Il mio primo viaggio on the road è stato in Grecia, quando avevo diciannove anni e partivo per la prima volta all’estero con un gruppo di amici. Era il tempo delle macchine fotografiche analogiche e dei cellulari che scattavano immagini quasi irriconoscibili; soprattutto, era un periodo in cui vivevo il viaggio con entusiasmo, senza interrogarmi troppo sul mio modo di conoscere un luogo.
Solo negli anni ho capito che quell’esperienza aveva segnato l’inizio di qualcosa e cambiato per sempre il mio modo di viaggiare: da allora i road trip sono diventati il mio modo preferito di esplorare, perché mi permettono di scegliere il ritmo, seguire una deviazione e scoprire che, a volte, ciò che si incontra lungo il percorso conta quanto la destinazione.
Poi dopo alcuni anni ho incontrato Ivan, che ama questo tipo di viaggio forse anche più di me e insieme abbiamo iniziato a scoprire il mondo con curiosità e stupore. Più chilometri percorrevamo, più la strada diventava la nostra compagna di viaggio – un’amica da cui imparare sempre qualcosa.
Viaggiare mi ha fatto crescere, scoprire nuove culture, imparare e certamente mi ha fatto mettere in gioco. Anche se credo che un viaggio on the road possa essere un’esperienza da provare almeno una volta, devo riconoscere che non è adatto a tutti. Il modo di viaggiare che scegliamo dipende dal nostro carattere, dal momento della vita che stiamo attraversando e dalle nostre esigenze. Non ci sono viaggi perfetti ma solo il viaggio perfetto per te!

Quando anche la strada diventa parte del viaggio
Uno degli aspetti che amo di più dei viaggi on the road è che il percorso non è soltanto il tratto da affrontare per raggiungere una destinazione. La strada diventa parte dell’esperienza: cambia il paesaggio, suggerisce soste non previste e permette di osservare il territorio con maggiore continuità.
Durante uno on the road in Scozia che ho fatto con Ivan ci è capitato spesso di rallentare per seguire una strada panoramica, fermarci davanti a uno scorcio inatteso o deviare verso un piccolo villaggio che non avevamo inserito nell’itinerario. Sono proprio questi momenti, difficili da programmare in anticipo, a rendere ogni percorso diverso da quello immaginato prima della partenza.
Viaggiare on the road permette di raggiungere luoghi che spesso restano fuori dagli itinerari più conosciuti: piccoli centri, strade secondarie, punti panoramici e territori poco collegati dai mezzi pubblici. Non significa evitare a ogni costo le mete più conosciute, ma lasciare spazio anche a ciò che si trova tra una tappa e l’altra e scoprire luoghi che non avevamo previsto.
In Baviera, per esempio, un abitante del posto ci ha consigliato di visitare un piccolo villaggio che non avevamo incluso nel nostro itinerario. Quella deviazione ci ha fatto scoprire una festa locale, tra musica, balli e piatti tradizionali. Non era una tappa pianificata e probabilmente non l’avremmo scoperta senza quel suggerimento. È anche questo che cerchiamo in un viaggio on the road: la possibilità di accogliere un incontro o un consiglio e permettere all’itinerario di cambiare forma.

Viaggiare senza rincorrere il tempo
Un altro aspetto che amo dei viaggi on the road è la possibilità di gestire il tempo con maggiore libertà. Questo non significa necessariamente partire senza un itinerario o ignorare prenotazioni e orari, ma poter decidere quanto fermarsi in un luogo senza vivere il viaggio come una corsa continua verso la tappa successiva.
Sono una persona curiosa: mi piace osservare, scattare fotografie e concedermi il tempo necessario per conoscere ciò che ho davanti, soprattutto quando non so se avrò occasione di tornare. Ho partecipato anche a escursioni organizzate interessanti e ben costruite, ma quando posso preferisco seguire il mio ritmo, senza dover controllare continuamente l’orologio.
Nella vita quotidiana siamo spesso costretti a correre tra appuntamenti, impegni e scadenze. In viaggio, invece, cerco uno spazio diverso: voglio potermi fermare più a lungo se un luogo mi coinvolge, cambiare programma oppure rinunciare a una tappa che non mi trasmette ciò che immaginavo.
Uno dei viaggi più belli che ricordo è stato un on the road in Scozia nel 2008. Non avevamo prenotato gli alloggi e decidevamo giorno per giorno dove fermarci, seguendo la strada e le sensazioni del momento. Oggi probabilmente organizzerei alcune parti con maggiore anticipo, ma quella libertà ha contribuito a rendere il viaggio indimenticabile.
Anche una deviazione di poche ore può cambiare il ricordo di un itinerario. Tornando dalla Francia, per esempio, siamo rimasti colpiti da un piccolo paese svizzero incontrato lungo il percorso e abbiamo deciso di fermarci a visitarlo. Non era previsto, ma avere la possibilità di modificare il programma ci ha permesso di accogliere quella scoperta senza viverla come un ostacolo alla tabella di marcia.
Ogni persona è un mondo a sé ed è felice in modi del tutto diversi. E tu: cosa ti spinge a viaggiare?

