Il Vicolo d’Oro di Praga è una delle stradine più visitate del castello Praga, anche se Zlatá ulička è lunga poco più di un centinaio di metri. L’ingresso all’iconico Vicolo d’Oro avviene dalla Torre bianca e appena passato il tornello dei biglietti, ti troverai davanti undici piccole case colorate, in stile manieristico, che risalgono al tardo 1500.
Le abitazioni sono così minuscole e le porte così basse, che sembrano appartenenti a gnomi e fate, più che rifugi per delle persone in carne e ossa. Questi alloggi, inizialmente, erano destinati alle guardie reali dell’imperatore Rodolfo II di Asburgo e alle loro famiglie, ma in seguito vennero occupate da orafi e alchimisti, da cui il nome vicolo d’oro – Golden Lane.
In realtà, più che orafi da queste parti risiedettero alchimisti e diversi artisti come: Franz Kafka che visse al numero 22, nella casa della sorella Otília Davidová; il poeta lirico František Halas, il vincitore del premio Nobel Jaroslav Seifert e il poeta Vítězslav Nezval si radunarono al numero 12. Il romanziere tedesco dell’occulto Gustav Meyrink, invece, ha ambientato qui il suo mitico “At the Last Lantern”.
Le case del Vicolo d’Oro di Praga furono abitate fino alla II Guerra Mondiale e gli ultimi residenti se ne andarono nel 1953. L’architettura odierna di Zlatá ulička – strada d’oro – è stata influenzata dal famoso artista Jiří Trnka e le facciate delle case sono state dipinte secondo un disegno degli anni ’50.


Cosa troverai in questo articolo
Golden Lane: accenni storici sul Vicolo d’Oro
Si dice che re Rodolfo II (1552-1612) fece costruire così questo piccolo villaggio per sfruttare al meglio gli spazi e dare ospitalità a 24 guardie reali. Tuttavia lo spazio era poco e tutto venne ridimensionato e accorpato. L’imperatore mise anche dei vincoli, proibendo di costruire finestre verso il fossato dei cervi, di vendere o di affittare la case ad altri.
Le guardie rimasero al Vicolo d’Oro per poco tempo e sempre più persone vennero a vivere qui. Il Vicolo d’Oro di Praga ospitò sia ricchi che poveri, artisti, impiegati, scrittori, criminali e mendicanti. Nel corso degli anni diverse case furono distrutte e dopo il 1657 ne rimasero solo 14.
La strana architettura del vicolo d’oro di Praga e la promiscuità delle persone che lo abitavano, non era affatto gradita alle suore del vicino Convento di San Giorgio, che chiesero alla regina Maria Teresa d’intervenire per gestire la situazione.
Fu così che nel XVIII secolo il numero di abitanti venne drasticamente riddo e tutti quelli che risiedevano nel vicolo d’oro furono costretti a restaurare le loro case e a dipingere le pareti con toni allegri e vivaci.
Molti iniziarono a sfruttare lo spazio in maniera differente: ad alcune case furono aggiunti dei soppalchi o piani aggiuntivi alti appena un metro e sorsero nuove costruzioni anche sull’altro lato della strada, che per questo motivo è diventata così stretta!
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Vicolo d’Oro di Praga: informazioni, costi e suggerimenti per la visita
Il Vicolo d’Oro di Praga si trova tra la Torre Bianca e la Torre Daliborka del castello di Praga e si raggiunge facilmente in tram (linea 1, 8, 15, 18, 20, 22, 23 e 26) e con la metro A, fermata Malostranskà. In alternativa, se ti va di fare una passeggiata, puoi raggiungere il castello a piedi partendo dal Ponte Carlo e percorrendo via Nerudova e Hradcanske.
L’ingresso al Vicolo d’Oro di Praga si paga? Si e no. L’ingresso si paga fino alle 16:00 (che diventano le 17.00 in estate) ovvero fino a quando sono aperte ai visitatori le abitazioni storiche. Non è possibile acquistare un biglietto solo per vedere il Vicolo d’Oro, ma dovrai acquistare un biglietto per il castello di Praga per vederlo.
Ricorda però che non tutti i tipi di biglietti che danno accesso al castello comprendono la Golden Lane. Solo nel circuito principale è inclusa la visita al Vicolo d’Oro, dunque, fai attenzione al momento di scegliere il ticket.
Il prezzo del biglietto per il circuito principale è di 450 corone, che sono circa 18 euro. Gli ingressi delle abitazioni sono aperti fino alle 16.00 (17.00 in estate), dopo tale orario restano aperti solo gli edifici che ospitano i negozi e il biglietto non serve più.
Per informazioni più dettagliate su costi e biglietti ti rimando al nostro articolo completo sul castello di Praga o all’acquisto della Praga Card (o simili) che consente l’accesso scontato o gratuito e molte attrazioni della città.
C’era talmente tanta affluenza quando siamo arrivati al Vicolo d’Oro, che era quasi impossibile godersi la sua autentica atmosfera. Siamo riusciti a scattare qualche foto senza troppe persone solo dopo le 16.00 quando in molti erano già andati via.
Considera che noi siamo arrivati il mattino presto, poco dopo che il castello aveva aperto le porte ai visitatori, ma essendo sotto Natale le persone erano comunque moltissime. Abbiamo provato svariate volte a ripassare durante la giornata, ma tra comitive e turisti non siamo stati troppo fortunati. Tienilo in conto se pensi di visitare Praga in questo periodo.


