Mondolfo e Marotta vanno a braccietto e se pur diversi, sono legati a doppio filo come se fossero due metà in una solo pezzo e sono entrambi da scoprire. L’antico borgo fortificato di Mondolfo è intrecciato con la tradizione marinara di Marotta.
Mondolfo è uno dei Borghi più Belli d’Italia nelle Marche e Marotta è un comune Bandiera Blu delle Marche. Ha già dato un’occhiata alla storie in evidenza su Instagram che abbiamo postato live?
Il vessillo comunale dove spiccano i clori blu e oro sintetizza le vicende di un antico Castello, sorto al declinare dell’impero romano. Il blu richiama il mare mentre il giallo, il grano e le colline. Scopriamo cosa fare e perchè visitare Marotta e Mondolfo nelle Marche.

Cosa troverai in questo articolo
Il Complesso Monumentale Sant’Agostino a Mondolfo
Appena fuori dalle mura del Castello di Mondolfo, sorge il Complesso monumentale di Sant Agostino, con il suo ampio convento e con la maestosa chiesa di Santa Maria. La chiesa probabilmente esisteva già alla fine del duecento quando giunsero gli Agostiniani.
La posizione della chiesa era ideal per autare la popolazione del luogo ed accogliere viandanti e pellegrini. Nella Chiesa già nel 1427 era presente una cappella dedicata a Sant Antonio Abate, protettore appunto dei pellegrini.
La comunità era legata a questo luogo che il Comune ricostruì dopo i danneggiamenti causati dalle varie guerre del periodo. Il convento godè di un periodo di grande splendore tra il 1490 e il 1530.
Nel 1586 iniziarono i lavori di ampliamento e le famiglie più in vista della nobiltà fecero a gara per adornare i propri altari con opere realizzate dai più illustri maestri del loro periodo. L’avvento dell’ottocento diede avvio al declino della del convento che chiuse definitivamente nel 1861.



La chiesa di Sant Agostino
L’attiguo spazio conventuale è denotato da due ampi cortili: il seicentesco chiostro che presenta lunette affrescate con Storie di S. Agostino del XVII secolo e il cortile del lavoro, dove si trovavano i magazzini. Un tempo si accedeva al Convento attraverso due ingressi, quello Maggiore e quello Napoleonico, ormai soppressi.
Oggi numerosi spazi del complesso conventuale sono utilizzati per eventi culturali. Si accede alla Chiesa Monumentale di Sant Agostino, attraverso tre eleganti portali scolpiti in arenaria. La navata è unica con volta a botte e lungo le pareti ci sono dodici altari scolpiti e dorati, impreziositi da resti di pitture murali. Nella controfacciata una maestosa cantoria e un organo.
La chiesa è piena di opera d’arte e ricca di decori. Appena entrati sulla sinistra vedrai l’Adorazione dei Pastori e poi la tela di San Carlo Borromeo, con un piccolo quadro con il volto della Madonna Addolorata, sopra la tela. Il terzo altare espone la statua policroma di un Crocifisso mentre sul quarto altare puoi ammirare la Crocifissione.
La tela con la Vergine e i Santi Lorenzo e Stefano spicca sopra il quinto altare e poi ancora la Madonna della Cintura, con Santa Monica e Sant Agostino. Il presbiterio introduce all’abside della chiesa, dove lo spazio è occupato dal grande coro del ‘700 in radica di noce.
La cappella di San Nicola, ospita la grande statua lignea del Santo e sulle pareti la tela del Miracolo di San Nicola e la Vergine col Bambino e i santi. Il primo altare di questa cappella conserva due capolavori: una lunetta raffigurante Madonna con Bambino e due angeli adoranti, di Iohannes Hispanus, parte di un quadro più grande andato disperso e la grande pala raffigurante la Madonna della Gatta, opera della Bottega di Federico Barocci.


Il Museo Civico di Mondolfo
In un’ala del chiostro di Sant’Agostino, si trova il Museo Civico di Mondolfo che in diverse sale ripercorre la storia del territorio dall’arte preistorica al novecento.
Nelle teche puoi ammirare contenuti e manufatti che scandiscono il passare del tempo come: i ritrovamenti preistorici presso la Fonte Grande; alcuni reperti provenienti dal Castello; la giubba del garibaldino Gaetano Alegi e i Pupi del Calvario, che sono sagome raffiguranti i personaggi utilizzati il Venerdì Santo per la rappresentazione della Passione.
Tanti sono i segni e gli oggetti che testimoniano la tradizione artigiana nel corso dei secoli.
Degna di nota l’antica macchina oraria, realizzata per l’orologio della Torre Civica da Pietro Mei e Angelo Galli nel 1858, che scandisce il tempo secondo le ore gallicane come gli attuali orologi.
Questo antico “orologio” è dotato di meccanismo per il suono delle ore, dei quarti; la ricarica avviene manualmente, attraverso manovella con appositi pesi. Nel 1926 Edoardo Marconi aggiungese la lancetta per i minuti.
Noterai certamente Salendo le scale si ammira la stanza che ospita la Memoria della Fisarmonica, che evoca con pezzi originali una bottega artigiana e poi la Collezione “Natale Patrizi” conosciuto come Agrà. Sono in mostra oggetti di lavoro quotidiano, antiche sedie

