Se ami la natura, i paesaggi selvaggi, le scogliere e gli animali, questo trekking nella Riserva Naturale di Hermaness sull’isola di Unst sarà un’esperienza indimenticabile. Camminerai su una vasta brughiera aperta, passando accanto a costoni di rocce vertiginose. Ti sembrerà di perderti nel nulla, eppure, non sarai mai stato così connesso con tutto ciò che ti circonda.
Le viste dalla Riserva Naturale Hermaness si estendono attraverso il Nord Atlantico e lo sguardo si perde all’orizzonte: questa camminata, toglie letteralmente il respiro, te lo assicuro.
Abbiamo voluto fortemente intraprendere questo trekking, tanto che ci siamo ritrovati a camminare per ore sotto una pioggia battente, completamente zuppi nonostante i vestiti impermeabili. Ne è valsa la pena? Senza dubbio!
Non abbiamo pensato neppure per un istante di tornare indietro. E poi, quando il sole ha fatto capolino nel cielo, il paesaggio si è trasformato in qualcosa di indescrivibile. Non lo dimenticheremo mai.



Cosa troverai in questo articolo
Dove si trova la Riserva Naturale di Hermaness (Unst, Isole Shetland)
Fra i tanti trekking da fare nelle isole Shetland, quello che porta alla Riserva Naturale di Hermaness su Unst, l’isola abitata più a nord di tutto il Regno Unito, è imperdibile. Un luogo indimenticabile, solitario, struggente, e che graffia l’anima.
Hermaness è il promontorio più a nord dell’isola di Unst, e ospita una delle più importanti colonie di uccelli marini, gestita da NatureScot. Avvicinandosi a queste magnifiche scogliere attraverso la brughiera scura, nulla ti lascerà intuire quello che ti attende: nessun rumore di onde che si infrangono, nessuna vista sul mare, fino a quando non raggiungerai il precipizio, rimanendo senza fiato.
Di fronte a Hermaness, si staglia un gruppo di rocce conosciute come “Da Waithing Skerries”. La più importante è Muckle Flugga con il suo iconico faro bianco arroccato in cima: un miraggio vederlo apparire dopo il lungo trekking per arrivare fino a qui.

Fauna e biodiversità di Hermaness
Le scogliere, esposte e frastagliate, si innalzano fino a 170 metri sul livello del mare e pullulano di vita: sule, fulmari, urie, gazze marine e tridattili sono solo alcune delle specie presenti. Qui nidificano oltre 100.000 uccelli marini, tra i più grandi e spettacolari d’Europa, comprese circa 30.000 coppie di sule (gannets), e poi anche gabbiani e, nel periodo giusto, i puffin.
La maggior parte degli uccelli arriva verso la fine di aprile e resta fino ai primi di agosto. Nella riserva nidificano anche 750 coppie di grandi stercorari (great skuas, chiamati in loco bonxie), noti come “pirati del cielo” perché difendono aggressivamente i loro nidi e attaccano chiunque si avvicini troppo.
Leggi la nostra guida su dove vedere i puffin e altri simpatici animali in Scozia.


Come arrivare alla Riserva Naturale di Hermaness per il trekking
Itinerario da Lerwick e collegamenti via traghetto
Da Lerwick, per raggiungere la Riserva Naturale di Hermaness, segui la A970 in direzione nord fino a Voe, poi svolta sulla A968 per Toft. Da qui un primo traghetto ti porterà sull’isola di Yell in circa 20 minuti di traversata.
Arrivato a Yell, segui la A968 fino a Gutcher e imbarcati sul secondo traghetto, che in circa 10 minuti ti porterà al Belmont Ferry Terminal sull’isola di Unst. Qui puoi consultare gli orari dei traghetti per pianificare al meglio la tua visita. Da Lerwick al parcheggio di Burrafirth impiegherai circa 3 ore (salvo imprevisti), traghetti inclusi.


Come raggiungere il punto di partenza del trekking a Burrafirth
Per raggiungere la Riserva Naturale di Hermaness, attraverserai Baltasound e poi percorrerai la single track road che, partendo dal villaggio di Haroldswick, si snoda tra le brughiere del nord-ovest dell’isola, regalando già un assaggio dei paesaggi mozzafiato che ti aspettano.
Lungo la strada (B9086) vedrai anche gli edifici della Burrafirth Shore Station, che un tempo era la stazione del guardiano del faro di Muckle Flugga. Alla fine della strada, un piccolo parcheggio con toilette e pannelli informativi segna l’inizio del percorso per il trekking a Hermaness, punto di partenza ufficiale della tua avventura nella Riserva.