Leggende sul vicolo d’oro di Praga
Secondo una leggenda, pare che in questo vicolo vissero diversi alchimisti impegnati a trasformare il ferro in oro e a scoprire il segreto della pietra filosofale, per trovare una pozione che garantisse una lunga vita al re.
Il Vicolo d’oro di Praga è conosciuto, infatti, anche come la via degli Alchimisti. Questa leggenda popolare è legata a re Rodolfo II, che durante la sua vita si circondò di alchimisti, maghi ed esperti di esoterismo perché attratto dal mondo dell’occulto.
Ovviamente queste leggende non hanno fondamenti storici, ma si dice che esista una storia vera che risale all’inizio del XX secolo. Una delle case del vicolo d’oro era abitata da un vecchio dottore in filosofia, Uhle, che spendeva tutti i suoi soldi in vecchi libri di magia che fece molti esperimenti segreti nel suo laboratorio all’interno della casa.
Nel 1831 la gente del Vicolo d’Oro sentì provenire da casa sua una grande detonazione. Quando i vigili del fuoco entrarono in casa, videro il fuoco e trovarono Uhle morto con una pietra gialla in mano.
Successivamente si scoprì che la pietra era d’oro. Ancora oggi nessuno sa come l’oro sia entrato in casa sua. Forse Uhle realizzò davvero il sogno di molti alchimisti?





Cosa non perdere visitando il Vicolo d’Oro
Le nove dimore storiche aperte al pubblico, attualmente ospitano un’esposizione che mostra la vita degli artigiani all’epoca e documenta la vita del Vicolo d’Oro di Praga degli ultimi 5 secoli. Queste case hanno tutte dei vetri protettivi, quindi fotografare con luci e riflessi non è semplice, per non parlare delle tante persone che vanno e vengono di continuo.
L’arredamento di ciascuna abitazione, testimonia come si viveva nel Vicolo d’oro nelle varie epoche. Vedrai un’antica taverna, un vero laboratorio orafo con la sua gabbia per uccelli, la casetta dell’arciere rosso, la casa degli erboristi e l’abitazione della celebre cartomante Matylda Průšová e molto altro.
Camminando nel vicolo d’oro di Praga ti sembrerà di aver fatto un passo indietro nel tempo: il pavimento acciottolato, le case arcobaleno tutte in fila e quell’atmosfera quasi surreale ti cattureranno. Folle di turisti a parte, potrebbe sembrarti di essere sul set di un film.
Tra le abitazioni da non perdere visitando il Vicolo d’Oro di Praga, ti segnalo:
- Torre Bianca e corridoio difensivo che si sviluppa sopra le case – ingresso
- Residenza della storico Kazda – numero civico 12
- Casa degli artiglieri rossi – numero civico 13
- Residenza della cartomante – numero civico 14
- Laboratorio orafo – numero civico 15
- La taverna – numero civico 16
- Residenza di Kafka – numero civico 22
- Casa di Mrs Magdalena – numero civico 24
- La stanza della sarta – numero civico 26
- La casa dell’erborista – numero 27
- La Torre Daliborka – che conduce all’uscita dal vicolo d’oro