La piazza del Comune e la Torre civica di Mondolfo
Proseguendo la nostra passeggiata fotografica ci siamo diretti verso la scalinata della Piazza del Comune e da qui abbiamo iniziato l’esplorazione del borgo. La piazza ospita il Palazzo Comunale e la torre civica e anche la Collegiata Santa Giustina. Il potere dello Stato e della Chiesa racchiusi insieme in uno spazio ristretto.
L’esterno del palazzo Comunale è stato costruito utilizzando i mattoni recuperati dall’antica sede comunale, distrutta da un terremoto nel 1930. Una cornice corre lungo la parte alternando bassorilievi raffiguranti mostri mitologici, il cui scopo era quello di incutere timore al nemico.
In alto sulla torre si nota la merlatura guelfa, che racchiude l’orologio e le campane. In cima sventola il vessillo comunale di Mondolfo, caratterizzato da due bande uguali dai colori oro e azzurro di cui ti ho già spiegato il significato.
All’interno della cella campanaria, si trova il campanone chiamato San Gervasio, dedicato al co-patrono di Mondolfo che dovrebbe suonare ogni volta che si tiene il Consiglio comunale. Anticamente suonava per scongiurare le conseguenze dei temporali.
Per finire notiamo lo scudo in pietra sorretto dalla bocca di un leone con lo stemma comunale che mostra la doppia scala d’ingresso che conduce al loggiato esterno del Palazzo. Nei pressi delle tre porte d’accesso all’edificio, c’è un grande stemma con le insegne roveresche, risalente al XV secolo e un frammento lapideo proveniente rocca di Mondolfo.
I ragazzi dell’Archeoclub Italia Mondolfo ci hanno accompagnato durante la photowalk nel centro storico. Indossando costumi d’epoca hanno sfidato i 35 gradi e ci hanno fatto conoscere la storia dell’antico castello, con la sua armeria e il Belvedere per poi perderci tra i profumi e i colori dei giardini della Rocca.

Il belvedere del castello e l’armeria
il castello di Mondolfo è frutto del genio militare dell’architetto Francesco di Giorgio Martini, di origini senesi. Una duplice cortina muraria rendeva la città una macchina da guerra. Il Castello sorge nei pressi del Belvedere uno dei luoghi più panoramici di Mondolfo dove è possibile ammirare un ampio panorama sull’Adriatico, fino al monte Conero ad Ancona.
Qui venne edificato il Castello porprio per la sua posizione dalla quale era possibile tenere tutto sotto controllo. Affacciandoti dalle mura puoi vedere il borgo del Montsario che oggi si chiama Largo Neviera, perchè un tempo qui c’era una stanza dove veniva conservata la neve.
Queste piccole casette erano abitate dalle persone più umili e presenta le tipiche strade in acciottolato, un materiale preso nei torrenti della zona dalle donne e dai bambini.
L’armeria del castello ha sede in uno spazio ricavato lungo le mura urbiche. Conserva una vasta gamma di repliche di armi del Medioevo e del Rinascimento. Lungo i camminamenti di ronda si possono ammirare pure repliche di antichi pezzi d’artiglieria, come il Bastione di S.Anna o la piazzuola nell’area del Belvedere del Castello.

Il bastione Sant’Anna
Nel 1517 Mondolfo subì l’invasione delle truppe di Lorenzino de’ Medici, che scavarono una mina-galleria sotto il torrione “del forno” provocando un’esplosione tale da sitruggere la fortificazione della città.
Quando le truppe di Lorenzino de’ Medici assediarono Mondolfo nel 1517 la torre fu irrimediabilmente danneggiata. Per adeguare il Castello all’avvento delle armi, nella metà del XVI secolo venne costruito lungo la cortina muraria il Bastione di S. Anna.
Il Bastione è sagomato in modo da essere più spazioso delle vecchie torri e consentire l’alloggiamento di un numero maggiore di pezzi d’artiglieria.
Cessata la sua funzione militare il Bastione divenne il giardino del Monastero di Sant Anna – da cui il nome Bastione S. Anna. Era il luogo di preghiera e di lavoro dove le monache custodivano il proprio orto e accudivano il giardino, completo di una limonaia. È da qui che nasce l’attuale Giardino martiniano.
Il centro storico di Mondolfo è ricco di angoli interessanti tutti da scoprire a partire addentrandosi tra vicoli assopiti dal tempo, parchi e palazzi.