Quando visitare la Riserva Naturale di Hermaness
La Riserva di Hermaness offre spettacoli diversi in base alla stagione. Tra fine aprile e inizio agosto, le scogliere ospitano migliaia di uccelli marini, tra cui sule, urie, gazze marine e puffin. In autunno, la brughiera si tinge di rosso e oro, mentre in inverno regala cieli drammatici e un silenzio surreale.
Se vuoi vivere l’esperienza più intensa, il periodo migliore per visitare Hermaness Nature Reserve è tra maggio e luglio, quando quando il sole di mezzanotte illumina le scogliere popolate dai puffin e l’Atlantico. Tuttavia possiamo dirti che anche ad agosto, nonostante il meteo un po’ inclemente, non ci è certamente mancata l’avventura e ci siamo immersi in scenari incantevoli.
Peccato solamente che le pulcinelle di mare, fossero già migrate.



I percorsi della Riserva di Hermaness: mappa e opzioni
Il parcheggio di Burrafirth è l’unico punto con servizi igienici disponibili, non ne troverai altri nella riserva. Dal parcheggio, parte un sentiero che attraversa la brughiera, conducendo verso nord tra distese fiorite e una moltitudine di cespugli d’erica che, ad agosto, dipingono le scogliere di rosa e viola.
La brughiera è un vero e proprio arazzo di biodiversità, composto non solo di erica, ma anche di camemoro nero, mirtillo di palude, cotton grass, muschi ed erba.
Esistono diverse opzioni di percorso, a seconda di cosa desideri vedere: The Saito Trail (pendenza e difficoltà moderata) e Muckle Flugga Trail (pendenze più ripide, percorso più impegnativo). Per osservare i puffin, giunto in cima alle scogliere, svolta a destra; per le sule, gira a sinistra. Quando appariranno nel cielo questi stormi di gannet danzanti, resterai a bocca aperta: lo spettacolo è incredibile.
I percorsi della Riserva Naturale di Hermaness offrono trekking tra brughiera, torbiere, scogliere e panorami spettacolari sull’Oceano Atlantico. Il percorso completo copre circa 10,5 km e richiede almeno 4/5 ore di cammino. È consigliato avere una discreta preparazione fisica, poiché il percorso, in alcuni tratti, presenta salite e discese impegnative.
La scogliera più alta e verticale di Hermaness è The Neap, che raggiunge i 170 metri sul livello del mare, situata lungo il percorso verso Saito Point. Il lato orientale della penisola è più basso e riparato: le scogliere arrivano fino a 100 metri a nord e solo a 20 metri verso la testa di Burrafirth, dove si apre una splendida spiaggia di sabbia. Hermaness Hill è il punto più alto della riserva, con i suoi 200 metri sul livello del mare.
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Consigli pratici: cosa portare per il trekking a Hermaness
Prima di partire ti suggeriamo di mettere nello zaino qualcosa da bere e mangiare, indossare un robusto paio di scarpe trekking e un abbigliamento waterproof. Porta una mappa per non perderti durante il percorso e fotografa il cartello all’ingresso con le indicazioni.
Non dimenticare di scaricare le mappe off-line sul tuo smartphone, su app come Maps.me o AllTrails, perché la connessione è scarsa da queste parti e potresti non avere il segnale.
Ricorda che a Hermaness il meteo è imprevedibile e può cambiare in pochi minuti: controlla le previsioni meteo prima di partire per il trekking e prepara sempre un piano B.
Abbiamo preso così tanta pioggia all’inizio di questo trekking, che quando il sole è apparso all’improvviso, non riuscivamo a credere ai nostri occhi. È stato davvero un regalo. I vestiti impermeabili sono stati utili, ma non del tutto perfetti: dopo un’ora di pioggia le gambe erano completamente bagnate, mentre i pantaloni di Ivan hanno resistito meglio, pur non essendo completamente asciutti.
Cosa portare nello zaino e comportamento responsabile (checklist pratica)
- Scarponi impermeabili con buona aderenza: il terreno è spesso fangoso
- Vestiti a strati, con abbigliamento antivento e antipioggia
- Guanti e cappello per sole o vento forte
- Non uscire mai dal sentiero segnalato: la brughiera è fragile e protetta per la sua biodiversità
- Porta acqua e snack, non ci sono punti di ristoro nella riserva
- Non gettare la tua immondizia in giro per Hermaness
- Non avvicinarti troppo ai bordi della scogliere, specie se c’è vento forte
- Binocolo o teleobiettivo per osservare gli animali da lontano
- In estate, gli uccelli difendono i nidi con aggressività: tieni le distanze e non spaventare i pulcini