La Torre bianca e la stanza delle torture
Le torri delle fortificazioni settentrionali del castello di Praga furono progettate da Benedikt Ried alla fine del XV secolo come torri di difesa, dotate di cannoni. The White Tower (torre bianca) si eleva per due piani sopra il Vicolo d’Oro di Praga. L’ultimo piano fu costruito nel 1522 come ampliamento, le mura del piano terra sono spesse fino a 180 cm, mentre in alcuni punti dei piani superiori si arriva a 1 metro.
Originariamente, The White Tower ebbe una funzione difensiva, infatti, ancora oggi trovi esposte armi e armature medievali originali, scudi e altri oggetti. Nel 1586 l’architetto Avostalis costruì la torre in quella che fu chiamata la “nuova prigione” dove i detenuti vivevano in stanze con travi a soffitto e caminetto. Erano per lo più i membri della nobiltà a scontare qui le loro pene e gli Artiglieri Rossi non facevano solo le guardie, ma erano anche lacchè cuochi e attenti messaggeri (un altro modo extra per guadagnare).
Dalla torre bianca, entrando in una porticina e salendo una stretta rampa di scale, ci si trova lungo un corridoio difensivo che sovrasta le abitazioni del Vicolo d’Oro, che un tempo era percorso dalle guardie che proteggevano il castello. Puoi vedere ancora le feritoie usate per inserire le armi e attaccare il nemico in caso di pericolo.
La parte sotterranea della torre fungeva da sala di torture fino al 1743. Era collegata alla prigione da un’apertura nel pavimento e la prigione era collegata a un pozzo in fondo alla torre. Solo intorno alla fine del XVIII secolo si decide che la prigione della Torre bianca non sarebbe più stato utilizzata.
Al suo interno furono incarcerati personaggi della nobiltà locale e anche l’alchimista Edward Kelly. Sotto la torre c’è una casetta che avrebbe ospitato un orafo-alchimista nel XVI secolo.
Alla fine della visita trovi un piccolo negozio di souvenir che vende le cose più strane.


Lo storico Kazda: numero 12 Vicolo d’Oro Praga
Joseph Kazda era uno storico e collezionista di film amatoriale. Il suo interesse per il mondo dei film, prodotti sia in patria che all’estero, lo rese uno dei grandi esperti di film cecoslovacchi e americani. Durante la seconda guerra mondiale, gli fu attribuito il merito di aver salvato molte copia di film cechi, ritirate dalla distribuzione e destinate allo smaltimento.
Dopo che la società di distribuzione cinematografica da lui fondata, Komedia Film, cessò la distribuzione, Kazda fu costretto ad affittare diversi magazzini discreti e inutilizzati per conservare il suo materiale. Uno di questi luoghi era la sua casa lungo la Golden Lane, dove tra il 1948 e il 1952 si riunì attorno a Kazda, la Art Society, composta da uomini interessati al cinema storico.
Ogni giorno della settimana, venivano organizzate conferenze e proiezioni mentre sue moglie cucinava deliziose zuppe per gli ospiti (il cucinino vecchio stile è ancora qui). Negli anni ’60 Kazda lavorò per la “Identification Commission of the Natural Film Arcive” e grazie a lui, molti personaggi e situazioni anonimi di molte fotografie e negativi, ricevettero nomi e spiegazioni che altrimenti avrebbero potuto essere riconosciuti solo da testimoni in vita all’epoca.
L’amore che Joseph nutriva per i film e per il mondo del cinema lo portò a collezionare pellicole, locandine, copie di film, documentari meno noti e film muti, che altrimenti i nazisti avrebbero distrutto, facendoli arrivate fino ai giorni nostri grazie alla sua meticolosa cura e attenzione.
Nell’abitazione di Joseph Kazda è possibile ammirare un’importante cineteca e la piccola sala di proiezione dove i membri della Art Society si riunivano. La scala della casa n. 12 conduce alla terrazza davanti alla torre Daliborka.