Immergersi nel paesaggio
In un viaggio on the road non si attraversa semplicemente un territorio per raggiungere una destinazione: ci si entra dentro, chilometro dopo chilometro. Il paesaggio cambia davanti agli occhi, accompagna il percorso e diventa parte integrante dell’esperienza.
È proprio questo uno degli aspetti che amo di più: osservare come mutano la luce, la vegetazione, le architetture e le strade, percependo gradualmente il passaggio da un luogo all’altro. Il viaggio non comincia quando si arriva alla tappa prevista, ma molto prima, lungo tutto ciò che la precede.
Durante uno dei nostri itinerari verso la Polonia, per esempio, siamo rimasti colpiti dai paesaggi incontrati lungo il percorso e abbiamo deciso di modificare il programma, concedendoci una sosta aggiuntiva. È in momenti come questo che la strada smette di essere soltanto uno spazio da percorrere e diventa una parte centrale del viaggio.
Viaggiare in auto permette di fermarsi davanti a un panorama, seguire una strada secondaria o cambiare direzione quando qualcosa attira la nostra attenzione. Non sempre è possibile affrontare l’intero itinerario on the road, soprattutto quando la destinazione è lontana o il tempo a disposizione è limitato. In questi casi, una volta arrivati, preferiamo spesso noleggiare un’auto per esplorare il territorio con maggiore autonomia.

Affrontare gli imprevisti lungo la strada
Per quanto un viaggio on the road possa essere organizzato nei dettagli, gli imprevisti fanno parte dell’esperienza. Una strada chiusa, un guasto, un ritardo o una prenotazione sbagliata possono modificare il programma e costringerci a trovare rapidamente una soluzione.
Da psicoterapeuta ho constatato negli anni, che non tutte le persone reagiscono allo stesso modo quando qualcosa non va come previsto. Per alcuni cambiare itinerario è quasi naturale, mentre per altri può diventare una fonte di ansia e preoccupazione. Questo non significa che per viaggiare on the road sia necessario partire senza programmi: al contrario, una buona pianificazione può aiutare ad affrontare meglio ciò che non possiamo prevedere.
Durante un viaggio lungo la strada romanitica in Baviera, dopo circa otto ore di strada la nostra auto si è guastata. Era agosto e non riuscivamo a trovare un’officina aperta nelle vicinanze. Grazie all’aiuto telefonico del nostro meccanico siamo riusciti a rientrare a casa, affrontando altre otto ore di viaggio, per poi ripartire il giorno successivo.
Un’altra volta, in Scozia, ci siamo accorti di non aver prenotato l’alloggio per una notte. Abbiamo quindi cercato una sistemazione direttamente lungo il percorso, seguendo i cartelli “room available” esposti fuori dai bed and breakfast. Non è stata la situazione ideale, ma ci ha ricordato quanto sia importante mantenere una certa flessibilità e non lasciarsi bloccare quando il viaggio prende una direzione diversa da quella prevista.
Anche gli imprevisti possono insegnarci qualcosa sul nostro modo di viaggiare: mostrano quanto siamo disposti ad adattarci, quali aspetti abbiamo bisogno di controllare e quanto margine vogliamo lasciare all’incertezza.
Anche se penso che ognuno di noi debba provare l’emozione di on the road, almeno una volta nella vita, resistenze personali, particolari momenti di vita ci cambiano e modificano le nostre scelte – ti parlo dei 5 motivi per non fare un viaggio on the road in questo approfondimento.
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Costruire un viaggio più personale
Un viaggio on the road offre una grande libertà anche nella costruzione dell’itinerario. Possiamo combinare città, paesaggi naturali e piccoli centri, scegliere le tappe in base ai nostri interessi e dedicare più tempo ai luoghi che ci incuriosiscono davvero, senza dover seguire un programma pensato da altri.
In alcuni casi, partire in auto rende anche più semplice organizzare una fuga all’ultimo momento: si preparano i bagagli senza preoccuparsi troppo del peso e si parte quando si sente il bisogno di cambiare aria. Questo, però, non significa che un road trip sia necessariamente economico. Carburante, pedaggi, parcheggi, noleggio e assicurazioni possono incidere molto sul budget, soprattutto nei viaggi più lunghi.
Organizzare in autonomia permette comunque di confrontare le diverse possibilità, scegliere dove investire e adattare le spese alle proprie priorità. Per noi il vero vantaggio non è risparmiare a ogni costo, ma avere maggiore controllo sulle scelte e costruire un viaggio che rispecchi il nostro modo di esplorare.
Anche il compagno di viaggio ha un ruolo importante. Trascorrere molte ore insieme, condividere spazi ridotti e prendere continuamente decisioni richiede sintonia, capacità di comunicare e una certa disponibilità al compromesso. E’ sempre una buona idea per una coppia viaggiare? La stessa avventura può essere entusiasmante oppure diventare faticosa, a seconda delle persone con cui la condividiamo.
N.B. Tutte le foto sono di proprietà di Ale Carini e di Ivan Balducci ©2017-2026. Vietato ogni uso.
