Cosa mangiare a Cracovia? La città, prima Capitale Europea della Cultura Gastronomica nel 2019, racconta anche attraverso la cucina i tanti popoli e le culture che si sono incontrati qui nel corso dei secoli. Sapori polacchi si mescolano a influenze tedesche, ebraiche, italiane, francesi e austro-ungariche, lasciando sulle tavole una tradizione ricca e sostanziosa.
Carne, cavoli, patate, zuppe fumanti, ravioli ripieni, formaggi, dolci e street food: a Cracovia abbiamo assaggiato un po’ di tutto. E, come spesso ci succede in viaggio, alcuni sapori sono diventati parte dei ricordi della città tanto quanto le piazze, le chiese e i quartieri che abbiamo visitato.
La tradizione polacca riserva un ruolo importante all’obiad, il pasto principale della giornata, un tempo consumato soprattutto nel primo pomeriggio e seguito la sera da una cena più leggera. E leggera, bisogna dirlo, non è proprio la prima parola che ci viene in mente pensando alla cucina che abbiamo assaggiato a Cracovia: tra pierogi, żurek, zapiekanka e dolci, resistere alle tentazioni non è semplicissimo.
Per noi conoscere un luogo significa anche sedersi a tavola, curiosare tra mercati e bancarelle e assaggiare quello che mangiano le persone che lo abitano. Vediamo allora cosa mangiare a Cracovia, quali piatti tipici abbiamo provato e, più avanti, anche dove mangiare a Cracovia tra locali, ristoranti e indirizzi che hanno fatto parte del nostro viaggio.

Zapiekanka: la baguette farcita simbolo dello street food di Cracovia
Tra le cose da mangiare a Cracovia non poteva mancare la zapiekanka, uno degli street food più popolari della Polonia. È una lunga baguette tagliata a metà, farcita e passata in forno fino a diventare calda e croccante. La versione più classica è semplice: funghi, formaggio fuso e ketchup, ma oggi se ne trovano tantissime varianti, con ingredienti e salse praticamente per tutti i gusti.
Il nome zapiekanka significa più o meno “qualcosa di cotto o arrostito al forno” e la sua storia riporta alla Polonia dei primi anni ’70. Fu allora che Edward Gierek, primo segretario del Partito Operaio Unificato Polacco, acquistò dai francesi una licenza per produrre baguette.
Gierek aveva trascorso buona parte della sua giovinezza tra Francia e Belgio, dove lui e la sua famiglia avevano lavorato nelle miniere, e conosceva bene quel tipo di pane. I polacchi lo adattarono alle disponibilità dell’epoca aggiungendo ingredienti semplici ed economici: funghi e cipolle saltati, formaggio “giallo” e salsa di pomodoro o ketchup. Da quella combinazione nacque uno dei simboli dello street food polacco.
Ma è a Kazimierz che per noi la zapiekanka acquista tutto un altro sapore. A Plac Nowy, nel cuore del quartiere ebraico, sorge l’Okrąglak, la caratteristica costruzione circolare attorno alla quale si trovano diversi piccoli locali specializzati proprio in zapiekanki.
È qui che l’abbiamo provata anche noi, scegliendo tra file di baguette ricoperte di ingredienti diversi e mangiandola direttamente in piazza. Calda, croccante e decisamente sostanziosa, è uno di quei cibi semplici che finiscono per restare legati al ricordo di un luogo.
Più avanti ti raccontiamo nel dettaglio dove mangiare la zapiekanka a Cracovia e quale locale abbiamo scelto a Plac Nowy.



Pierogi: i famosi ravioli polacchi
Eravamo troppo curiosi di provare i pierogi, i famosi ravioli polacchi, e a Cracovia non abbiamo certo dovuto cercarli a lungo. Si trovano praticamente ovunque e durante il nostro viaggio li abbiamo mangiati soprattutto ai mercatini di Natale, caldi e fumanti, perfetti nelle fredde giornate invernali.
Ne esistono tantissime versioni, con ripieni di carne, cavolo e funghi, formaggio oppure patate. I pierogi vengono tradizionalmente bolliti in acqua salata, ma possono essere anche ripassati in padella e serviti con cipolla, burro, pancetta o panna acida, a seconda della ricetta.
La pasta è morbida e piuttosto consistente e racchiude un ripieno che cambia da una regione all’altra e persino da una famiglia all’altra. Tra i più conosciuti ci sono i pierogi ruskie, ripieni di patate e formaggio twaróg: nonostante il nome possa trarre in inganno, “ruskie” non significa russi, ma rimanda alla Rutenia, una regione storica oggi in parte compresa nel territorio ucraino.
I pierogi fanno parte della cucina polacca da secoli. Le prime ricette scritte conosciute compaiono nel Compendium Ferculorum del 1682, il celebre ricettario di Stanisław Czerniecki e il più antico libro di cucina polacco a stampa giunto fino a noi. All’epoca i ripieni erano molto diversi da quelli che conosciamo oggi: tra le ricette comparivano persino rognone di vitello, grasso, verdure e noce moscata.
E non esistono soltanto versioni salate. I pierogi dolci possono essere farciti con formaggio dolce oppure frutta, come mirtilli, fragole o ciliegie, e diventano quasi un dessert.