Inizio del trekking alla Riserva: Hermaness Boardwalk Trai e il canto dei bonxie
L’inizio del trekking nella Riserva di Hermaness ti porterà tra brughiere e torbiere, alla scoperta di bonxie, puffin e di paesaggi surreali fatti di silenziosi e fragore allo stesso tempo.
Lasciato il parcheggio, cammina verso nord, fino a raggiungere la passerella di Winnaswarta Dale. Negli ultimi anni, la Riserva di Hermaness ha introdotto un nuovo tratto di passerella in legno sopra le torbiere di Winnaswarta Dale, lunga circa 2 chilometri.
Questa sezione del trekking di Hermaness nelle Shetland è stata realizzata per proteggere l’ecosistema delle torbiere, che rende l’escursione più agevole anche nei periodi di pioggia, quando il terreno diventa fangoso.
L’Hermaness Boardwalk Trail consente di camminare sopra l’habitat delle specie nidificanti, evitando di danneggiare la fragile vegetazione e riducendo l’erosione. Ricorda che a Hermaness, vive la terza colonia più grande al mondo di Bonxie (Stercorario Maggiore). Questo intervento, curato da NatureScot e dalla Shetland Amenity Trust, è uno degli esempi più apprezzati di eco-turismo sostenibile nelle isole Shetland.


Ti sembrerà di camminare nel mezzo del nulla tra scenari lunari e un manto erboso infinito. I fili d’erba danzano al vento e i colori che si riflettono sull’erba sono pazzeschi. Chissà se quando camminerai tra queste distese di erica, qualche Trow sbucherà dal manto della brughiera? Folklore locale a parte, segui sempre il sentiero segnalato e rispetta la meraviglia naturale che ti circonda.
Durante la camminata, fermati anche solo per un momento ad ascoltare il vento e il canto dei bonxie: è qui che inizia la parte più autentica del trekking.
Dopo aver percorso chilometri nell’immensa brughiera, inizierai a scorgere Hermaness nella sua intera magnificenza: uno spettacolo che ti toglierà il fiato e che probabilmente sarà solo per te e una manciata di persone che faranno capolino, apparendo quasi dal nulla.
Il paesaggio cambierà completamente quando raggiungerai la cima delle imponenti scogliere: fai attenzione, il manto erboso è irregolare e ti troverai a 150 metri sopra l’Oceano Atlantico.
La maggior parte delle pulcinelle di mare si trova a nord, in tane scavate da loro o in ex tane di conigli. Circa 25.000 puffin vengono qui a riprodursi tra aprile e inizio agosto, ma purtroppo quando siamo arrivati, a metà agosto, se ne erano già andati. Fortunatamente però abbiamo potuto ammirare gannet e bonxies a volontà.






Stop fotografico a Salto Viewpoint – Riserva di Hermaness
Il sentiero raggiunge la sommità della scogliera a Toolie, offrendo viste spettacolari sul paesaggio costiero aspro e sull’immensità dell’Oceano Atlantico. Una volta raggiunto l’apice, preparati a fare il pieno di bellezza, ma prima di proseguire verso nord, ti suggeriamo di fare una deviazione verso il Salto Viewpoint – poco più a sud.
Lungo la costa occidentale della riserva di Hermaness ogni anno nidificano più di 30.000 coppie di sule sulle scogliere! Il punto migliore per vederle è The Neap, che si incontra lungo il Saito Trail. “Salto Viewpoint” è talvolta indicato anche come “Saito Viewpoint” o “Saito Trail” – per raggiungerlo dal parcheggio impiegherai circa 2 ore.
Probabilmente sentirai l’odore e i richiami degli uccelli molto prima di vederli: il forte odore di pesce del guano e un gorgogliante concerto di suoni. Poi, girando un piccolo promontorio, li vedrai finalmente: migliaia di sule che si contendono il territorio sulle scogliere macchiate di bianco.
Osservarle tuffarsi e aggrapparsi alle scogliere è uno spettacolo straordinario. Le loro discese verticali possono superare le 60 miglia orarie (97 km/h), e il loro cranio è in grado di assorbire l’impatto con l’acqua a tali velocità, frutto di milioni di anni di evoluzione.
Gli abitanti di Unst raccontano che, nelle notti ventose, il rumore delle sule sembra quasi come un coro di sirene che cantano e ammaliano.