Parco della Rimembranza
Tutti sostennero la realizzazione del Parco della Rimembranza e alla costruzione del Monumento ai Caduti di Mondolfo.
Il monumento del Parco della Rimembranza è opera dello scultore perugino Torquato Tamagnini che creò una scala doppia di accesso al Parco, collocando al centro il monumento. Fu invece Alfredo Trenti a ridisegnare l’area dell’ex Orto degli agostiniani, davanti al frequentatissimo campo del Gioco del pallone col bracciale, per poter costruire il Parco della Rimembranza.
Sullo sfondo Tamagnini pose 77 alberi di leccio, uno per ogni soldato mondolfese morto nella guerra 1915- 1918, quasi in un simbolico abbraccio verso il fante che, al centro del monumento, impugna la bandiera italiana.
Nell’agosto del 1926 sono stati innaugurati il Parco della Rimembranza e il Monumento ai Caduti, con aiuole ricche di fiori e al centro la stella simbolo dello Stato. Nel 1927, gli alunni delle scuole elementari hanno creato la Guardia d’Onore e successivamente è stata aggiunta la Fiaccola Votiva.
Di fronte al parco, il campo del “Gioco del pallone col bracciale”, uno sport classico delle corti rinascimentali, amato anche da papi, cantato da poeti e diffuso sino agli albori del secolo scorso.

Il Laboratorio di Filippo Sorcinelli
Terminata la visita del centro storico ci siamo diretti verso un luogo molto particolare: il laboratorio dell’artista Filippo Sorcinelli, una sorta di stanza dell’alchimista.
Famoso artista underground, organista e iconoclasta Sorcinelli è conosciuto per essere il sarto dei Papi. Ha scelto di tornare a vivere a Mondolfo per portare la sua ventennale esperienza, tra musica, arte e profumi.
Visitare il suo laboratorio è stato un viaggio attraverso i cinque sensi e i suoi ricordi d’infanzia. Un’esperienza sensoriale unica nel suo genere. Cinque collezioni raccontano la sua vita, le sue esperienze e le sue emozioni. Le ultime creazioni sono interamente dedicate alle Marche.




Marotta
Scendendo verso la costa ci siamo diretti in autobus a Marotta, una vivace località di mare di origini romane e meta di villeggiatura. L’Associazione Culturale Chiaro Scuro di Marotta da qualche anno crea arredi urbani con la tecnica del mosaico TRENCADIS con materiali di recupero.
Il primo mosaico realizzato nella parete di Villa Valentina (dove si trova l’Ufficio del Turismo) raccontadi due aspetti dello stesso territorio, il sorgere del sole sul mare di Marotta, fino al tramonto in collina dietro al Castello di Mondolfo.
Tutti i muretti del lungo mare sono stati abbelliti attraverso questa tecnica e sono uno più bello dell’altro! Sia turisti che artisti possono partecipare alla realizzazione di questi coloratissimi mosaici, che splendono sotto il sole di Marotta.

I Garagoi di Marotta
La tappa finale della nostra passeggiata ci ha portati alla scoperta dei Garagoi. Grazie alla Pro Loco di Marotta abbiamo scoperto la storia e la preparazione del piatto tipico Marottese.
Il Garagolo è un mollusco commestibile che vive a circa 8 miglia dalla costa, in fondali sabbiosi e fangosi nel tratto di mare che va da Rimini ad Ancona. La tradizione dei garagoi è così sentita che dal 1948 la Sagra dei Garagoi è un appuntamento imperdibile nel mese di aprile per far conoscere Marotta e le sue peculiarità turistiche.
Ogni mollusco va “sbroccato” e “sculato” per prepararlo a dovere. Con una tenaglia si toglie la parte anteriore del mollusco che dopo viene lessato con acqua aromatizzata al finocchio selvatico; solo alla fine viene tolta la punta posteriore. Vengono cucinati con una semplice ma gustosa ricetta marinara.
Ovviamente ad oguno di noi è stato offerto un piatto di Garagi occompagnato da un buon vino bianco e del pane per fare la scarpetta! In tutta onestà non sono una grande amante dei molluschi, li ho assaggiati, ma non sono il genere di piatto che amo degustare!
Tra noi invece c’erano davvero molte persone che si sono leccati i baffi, tanto erano buoni. Quando si tratta di cibo, ovviamente è solo una questione di gusti personali. A te piacciono?

Le Marche offrono angoli incantati e nascondono borghi tra i più belli d’Italia, uno di questi è Moresco. Hai mai fatto un viaggio nelle Marche? Cosa hai visto della nostra bella regione? Scrivici nei commenti e se vuoi raccontaci la tua esperienza.
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Si ringrazia per questa passeggiata fotografica a cui abbiamo partecipato in qualità di ambassador per #destinazionemarche: Regione Marche, la Fondazione Marche Cultura e il suo Social Media Team e il Comune di Mondolfo.
N.B. Tutte le foto sono di proprietà di Ale Carini e di Ivan Balducci ©2017-2025. Vietato ogni uso.