Gli Artiglieri Rossi: numero 13 Vicolo d’Oro di Praga
Il compito di difendere le fortificazioni, i cancelli e le torri del Castello di Praga fu affidato alle guardie, che era soprannominate “Artiglieri Rossi”. Queste guardie prestavano servizio senza uno stipendio fisso, ma erano esentate dal pagamento delle tasse e godevano del vantaggio di vivere gratuitamente nel Castello.
C’erano 24 Artiglieri Rossi a guardia dei cancelli ed erano subordinati al Governatore del Castello. Nel 1597 chiesero all’imperatore Rodolfo II, il permesso di costruire piccole stanze all’interno delle mura che avrebbero occupato solo la profondità delle nicchie. Con il decreto del 16 settembre 1597 concesse loro il permesso, ma Rodolfo non concesse loro gratuitamente queste abitazioni, dovettero costruirle a loro spese e le vendettero prima tra di loro e poi con altri che non erano parte del corpo.
All’inizio tra questi c’erano altri dipendenti del castello, in seguito altri che non vivevano al Vicolo d’Oro. Non passò troppo tempo prima che le piccole case cominciarono ad espandersi, tanto che la strada divenne sempre più angusta e larga meno di un metro.
La fonte di reddito più importante per i Red Artillerymen, proveniva dai servizi alla nobiltà che era imprigionata nella White Tower e nella Dalibor Tower. Oltre a essere guardie carcerarie, guadagnavano denaro extra lavorando come servi, cuochi, fuochisti, badanti e postini. L’uniforme fornita e la possibilità di guadagnare soldi extra suscitarono l’invidia degli altri servi del Castello che soprannominarono gli Artiglieri “furfanti”.
Su richiesta del Governatore, chiunque avesse usato questa parola, se scovato sarebbe stato multato. Nel 1784, per ordine dell’imperatore Giuseppe II, l’unità degli Artiglieri Rossi del Castello fu sciolta e l’ultimo governatore, Arnośt Šiška di Jarmolice, si ritirò.
La casa numero 13 del Vicolo d’Oro di Praga è un bell’esempio di abitazione del XVI secolo. La facciata rimane l’unica interamente immersa all’interno dell’arco del muro di fortificazione. All’interno, protetta da una teca, si vede ancora una piccola scala dell’epoca che scende verso il basso.



La casa della cartomante: numero 14 Vicolo d’Oro di Praga
In questa casa, prima della seconda guerra mondiale, visse Matylda Průšová (in arte Madame de Thebes), la cartomante e chiaroveggente più famosa e apprezzata di tutta Praga. Matylda attirava l’attenzione da lontano con i suoi abiti neri e il cappello antiquato ornato di piume di struzzo.
Morto il marito farmacista, la donna rimase sola per circa trent’anni ad aspettare il ritorno del figlio, chiamato alle armi durante la I guerra mondiale. Si racconta che ogni giorno apparecchiasse la tavola per lui e gli preparasse il letto, sperando di vederlo tornare.
Nella sua accogliente casa, piena di oggetti bizzarri, Matylda ogni giorno riceveva clienti desiderosi di conoscere il loro futuro. Ma la sua clientela andava ben oltre i confini di Praga, infatti ella trascorreva parte del suo tempo rispondendo alle lettere che arrivavano da tutto il mondo, persino da Città del Capo.
Pare che Matylda Průšová abbia profetizzato anche l’esito della Seconda Guerra Mondiale. I nazisti, dati per perdenti dalla maga, inviarono una piccola squadra di soldati della Gestapo alla sua porta e la povera Madame de Thebes venne torturata e uccisa crudelmente.


Laboratorio orafo e abitazione: numero 15 Vicolo d’Oro di Praga
Il nome originale della strada “Goldsmith’s” apparve per la prima volta nel XV secolo. Rifletteva il fatto che gli abitanti di alcune delle case fossero piccoli orafi, fuggiti dalle leggi corporative religiosamente applicate a quel tempo in tutta la città di Praga. Il boom dell’oreficeria si verificò alla fine del XV secolo durante il regno dei Jagelloni (1386 – 1569), quando furono creati molti laboratori anche sui vecchi gradini del Castello e nel Vicolo d’Oro.
Gli orafi del Vicolo d’Oro erano i rappresentanti poveri del loro mestiere. Accettavano ordini più piccoli come: gioielli per adornare vesti, posate o catene decorate, timbri e taglio di sigilli. C’era anche il mestiere di battitore di metallo, una sorta di fabbro, che con mazze di legno batteva il metallo prezioso in sottili foglie di lamina d’oro, che venivano poi piegati in “libri” e venduti a pittori o affini.
Gli orafi lavoravano con materiali molto costosi e quindi dovevano fare molta attenzione che nulla cadesse a terra, per questo usavano una scrivania con un taglio semicircolare, dove sotto era posto un grembiule per raccogliere eventuali trucioli d’oro che cadevano. Uno strumento molto importante per loro era il bruciatore che emetteva una fiamma acuta o larga. Nessuna bottega di orafo era priva di una piccola gabbia con un uccello vivo, che fungeva da allarme naturale alla presenza di fumi tossici derivanti dalle sostanze chimiche che evaporavano durante il lavoro.