La camminata lungo le scogliere di Hermaness
Il trekking prosegue, camminando lungo le scogliere e tenendo il mare sulla sinistra. Il paesaggio lunare non farà altro che enfatizzare la sensazione di essere persi nel nulla. Non c’è un sentiero da seguire, ma ci sono dei paletti di legno nell’erba, che ogni tanto segnalano la via.
Svoltando verso nord a Toolie, il sentiero scende ripidamente in Sothers Dale, passando accanto a un recinto di pietra per le pecore noto come “Setter House”. Le irte salite sono intervallate da qualche ripida discesa, ma la bellezza del paesaggio circostante, ti farà quasi dimenticare lo sforzo che stai facendo: scogliere imponenti, erba soffice, tante pecorelle e nel giusto periodo dell’anno migliaia di puffin – che noi purtroppo non abbiamo visto!
Qui avrai la possibilità di vederli da molto vicino, un pò come ci è capitato a Sumburgh Head: l’emozione è fortissima! Mi raccomando presta attenzione a non avvicinarti troppo al bordo delle scogliere perché può essere pericoloso e a rischio di frana.
La riserva naturale di Hermaness è un posto unico al mondo che da solo vale un viaggio fino alla remota isola di Unst. Ti graffia l’anima, ti resta dentro e lascia un’impronta indelebile nell’anima che sa di nostalgia, stupore e incredibile bellezza.
Le scogliere rivelano anche parte della spettacolare geologia di Hermaness, con vene contorte di granito rosa che serpeggiano attraverso lo gneiss grigio, formatosi in seguito a un intenso calore e pressione su quelli che un tempo erano sabbie ricche di quarzo.
Il promontorio di Hermaness, infatti, è costituito principalmente da gneiss di Lews e scisto, che sono tra le rocce più antiche d’Europa con un’età di circa 3 miliardi di anni. Sono state scolpite dalla forza dell’Atlantico, creando faraglioni, grotte, archi naturali e fenditure ripide note come geos.

Muckle Flugga Lighthouse e Out Stack: l’ultima parte del trekking a Hermaness
Nel frattempo, la pioggia aveva iniziato a rallentare, concedendoci un po’ di tregua. Esausti ma felici, abbiamo proseguito la salita e, dopo aver preso un lungo respiro, ci siamo fermati in silenzio a contemplare Muckle Flugga e il suo iconico faro bianco arroccato sulla roccia scura.
Chiunque arrivi fin qui sogna di vederlo da vicino: Muckle Flugga Lighthouse è il faro più a nord di tutta la Gran Bretagna, situato a circa 1,6 km dalla costa, su uno scoglio alto 60 metri sul livello del male – spesso viene indicato come “il faro ai confini della Gran Bretagna”. Da Hermaness lo si può vedere bene nelle giornate limpide, al termine del sentiero costiero.
Al di là di Muckle Flugga puoi vedere “Da Shuggi” o Out Stack, il punto più a nord della Gran Bretagna, conosciuto come The End of Britain, dove lo sguardo si tende fino al Polo Nord.
Raggiungerlo con lo sguardo, dopo ore di cammino tra vento, pioggia e brughiere, è una delle emozioni più intense che abbiamo provato durante il nostro viaggio nelle isole Shetland! Pensa che durante l’inverno, le onde possono superare l’altezza del faro con spruzzi fino alla cima: siamo davvero al cospetto di qualcosa di estremo e selvaggio.


