa. Sperandia, monaca benedettina originaria di Gubbio, visse e morì a Cingoli nel 1276.
Insieme a Sant’Esuperanzio e San Bonfilio, Santa Sperandia è compatrona della città.
L’interno, molto curato e armonioso, è caratterizzato da tonalità chiare che valorizzano le decorazioni. Tra le opere più interessanti spiccano la Madonna con Bambino di Antonio da Faenza, l’elegante cantoria e due gelosie lignee del XVII secolo attribuite alla bottega degli Scoccianti. Non manca un imponente organo a canne che arricchisce ulteriormente l’ambiente.
L’altare, realizzato in pregiati marmi di Verona, è dedicato alla Santa. Sull’altare maggiore si trova il dipinto di Pier Simone Fanelli che raffigura il Miracolo delle Ciliegie, uno degli episodi più noti della sua agiografia.
Secondo la tradizione, durante il mese di gennaio Sperandia affidò ad alcuni muratori dei lavori nel monastero. Dopo aver offerto loro del cibo, chiese se desiderassero altro e questi, quasi per provocazione, risposero chiedendo delle ciliegie fresche. La Santa si mise in preghiera e, miracolosamente, un angelo le portò un cesto di ciliegie che vennero offerte agli uomini, lasciandoli profondamente colpiti e pentiti della richiesta.



L’eremo di Santa Sperandia
Ai confini tra i territori di Cingoli e San Severino si trova l’Eremo di Santa Sperandia, un luogo suggestivo scavato nella roccia e immerso nel bosco. Queste grotte furono il rifugio della Santa, che qui visse in preghiera e penitenza, secondo la tradizione compiendo anche alcuni miracoli.
Per raggiungere l’eremo bisogna affrontare circa 430 scalini, un percorso che richiede un po’ di impegno ma che rende la visita ancora più affascinante.
La posizione isolata e il contesto naturale ricordano, per certi versi, il Tempio del Valadier, anche se qui l’atmosfera è ancora più raccolta e selvaggia. Non abbiamo ancora avuto modo di visitarlo di persona, ma è sicuramente uno dei luoghi che vogliamo esplorare alla prossima occasione.

Collegiata di Sant’Esuperanzio
Tra i luoghi di culto più importanti di Cingoli, la Collegiata di Sant’Esuperanzio si trova fuori dal centro storico ed è più comoda da raggiungere in auto. Non siamo stati particolarmente fortunati durante la visita: la prima volta l’abbiamo trovata chiusa, mentre la seconda era occupata da una cerimonia. Nonostante questo, l’interno si presenta molto suggestivo e ricco di elementi interessanti.
Una bolla di Papa Innocenzo II menziona già nel 1139 la chiesa tra i beni dell’Abbazia di Fonte Avellana. Alcuni frammenti murari testimoniano che l’edificio sorge su un’area precedentemente occupata da un tempio pagano, circondato da un boschetto sacro, luogo di culto dell’antico insediamento di Cingulum.
Gli affreschi ancora visibili sulle pareti appartengono alla scuola umbro-marchigiana dei secoli XV e XVI. Oggi appaiono in parte sbiaditi, anche perché nel corso dei secoli la chiesa fu utilizzata come lazzaretto durante le epidemie di peste.
Il monastero di Sant’Esuperanzio venne soppresso in seguito alla bolla di Papa Pio V del 1569, che abolì la congregazione avellanita e portò alla cessione dei beni. Nel 1764 la chiesa fu elevata a Collegiata Insigne da Papa Clemente XIII, per poi essere espropriata nel 1810 durante le campagne di Napoleone Bonaparte e successivamente dallo Stato italiano.


La cripta di Sant’Esuperanzio
La chiesa è in stile romanico-gotico. La facciata, realizzata in conci di arenaria, è sobria ma allo stesso tempo elegante. Sul lato esterno fu aggiunto nel XVI secolo un loggiato, che conduce alla casa parrocchiale.
Il portale è particolarmente raffinato, composto da un fascio di cornici e ghiere. Sull’architrave sono scolpiti l’Agnello mistico e i simboli degli evangelisti: l’uomo per San Matteo, l’aquila per San Giovanni, il leone e il toro per San Marco e San Luca.
Nella lunetta compare Sant’Esuperanzio in abiti pontificali, affiancato da due angeli. Poco sotto, in una nicchia, è visibile un’altra immagine del santo in veste vescovile, mentre regge il gonfalone.
Il presbiterio rialzato poggia su colonne che sorreggono la tribuna. Nella cripta è custodito il corpo del santo protettore di Cingoli, rinvenuto durante alcuni lavori di pavimentazione nel 1495.