Taverna e birreria: numero 16 vicolo d’oro Praga
Gestire una taverna è sempre stata un’attività prospera al Castello di Praga, con la benevolenza del sovrano e dell’amministrazione spirituale, le taverne apparvero in molti luoghi della città con in via Vikárská, nel Vecchio Palazzo Reale e naturalmente nel Vicolo d’Oro.
Pare che a Praga nel 1653 ogni sette case ci fosse un taverna e un oste! Quelle nel Vicolo d’Oro erano davvero vivaci e spesso giocolieri, musicisti e artisti girovaghi vi si incontravano per dare spettacolo. Quando esplodeva l’allegria non mancavano di intrufolarsi venditori ambulanti e truffatori di ogni genere che adescavano poveri sprovveduti ai dadi o con le carte.
Sebbene secondo i magistrati di Praga, le attività delle taverne fossero gestite solo da uomini integri, le lamentele e le accuse di dissolutezza morale non avevano mai fine. Anche la badessa del monastero di San Giorgio, la venerabile madre Lofie Albinka di Helfenburgh presentò una denuncia nel 1612.
Eccone uno stralcio: ” è che sopratutto in diversi luoghi dove si prepara il cibo, si serve vino e birra e accadono molte cose vergognose, si verificano urla e altre cose disordinate. Pertanto la badessa potrebbe far perquisire case come questa da persone di altre autorità e riscattarle e distruggerle in modo che tale preparazione di piatti e la gestione delle taverne possano cessare“.


La casa di Kafka: numero 22 Vicolo d’Oro Praga
Al civico 22 del vicolo d’oro, abitò anche lo scrittore boemo Franz Kafka dal 1916 al 1917, condividendo l’abitazione con sua sorella Otília Davidová. La casa è di un pallido colore azzurro e passa quasi inosservata se non ci si sofferma a cercarla.
Oggi l’edificio ospita una piccola libreria specializzata nella vendita degli romanzi di Kafka, alcuni dei quali sono stati scritti proprio tra queste mura come: “Il medico di campagna” e “Das Schloss”, tradotto in inglese come “The Castle”.
Anche Jaroslav Seifert, scrittore e poeta vincitore del Premio Nobel, visse nel Vicolo d’Oro nel 1929 ma la sua casa è stata demolita.


Casa di Mrs Magdalena – numero civico 24 Vicolo d’Oro di Praga
Gli abitanti del Vicolo d’Oro sapevano bene che le loro case avevano uno straordinario potenziale, fascino e unicità. Man mano che cresceva l’interesse del pubblico per i monumenti storici e quindi anche per la vecchia Praga, anche Zlata Ulicka divenne famosa. Per aumentare l’attrattiva delle loro dimore, per il numero sempre crescente di turisti e appassionati di storia, i proprietari iniziarono a ristrutturare le loro case.
I vecchi magazzini cominciarono a trasformarsi in stanze con pavimenti in legno e stufe in maiolica per sembrare più affascinanti. Furono aggiunti mobili in vari stili, apparvero tende alle finestre e stampe patriottiche a colori sui muri, foto di famiglia e ricami fatti in casa completavano l’arredo.
I proprietari delle case del Vicolo d’Oro di Praga iniziarono a fare a gara tra di loro nell’abbellire le abitazioni e anche se molti non vivevano più qui, come la Signora Magdalena, iniziarono ad aprire le loro case ai visitatori, permettendo loro di curiosare in cambio di qualche moneta, mentre i più intraprendenti affittavano ad artisti in cerca di ispirazione.



La stanza della sarta: numero 26 Vicolo d’Oro di Praga
Una professione ricercata tra i servitori del Castello era quella di sarta. Durante la permanenza al Castello presso la corte del Sovrano e sopratutto dopo la sua partenza, c’era sempre qualcosa da aggiustare, cucire o persino rifare da zero. La manutenzione delle attrezzature nel soggiorno e nelle stanza delle biancheria richiedeva cure costanti e non c’erano mai abbastanza mani femminili esperte.
Oltre a riparare la biancheria, la sarte di Golden Lane si occupavano di cucire nuovi vestiti, sopratutto per i clienti provenienti dai ceti più bassi della popolazione del Castello e delle zone circostanti. Nei loro “salottini” modificavano per lo più vestiti, perché erano indossati a lungo e una volta passati di moda, valeva la pena risistemarli. Solo quando non si potevano più riutilizzare, i vestiti venivano venduti allo straccivendolo.
Le canzoni del vecchio grammofono, in bella vista nella stanza, sono un esempio del genere di canzoni cantate dalla vecchia Praga, che ne lodano la gente e i momenti. Il compositore era un popolare attore praghese, cabarettista e cantautore del periodo tra le due guerre, Karel Haller. Forse la più famosa di queste canzoni è quella del signor Alois che la sera, sfilando con una giovane cameriera di nome Stazi, la inonda di baci davanti ad una casa costruita con fango e argilla …