Oscypek: il formaggio affumicato dei Tatra
Un’altra delizia che ha subito attirato la nostra attenzione ai mercatini di Natale di Cracovia è stato il formaggio affumicato di montagna servito caldo sulla griglia, quello che sulle bancarelle viene comunemente chiamato oscypek. Lo abbiamo provato semplice, avvolto nel prosciutto e accompagnato dalla marmellata di mirtilli rossi: inutile dire che abbiamo voluto assaggiarlo in tutte le versioni.
L’oscypek autentico è però qualcosa di molto preciso: un formaggio affumicato originario del Podhale e dei monti Tatra, prodotto principalmente con latte di pecora. Il disciplinare prevede almeno il 60% di latte ovino e consente l’aggiunta di latte vaccino solo entro determinati limiti.
C’è anche una curiosità che abbiamo scoperto approfondendo la sua storia. Il vero oscypek è un prodotto stagionale, preparato durante il periodo in cui le pecore pascolano in montagna, indicativamente tra maggio e settembre. Per questo, quello che si trova sulle bancarelle in pieno inverno può essere un formaggio di montagna simile e non necessariamente un oscypek certificato. Il nome viene però comunemente utilizzato anche per indicare questi piccoli formaggi affumicati serviti caldi, diventati ormai una presenza immancabile nei mercatini.
L’oscypek originale si riconosce facilmente dalla caratteristica forma a fuso, lunga circa 17-23 centimetri, dalla crosta color paglierino che scurisce durante l’affumicatura e dai motivi geometrici impressi sulla superficie con particolari stampi di legno.
La sua produzione è ancora fortemente legata alla tradizione pastorale dei Tatra. Nelle bacówki, le capanne dei pastori, il latte viene lavorato a mano dal baca, il capo pastore e casaro. Dopo la coagulazione, la massa viene lavorata fino a formare una palla, infilata su uno spiedo e modellata progressivamente nella tipica forma a doppio cono.
È durante questa fase che gli stampi di legno imprimono sulla superficie i disegni caratteristici. Il formaggio viene poi immerso in salamoia per un massimo di 24 ore, lasciato asciugare e infine affumicato a freddo per diversi giorni, acquistando il colore dorato, il profumo di fumo e quel sapore leggermente salato che lo rende così riconoscibile.
Servito caldo sulla griglia e accompagnato da mirtilli rossi o lingonberry, il contrasto tra il formaggio sapido e affumicato e la nota dolce della confettura è probabilmente il modo più goloso per assaggiarlo.