La storia del faro di Muckle Flugga
Muckle Flugga Lighthouse, fu costruito nel 1854 dai celebri ingegneri scozzesi Thomas Stevenson e David Stevenson — padre e zio di Robert Louis Stevenson, l’autore de L’isola del tesoro – ha resistito per oltre 150 anni alle furiose tempeste dell’Atlantico del Nord.
Secondo molti biografi, proprio l’atmosfera selvaggia e remota di Muckle Flugga ispirò il giovane Robert Louis Stevenson durante i suoi viaggi con il padre, fornendogli spunti per l’immaginario di L’Isola del Tesoro. E guardando il faro stagliarsi contro l’oceano, è facile capire perché.
La famiglia Stevenson progettò e costruì la maggior parte dei fari della Scozia per la Northern Lighthouse Board (oltre 90 strutture!). Thomas e David, in particolare, lavorarono insieme su numerosi progetti, e Muckle Flugga è tra i più celebri per la sua posizione estremamente remota e le difficoltà tecniche che comportò.
Il nome “Muckle Flugga” deriva dall’antico norvegese Mikla Flugey, che significa “grande isola dai fianchi ripidi”, definizione perfetta osservandolo dal vivo. Un tempo, la minuscola isola di Muckle Flugga, era l’isola abitata più a nord della Gran Bretagna, finché il faro non venne automatizzato nel 1995.
Negli anni ’30 il faro disponeva di un sistema con cavo e argano per trasportare materiali e merci dalla barca fino in cima allo scoglio, su per 250 ripidi gradini: non è incredibile pensare che qualcuno abbia davvero vissuto in questo luogo così remoto?
Usando il teleobiettivo della reflex, abbiamo potuto distinguere perfettamente la ripida scalinata che conduce all’ingresso del faro — un luogo che, per più di un secolo, è stato casa e rifugio per uomini che vivevano ai confini del mondo.
Il faro fu protagonista anche di una leggenda locale: si dice, infatti, che gli uomini che vi lavoravano non riuscissero a dormire per il fragore delle onde che si infrangevano sulle rocce.

La Guerra di Crimea e la costruzione del faro
La costruzione del faro nacque da un’esigenza militare: durante la Guerra di Crimea (1853–1856), la Royal Navy aveva bisogno di guidare le navi britanniche che pattugliavano il Mare del Nord e il Mare di Barents. In origine era noto come North Unst Lighthouse, e solo nel 1964 assunse il nome di Muckle Flugga.
In origine, la struttura del faro era provvisoria, ma dopo i danneggiamenti che subì, in seguito ad un tremendo inverno con venti che superarono i 190 km/h, capirono che bisognava fare qualcosa di più stabile e duraturo. Pochi anni dopo, nel 1857, fu ricostruita una struttura permanente in pietra, alta 20 metri, capace di resistere ai violenti venti del Nord Atlantico.
I lavori richiesero grande abilità: materiali e uomini dovevano essere trasportati in barca in un punto esposto, con onde altissime e scogliere verticali. Oggi Muckle Flugga è il faro più a nord della Gran Bretagna, automatizzato nel 1995, e ancora oggi operativo sotto la Northern Lighthouse Board di Edimburgo.
Il faro era presidiato da tre guardiani alla volta, prima di essere automatizzato. Il guardiano passava un mese sullo scoglio e un mese a terra (Shore Station) con la sua famiglia.
I vecchi edifici dei guardiani, sull’isoletta, sono ormai disabitati, mentre quelli nella terraferma a Burrafirth (Shore Station) che ospitavano le famiglie dei guardiani, oggi fungono da punto informativo.