Lago di Cingoli
Cosa vedere vicino a Cingoli? Senza dubbio il lago artificiale di Castriccioni, conosciuto come lago di Cingoli, uno dei più grandi del Centro Italia. Si raggiunge facilmente in auto dal borgo, anche se conviene verificare sempre le condizioni della strada, soggetta in passato a chiusure per dissesto.
Il lago è una meta ideale per passeggiate nella natura, momenti di relax e attività all’aria aperta. Se ami i punti panoramici, non perdere i ruderi del castello di Castriccioni, dove si trova anche un suggestivo cuore in ferro battuto che incornicia il paesaggio.
Nella zona della baia di Popeye si trova il Baden am Stausee, un curioso percorso subacqueo realizzato nel 2014 dall’ASD Monsub di Jesi: sei statue mitologiche collocate sul fondale del lago. Oggi, in parte riemerse, creano un’atmosfera insolita e decisamente scenografica.
Cosa vedere nei dintorni del lago
Nei pressi del lago di Cingoli puoi visitare anche il Museo del Lago, suddiviso in tre aree tematiche:
- il Museo dell’acqua, dedicato alla storia della diga di Cingoli
- il Museo della civiltà contadina, con utensili e oggetti del mondo agro-pastorale
- il Museo del sidecar, una collezione privata di mezzi utilizzati in vari film, visitabile su prenotazione (località Valcarecce, 13)
Natura e passeggiate
Nelle valli sotto Cingoli scorre il fiume Musone, un’area interessante per chi ama camminare nella natura. Tra i luoghi più particolari c’è il Ponte dell’Intagliata, un antico ponte diroccato immerso nella vegetazione, facilmente raggiungibile da un parcheggio gratuito che si trova poco distante.
Per concludere, vale la pena fare una sosta al Mulino Bravi, uno degli ultimi mulini ad acqua ancora funzionanti nelle Marche. Attivo già dal 1565, produce ancora oggi farina biologica acquistabile in loco. Il complesso comprende anche un frantoio, una polveriera e una segheria.
Le cascatelle di Cingoli e il Cristo delle Marche
Una tappa molto amata nei dintorni sono le Cascatelle di Cingoli, piccoli salti d’acqua creati dal fiume Musone che regalano un angolo fresco e suggestivo, particolarmente apprezzato durante l’estate da chi cerca un po’ di refrigerio dalla calura.
Negli anni questo luogo è cambiato parecchio rispetto a come lo ricordavo da adolescente: alcune aree risultano oggi privatizzate, con accessi limitati o vietati, e l’afflusso di visitatori è aumentato notevolmente. L’atmosfera è meno selvaggia e tranquilla rispetto al passato, ma la bellezza del luogo resta intatta.
Le Cascatelle si trovano a metà strada tra Cingoli e Apiro. Per raggiungerle devi dirigerti verso Località Pozzo e seguire le indicazioni per Ristorante Pizzeria La Crescia. Fai attenzione: il cartello si trova all’inizio di una stradina immersa nella vegetazione ed è piuttosto facile non notarlo e sbagliare strada.
Si trova in località Internone di Avenale, a circa 7 km da Cingoli. Una parte del percorso si può fare comodamente in auto, mentre l’ultimo tratto richiede una breve camminata di circa 20 minuti.

