Tra i luoghi insoliti da scoprire nelle Marche ti suggerisco di non perdere il Santuario di Santa Sperandia, dedicato alla patrona della città di Cingoli.
E’ un luogo di bellezza, silenzio e riflessione ideale per gli appassionati di arte, itinerari religiosi e architettura. Il suo stile barocco cattura lo sguardo e varcata la soglia, resterai stupito della sua bellezza. Hai già dato uno sguardo al nostro reel su instagram? Ti portiamo dentro a Santuario con noi.
Santa Sperandia fu riconosciuta come Santa della Chiesa nel 1635 e il suo corpo incorrotto, si conserva da sette secoli in una cappella del Santuario a lei dedicata.



Chi era Santa Sperandia
Sperandia nacque a Gubbio nel 1216 da due nobili molto devoti, che infusero nel cuore della figlia l’amore a Dio. Già in tenera età, vinte le opposizioni dei genitori, Sperandia vestì l’abito di penitente e lasciò la casa di famiglia.
Nella solitudine dei monti vicino Gubbio, decise di vivere una vita di penitenza, povertà, preghiera e carità. Percorse l’Umbria e le Marche ritirandosi di tanto in tanto in luoghi solitari, dedicando la sua vita alla contemplazione.
Si recò anche a Roma e si dice che venne ricevuta dal Papa che le regalò due stivaletti: uno è conservato nella cameretta dove è vissuta, l’altro a Serralta. Questi pellegrinaggi aumentarono il suo amore per Gesù. Sperandia amò tutti indistintamente e convertì anche i peccatori con i suoi prodigi.
Si ritirò nelle grotte di monte Acuto, dove trascorse un lungo periodo di penitenza. Passò a Cingoli gli ultimi anni della sua vita consolando e beneficando tutti.
Santa Sperandia morì l’11 settembre del 1276. Tanto in vita che in morte operò miracoli e ottenne grazie singolarissime come: il miracolo delle ciliegie; la pace tra Cingoli e Jesi; la concordia tra i cittadini di Recanati; moltissime guarigioni istantanee avvenute a Cingoli e in tanti altri luoghi.






Accenni alla storia del Santuario di Santa Sperandia
Si ignorano le origini del Santuario, ma già in alcuni documenti del XIII e XIV secolo si parla di una chiesa e di un monastero dedicati a Santa Sperandia.
Il monastero si è formato nel corso dei secoli, intorno a un primo impianto monastico benedettino, già esistente nel luogo dedicato a San Michele Arcangelo. La Chiesa fu consacrata nel 1560 dal Vescovo di Caorle Monsignor Egidio Falcetta.
Nel 1525 costruirono la cappella dove trasferirono il corpo incorrotto di Santa Sperandia, che dal 1278 era custodito nell’altare maggiore. Il restuaro della cappella di Santa Sperandia nel 1621 si deve a Monsignor Pietro Giacomo Cima, che la fece adornare con statue e stucchi ad altorilievo che raffigurano la gloria della Santa.
La cappella è a pianta quadrangolare e sopra l’arco è raffigurato lo stemma della famiglia Cima, con un cartiglio che recita: “Non vidit corruptionem” ovvero, non ha subito la corruzione. Un chiaro riferimento al corpo incorrotto di Santa Sperandia.
Annibale Ricca, un facoltoso cingolano, fece realizzare in marmo una nuova urna per esprimere la sua devozione alla santa.
Il Santuario di Santa Sperandia fu restaurato e abbellito più volte nel corso degli anni fino ad assunse le forme barocche che si ammirano oggi. La facciata in laterizio presenta una superficie movimentata molto bella da ammirare, che oltre ad essere elegante, da l’impressione di un movimento fluttuante.


Gli interni del Santuario di Santa Sperandia
Varcato l’elegante portale d’ingresso ci si trova difornte ad una bellezza che difficilmente si immagina vedendo il Satuario dell’esterno. Entrando ci si immette in un nartece a pianta ottagonale con due pilastri cruciformi al centro, coperto con sei campate voltate a crociera.
Il Santuario è dominato dal colore bianco, ricchi stucchi, splendidi quadri e una luce magnifica. Regna la pace e si percepisce un senso di serenità che permea ogni cosa.
La splendida orchestra in legno finemente intagliato è attribuita alla bottega di Cosmo Scoccianti. Nella cantoria spicca un organo del 1773 di Gaetano Antonio Callido. Nell’atrio della chiesa c’è una piccola edicola costruita per proteggere un affresco della Madonna col Bambino.
Sull’altare maggiore lo splendido dipinto di Pier Simone Fanelli, raffigurante il Miracolo delle ciliege, compiuto da Santa Sperandia. Tra le altre tele in mostra la Madonna col Bambino e Santi di Antonio da Faenza dove è raffigurata Maria Vergine col Bambino in gloria, Sn Benedetto da Norcia e Santa Sperandia mentre riceve da un angelo un cestino di ciliegie.
I dipinti nelle vele della cappella dell’altare maggiore raffigurano Speranza, Umiltà, Purezza e Fede mentre i due ovali ai lati dell’altare, raffigurano Santa Sperandia penitente in una grotta e l’Esaltazione del corpo di Santa Sperandia.
L’altare di Santa Francesca Romana è sormontato da una grande pala inserita in una fastosa cornice di stucco posta all’interno di un nicchione archivoltato a tutto sesto con cornice classicheggiante.
Resta connesso con noi su Instagram, Facebook, Pinterest e Trip Advisor – per contenuti esclusivi, consigli pratici e tips di viaggio. Se i nostri contenuti ti sono stati utili e vuoi supportarci, puoi offrirci un caffè su Ko-fi o prenotare usando i nostri link affiliati per aiutarci a continuare a creare guide pratiche e ispirazioni per i viaggiatori.



Il miracolo delle ciliegie
Come accenavo poco fa, Santa Sperandia scelse una grotta sul monte Acuto per trascorrere alcune anni in solitudine per poi raggiungere il monastero benedettino di Cingoli, dove rimase fino al giorno della sua morte.
Durante l’inverno alcuni operai stavano lavorando alla ristrutturazione della chiesa e del convento, quando Santa Sperandia si avvicinò chiedendo loro se potesse aiutarli in qualche modo. Scherzando, uno dei muratori le disse: “O Madre, gradiremmo delle ciliege”.
Tutti restarono sbigottiti quando Santa Sperandia si assentò per qualche istante tornando con un cesta di ciliege fresche. Il culto della Santa crebbe e si legò non solo ai suoi miracoli ma anche alle doti di guarigione che manifestò in vita.
Visita la nostra sezione Marche se stai organizzando un viaggio da queste parti. Trovi itinerari, borghi, curiosità, luoghi sacri e tanti spunti per arricchire la tua avventura
L’eremo e altri miracoli
Ancora oggi pellegrini e turisti si recano sul monte Acuto, per visitare l’Eremo di Santa Sperandia. Questa grotta sacra si trova nascosta in mezzo ai boschi, ma si raggiunge in pochi minuti, partendo da uno spiazzo erboso vicino alla torre della Roccaccia. Lasciata l’auto tiaspettano 20 minuti di camminata lungo un sentiero e ben 430 gradini prima di raggiungere l’Eremo.
Lungo il percorso potresti scoprire l’acqua di Santa Sperandia: un buchetta scavata nella roccia, che rimane piena d’acqua anche durante le siccità. La leggenda narra che si sia riempita per aiutare Santa Sperandia durante il suo periodo di isolamento.