Hermaness Hill e il ritorno al punto di partenza
Per il ritorno verso il parcheggio di Burrafirth, puoi scegliere tra due opzioni: completare l’anello salendo fino a Hermaness Hill, oppure tornare sui tuoi passi lungo lo stesso sentiero dell’andata.
Se decidi di chiudere l’anello, il percorso si arrampica dolcemente oltre il Taing of Looswick, dove una stretta fascia di rocce si apre in prati verdissimi, punteggiati di fiori selvatici. La brughiera e le torbiere che coprono gran parte di Hermaness, qui lascino spazio a distese erbose e piccole valli modellate dal vento e dalla pioggia.
Il punto accessibile più a nord della Gran Bretagna si trova tra Boelie e Wilna Geo, un piccolo promontorio che si affaccia su Muckle Flugga e sull’isolotto di Out Stack. Solo pochi esploratori sono riusciti a spingersi oltre; tra loro, Lady Jane Franklin, che nel 1849 raggiunse queste scogliere per pregare per il marito scomparso, Sir John Franklin, impegnato nella ricerca del Passaggio a Nord-Ovest.
Un tempo, una serie di pali segnava il lungo e solitario cammino dalla strada fino alla stazione di segnalazione, per evitare che le persone si perdessero in caso di pioggia, neve o nebbia. In seguito i tralicci dei trasmettitori radio hanno garantito le comunicazioni. Prima dell’invenzione della radio, la comunicazione con il faro avveniva tramite segnali semaforici inviati dalla stazione che si trovava su questa collina, di cui oggi non restano che travi in ferro e una base di pietra.
Noi abbiamo scelto di tornare indietro dallo stesso sentiero: il cielo stava nuovamente chiudendosi e non volevamo rischiare un altro acquazzone improvviso. C’è un po’ di salita da affrontare, ma una volta superato il tratto più irto, il resto del cammino verso la Riserva Naturale di Hermaness scorre tranquillo.
Ogni passo nel silenzio della brughiera sembrava un triste addio. Ricordiamo ancora il vento che fischiava tra l’erica, le nuvole che si rincorrevano sull’Atlantico, sule e stercorari che ancora planavano nel cielo. Hermaness ci è restato dentro, lasciandoci una sensazione di meravigliosa nostalgia, che solo questi luoghi estremi sanno regalare. È stato un trekking graffiante, che tocca l’anima e che non scorderemo più.


Dove dormire e cosa vedere nei dintorni di Unst
Dopo l’escursione, puoi esplorare il resto dell’isola di Unst, la più settentrionale delle Shetland.
- Baltasound è il principale villaggio, ottimo punto base per esplorare l’isola
- A Haroldswick non perdere il museo vichingo Replica Longhouse che ospita una riproduzione fedele al modello originale di una nave vichinga
- Puoi anche visitare Saxa Vord, con il suo ex radar della RAF trasformato in punto panoramico, o la bellissima spiaggia di Skaw, la più a nord del Regno Unito
- Per scoprire di più sulla vita e la cultura dell’isola più a nord della Gran Bretagna, visita l’Unst Heritage Centre & Boat Haven a Haroldswick (aperto da maggio a settembre)
In questo articolo trovi una guida completa su cosa fare sull’isola di Unst nelle Shetland, ricca di dettagli e spunti per organizzare il tuo viaggio verso il nord estremo.
Per dormire a Unst, non possiamo che suggerirti di affidarti alle cure di Martin, che gestisce in modo impeccabile la dimora georgiana di Belmont House, un luogo fuori dal tempo, immerso nella quiete dove abbiamo trascorso dei giorni meravigliosi e indimenticabili.

Leggende della Riserva di Hermaness
La lotta tra i giganti Herman e Saxa
Secondo la tradizione locale, il promontorio di Hermaness prende il nome da un antico gigante di nome Herman, che abitava la punta più a nord di Unst. Herman e Saxa, un altro gigante che viveva sul lato opposto dell’isola (Saxa Vord), entrambi erano innamorati della stessa sirena, che li volle sfidare: chi fosse riuscito a seguirla verso nord, fino al Polo, avrebbe vinto il suo amore. Nessuno dei due sapeva nuotare. Alla fine, entrambi si tuffarono e annegavano.
Oggi le scogliere e gli skerries di Hermaness e Out Stack sono considerati — nella narrazione popolare — i bastioni di quella lotta tra Herman e Saxa attraverso il Burra Firth.
Questo racconto è uno dei miti più celebri delle Shetland e accompagna da secoli l’osservazione dei paesaggi e delle colonie di uccelli marini di Hermaness (The Modern Antiquarian: Muckle Flugga e Shetland Winter Stories).
Gli studiosi notano come queste figure di giganti, chiamate nei racconti norreni “trollkona”, “gríla” o “gýgr” infestassero il paesaggio delle Shetland” (Jennings, 2010), un modo per spiegare le formazioni rocciose e i toponimi locali. Camminando tra le scogliere di Hermaness, è facile immaginare i massi come lanciati dai giganti, e comprendere come la leggenda e la geologia si intreccino nella storia dell’isola (The Giantess as metaphor for Shetland’s Cultural History” – Shima Journal).