Percorsi naturalistici Cingoli e dintorni
Cingoli è famosa per “l’aria bona” ed è perfetta per amanti delle passeggiata all’aria aperta dato che tutto intorno ci sono diversi boschi che regalano profumi e colori diversi in ogni stagione dell’anno. Tra i veri percorsi naturalistici ti segnalo:
- il bosco delle Tassinete
- trekking a San Bonfilio che conduce all’antico eremo Silvestrino
- Il percorso del Fosso della Scalette
- Il sentiero che della Valle del Rio sale fino al Monte Acuto.
Questo ultimo luogo è legato a una delle leggende più affascinanti di Cingoli: il serpente e la Tessitrice.
La leggenda narra che all’interno di una grotta, che si apre sulle pendici di Monte Acuto ai confini di Cingoli, Treia e San Severino, una Signora tesse dalla notte dei tempi con un telaio d’oro. Per impossessarsi del telaio si deve salire sul monte a mezzanotte, spogliarsi e sostenere un bicchiere pieno d’acqua.
Occorre restare in attesa fino a che un grosso serpente non beva dal bicchiere, dopo averci avvolto nelle sue spire. Soltanto in quel caso potremmo finalmente accedere ai gradini scavati nella roccia, che conducono alla grotta e al telaio d’oro.
Nessun è mai riuscito a raggiungere la Signora, perchè piegati dalla paura del serpente e rotto il silenzio, tutti si ritrovano a chilometri di distanza, trasportati da un vento improvviso, privi di sensi e abbandonati tra i cespugli di rovo.



Cosa vedere vicino Cingoli: borghi e boschi
Una volta esplorato il centro storico, il lago di Cingoli e tutte le bellezze naturalistiche nei dintorni, puoi proseguire la tua gita fuori porta, visitano uno di questi luoghi, facilmente raggiungibili da Cingoli:
- Abbazia di Sant’Urbano, famosa per il fenomeno dell’occhio luminoso
- Elcito, il Tibet delle Marche per stare immersi nel silenzio e nella natura
- La faggetta secolare di Canfaito, meravigliosa durante l’autunno
- Gli splendidi sentieri di Pian dell’Elmo, ideale per una gita fuori porta con tutta la famiglia
- Braccano, il borgo dei murales delle Marche



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Cosa mangiare a Cingoli
Scoverai tanti negozietti di artigiani lungo il centro storico e graziosi locali dove gustare piatti tipici della cucina marchigiana. Tra i piatti tipici del borgo la crescia arricchita con grasselli, il ragù di tartifo, la parmigiana di gobbi (che altro non sono che i cardi) e le tagliatelle al sugo di cinghiale.
Per secondo puoi provare il maiale in porchetta o il baccalà alla salsa verde, magari accompagnato da un bicchiere del verdicchio o del “vino” verdicchio alla canapa. Tra i piatti tipici di Cingoli spicca anche la pizza di formaggio, la ricotta salta, le ciambelle e la salvia fritta.
I frascarelli, un piatto di origine contadina fatto con farina e riso, la classica polenta, il ragù di tartufo o i frittelli, un dolce tipico di carnevale. I cavallucci, sono un dolce di origine contadina che risale al medioevo, fatto con noci, nocciole, sapa, cannella e frutta canditi
La serpe è un altro dolce tipico del periodo natalizio a forma di serpente. La ricetta ha origini antichissime e si tramanda di generazione in generazione. Un tempo veniva preparato nei giorni di festa dalle Monache Clarisse nel monastero del paese. E’ un dolce sostanzioso da abbinare con vino cotto o vino di visciola.
Come raggiungere Cingoli, il balcone delle Marche
Cingoli si trova nell’entroterra marchigiano, in provincia di Macerata, a 631 metri sul livello del mare, anche per questo le viste dalla sua terrazza panoramica sono incantevoli.
Da Loreto si raggiunge in meno di un’ora. Noi solitamente passiamo per Recanati, Montefano, Osteria Nuova, fino a Cingoli. Da nord o sud Italia, prendi la A14 ed esci al casello di Loreto – Porto Recanati e poi procedi lungo la Strada Statale.
Nella Mappa trovi segnati i luoghi di cui abbiamo parlato in questo articolo: il centro storico di Cingoli e tutto quello che c’è da fare e vedere nei dintorni: lago, cascatelle, musei e percorsi nel verde.
Dopo la vittoria come Borgo dei Borghi 2026, Cingoli sta vivendo una nuova fase di valorizzazione turistica. Il consiglio è di visitarlo ora, prima che diventi una meta troppo affollata, per goderti appieno la sua autenticità.
N.B. Tutte le foto sono di proprietà di Ale Carini e di Ivan Balducci ©2017-2026. Vietato ogni uso.

2 comments
ottimo
Grazie per il suo feedback.