La casa dell’erborista: numero 27 Vicolo d’Oro Praga
Mi sono innamorata delle erbe appese alle pareti bianche dell’abitazione 27: mi ha ricordato un pò le vecchie farmacie di un tempo o le cantine polverose dove i guaritori stipavano di tutto.
Un’abilità essenziale che era richiesta da alcuni servitori del castello, era la capacità di trattare le ferite, curare le malattie e alleviare la sofferenza delle persone. Guaritori ed erboristi spesso erano così abili ad imbrogliare, che sapevano dimostrare con maestria di aver “curato” efficacemente qualcuno, anche se non era vero.
Il loro aiuto non era ricercato solo dagli abitanti del castello, ma anche dalla nobiltà che viveva al di fuori. Oltre agli approcci più razionali, gli erboristi spesso usavano magia, incantesimi o più semplicemente erbe e estratti botanici.
La casetta dell’erborista era piena di bottiglie di vetro, vecchie brocche e scatole, nettari di piante, oppiacei purgativi e tonici. Le strane polveri nelle scatole venivano usate per curare i denti, per rilassare la gola o lenire altre sofferenze. Anche cerotti, semi e “fiori ricoperti di zucchero” erano tenuti nelle scatole, per dare un tocco di solennità alle cure.
Nell’armadio spesso erano tenuti gusci di lumaca, denti di maiale, crani umani, ossa di polpo, ragni marini (polpi) carni di gatto, coniglio, orso e rane secche. Tutti ingredienti che l’erborista usava per creare i suoi strani intrugli curativi.







La torre Dalibor
Una volta arrivato alla fine del Vicolo d’oro ti imbatterai nella Torre Daliborka, originariamente concepita come torre cannoniera a sette piani, completata durante il regno del re Vladislaus II alla fine del XV secolo. Dal 1781, quando due piani della torre bruciarono dopo essere stati colpiti da un fulmine, Daliborka ha avuto solo cinque piani.
A differenza della White Tower, Daliborka era davvero una prigione buia e tetra. Il muro al primo piano più basso è spesso fino a 320 cm. Anche qui tuttavia ai prigionieri di nobili natali rinchiusi in quello che oggi è il piano più alto, venivano concessi certi privilegi. I prigionieri particolarmente difficili venivano mandati nel seminterrato, nel quale venivano calati attraverso un’apertura circolare al centro del pavimento con l’aiuto di una carrucola.
Torre di Daliborka, prense questo nome dal cavaliere Dalibor di Kozojed (1498) un paladino difensore dei diritti dei poveri, specialmente dei contadini. I suoi ideali ne fecero un personaggio scomodo per i potenti e governanti del tempo e lo condussero prima alla rovina e poi alla prigionia nella torre. Si dice che durante gli anni di segregazione, in attesa della sua esecuzione, Dalibor imparò a suonare il violino. Si esercitava spesso e la sua melodia risuonava dentro al castello e fino al villaggio vicino.
Dato che per i popolani, Dalibor era un eroe, le istituzioni non comunicarono a nessuno la data della sua esecuzione. Praga si accorse di aver perso uno dei suoi più amati paladini dei diritti civili solo quando non si udirono più nell’aria le note del suo violino.
Nella torre Dalibor sono conservati alcuni antichi strumenti di tortura ed è ancora presente la botola attraverso la quale passavano i prigionieri costretti a una lunga e insopportabile inedia tra le pareti della torre.

Ringraziamo il “Communication Department of the Office of the President of the Czech Republic“, per averci accolti al castello di Praga, aver organizzato la nostra visita e averci dato accesso a tutte le attrazioni. Un ringraziamento speciale va a Kamilia, che ha organizzato i dettagli della visita e predisposto i nostri pass, inoltre ricevere un biglietto di benvenuto scritto a mano, non ha prezzo.