La caldaia dei giganti nella Riserva di Hermaness
In un’altra storia raccontata nel XIX secolo, i due giganti Herman e Saxa litigavano non solo per la sirena, ma anche per il diritto di usare un enorme ‘kettle’ di roccia, dove Herman voleva bollire una balena catturata a Burrafirth.
Saxa acconsentì a condizione di ottenere metà della balena, e così Herman si indignò e lanciò un masso che finì in mare, diventando una delle formazioni rocciose visibili oggi (John Spence, Shetland Folk‑Lore, – “Giants of Unst” – Wikisource).

Curiosità sulla Riserva di Hermaness
Hermaness Hill e Muckle Flugga non offrono solo paesaggi spettacolari, ma anche uno sguardo sulla vita e la storia di questa remota area delle Shetland. Salendo fino alla cima di Hermaness Hill, è possibile ammirare i resti della stazione di segnalazione del faro e godere di una vista mozzafiato sulla brughiera circostante. Da qui, si può scegliere se continuare attraverso il sentiero della brughiera fino al parcheggio o tornare indietro seguendo la costa.
Anche se Hermaness non ha mai ospitato insediamenti permanenti, l’area è stata utilizzata per generazioni per il pascolo delle pecore e per la raccolta della torba, utilizzata come combustibile. I Vichinghi arrivarono a Unst oltre 1200 anni fa, sostituendo i Pitti, e nei secoli successivi si svilupparono piccoli croft e insediamenti agricoli.
La leggenda narra che i Pitti di Burrafirth si trasferirono sopra il Loch of Unst e il villaggio abbandonato di Petester porta ancora oggi il loro nome.
Nel XIX secolo, il proprietario terriero locale trasferì il bestiame dei coloni per creare spazio ai pascoli di pecore. Ancora oggi, le pecore Shetland pascolano liberamente sulla riserva e, in alcune stagioni, i crofters locali si riuniscono per il rituale del “caa”, ossia la raccolta delle pecore dal pascolo. Questo momento è essenziale per la gestione del bestiame, dal trasporto al mercato alla cura degli agnelli. Per il resto dell’anno, le pecore sono lasciate libere e il loro numero è attentamente monitorato per proteggere gli habitat naturali.
Tra le curiosità locali, alcune espressioni del dialetto delle Shetland che ricordano la vita dura ma solidale degli abitanti:
- “Be da day ever sae lang, da end comes Evensang” – Dopo una lunga giornata di lavoro, sii grato per il riposo serale.
- “Imbu da fremd” – Offri il meglio di te agli estranei.
- “Da giean haand is aye gittin” – Una persona gentile e generosa è solitamente trattata bene dai vicini.
- “Wir hed a göd caa da day an gotten in maist o da sheep” – Abbiamo fatto una buona raccolta oggi e radunato la maggior parte delle pecore.
- “A day in Voar is a week in Hairst” – Un giorno in primavera vale quanto una settimana in autunno.
Queste storie e tradizioni rendono Hermaness un luogo unico, dove natura, storia e cultura si intrecciano tra le onde del mare e le brughiere ventose delle Shetland.

Perché Hermaness resta dentro
Hermaness non è solo una riserva naturale, ma è un luogo che racchiude l’essenza più autentica delle isole Shetland. Camminare qui significa attraversare paesaggi che sembrano sospesi tra mito e realtà, dove il vento racconta storie antiche di giganti e sirene. Ogni passo, lascia un segno, perché Hermaness si vive e ti resta dentro.
Hermaness è uno dei trekking più belli delle Shetland, perché pochi luoghi al mondo uniscono in modo così potente natura, isolamento e suggestione. Il trekking di Hermaness regala panorami che cambiano con la luce, un silenzio profondo rotto solo dal richiamo degli uccelli e la sensazione di essere ai confini del mondo. Chi ama il trekking e i luoghi selvaggi troverà qui uno dei percorsi più spettacolari delle Shetland, forse di tutta la Scozia.
Ci sono viaggi che finiscono quando torni a casa, e altri che ti restano dentro. Di Hermaness ricorderemo sempre le scogliere battute dal vento, i voli delle sule, il profilo lontano del faro di Muckle Flugga e soprattutto, la sensazione di essere stati — anche solo per un giorno — in un luogo puro, remoto e autentico, dove la natura è ancora sovrana.
Se stai pianificando un viaggio tra le isole, non perderti il nostro articolo dedicato ai più bei trekking delle Shetland, con percorsi panoramici, scogliere e sentieri che ti porteranno a esplorare l’anima più remota di questo arcipelago.