Żurek: la zuppa di segale fermentata e le altre zuppe polacche
Tra i sapori che più associamo al nostro viaggio a Cracovia c’è senza dubbio lo żurek, una delle zuppe più caratteristiche della cucina polacca. Caldo, sostanzioso e leggermente acidulo, è proprio il genere di piatto che abbiamo apprezzato nelle fredde giornate invernali trascorse in città.
A renderlo particolare è il zakwas, uno starter ottenuto facendo fermentare farina di segale e acqua, al quale vengono aggiunti brodo, aglio, maggiorana e, a seconda della ricetta, patate, pancetta, salsiccia bianca e uova sode. Non esiste infatti una sola versione dello żurek: ingredienti e preparazione cambiano da una regione all’altra e persino da una famiglia all’altra.
In alcuni ristoranti viene servito dentro una pagnotta di pane scavata, che rende la presentazione ancora più invitante. È così che lo abbiamo incontrato più volte anche noi durante il viaggio: fumante, profumato e decisamente poco adatto a chi cerca un pranzo leggero.
Alla nascita dello żurek è legata anche una curiosa leggenda popolare. Si racconta che in un villaggio della Wielkopolska vivesse un oste avaro e disonesto, famoso per annacquare le bevande e servire cibo di pessima qualità. Stanchi dei suoi imbrogli, gli abitanti decisero di dargli una lezione e mandarono da lui uno sconosciuto disposto a sfidarlo.
L’oste avrebbe dovuto preparare la zuppa peggiore possibile: se l’uomo fosse riuscito a mangiarla, avrebbe vinto la scommessa. Convinto di avere la vittoria in tasca, mise insieme lievito acido di segale, acqua bollente, vecchi pezzi di salsiccia, funghi, verdure, aglio e tutto ciò che riuscì a trovare.
Il risultato, però, fu esattamente l’opposto di quello sperato. Lo sconosciuto mangiò la zuppa fino all’ultima cucchiaiata e ne chiese persino ancora. L’oste perse la scommessa e, secondo la leggenda, da quell’improbabile miscuglio sarebbe nato uno dei piatti più famosi della cucina polacca.
Lo żurek è anche fortemente legato alla tradizione pasquale polacca, quando viene servito con salsiccia bianca e uova sode, anche se oggi si può mangiare durante tutto l’anno.
E non è certo l’unica zuppa da provare in Polonia. Tra le più diffuse c’è la pomidorowa, la zuppa di pomodoro preparata a partire dal brodo e servita con riso oppure pasta: una scelta che, a quanto pare, divide da sempre le famiglie polacche.
Molto sostanziosa è anche la grochówka, preparata con piselli spezzati, patate, maggiorana e spesso kiełbasa o altre carni affumicate. Più che un semplice antipasto, può diventare tranquillamente un pasto completo.
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Gulasz: lo spezzatino polacco con pancake di patate
Anche a Cracovia abbiamo ritrovato un nome che conoscevamo già bene dal nostro viaggio a Budapest: il gulasz. Ma quello che arriva in tavola in Polonia è piuttosto diverso dal celebre goulash ungherese.
Il gulasz polacco è generalmente uno spezzatino denso e sostanzioso, preparato con pezzi di carne – molto spesso maiale – lasciati cuocere lentamente nel loro fondo insieme a cipolla e spezie. Più che una zuppa, come può essere il gulyás tradizionale ungherese, ha la consistenza di uno stufato ricco di salsa.
Una delle versioni che ci ha colpito di più viene servita sopra un enorme pancake di patate croccante, ricoperto dal gulasz e dalla sua salsa. In Polonia questo piatto è conosciuto come placek po węgiersku, letteralmente “pancake alla maniera ungherese”, oppure placek po zbójnicku.
Il nome può trarre in inganno: non si tratta di una ricetta tradizionale ungherese, ma di una preparazione entrata nella cucina polacca, che combina il gulasz con uno dei grandi protagonisti della gastronomia del Paese, la patata. Il risultato è un piatto decisamente sostanzioso: croccante ai bordi, morbido al centro e completamente ricoperto dalla salsa della carne.
Noi non abbiamo certo scelto la soluzione più leggera: servito in questo modo è una vera bomba calorica, ma nelle giornate fredde di Cracovia è anche uno di quei piatti che arrivano fumanti in tavola e che si fanno ricordare.
Se vuoi scoprire invece la versione ungherese e capire da dove nasce il goulash, nel nostro articolo su cosa mangiare a Budapest raccontiamo la sua storia e le differenze tra gulyás, pörkölt e le altre preparazioni della cucina ungherese.
Se vuoi saperne di più sul Gulash, leggi il nostro precednte articolo.





Dolci tipici polacchi da assaggiare a Cracovia
Se ami i dolci, a Cracovia le tentazioni non mancano. Tra pasticcerie, caffè e vetrine cariche di torte, è facile concedersi una pausa durante la giornata e scoprire anche il lato più goloso della cucina polacca.
Tra i dolci più conosciuti ci sono i pączki – pączek al singolare – soffici dolci di pasta lievitata fritta che ricordano i nostri bomboloni. Il ripieno tradizionale è spesso a base di confettura di rosa, ma oggi si trovano con creme, marmellate e farciture di ogni genere, ricoperti di zucchero a velo oppure glassa. In Polonia sono protagonisti soprattutto del Tłusty Czwartek, il Giovedì Grasso, quando mangiarne almeno uno è praticamente una tradizione nazionale.
A Cracovia merita particolare attenzione il sernik krakowski, la versione cittadina della celebre cheesecake polacca. Dimentica però la cheesecake americana: alla base del sernik c’è il twaróg, il tipico formaggio fresco polacco, che gli regala una consistenza densa e un sapore particolare.
Il sernik di Cracovia viene cotto in forno su una base di pasta frolla e si riconosce soprattutto dalla caratteristica griglia di strisce di impasto che ricopre la superficie. Nella preparazione tradizionale possono comparire anche uvetta e scorza d’arancia candita. È uno dei dolci che meglio raccontano l’antica tradizione delle pasticcerie della città.
Se invece ami il profumo delle spezie, puoi provare il piernik, il pan di zenzero polacco preparato con miele e spezie come cannella, zenzero e chiodi di garofano. Non è una specialità nata a Cracovia – la tradizione più famosa è quella di Toruń – ma si trova facilmente anche qui, soprattutto nel periodo natalizio, quando il profumo delle spezie sembra fatto apposta per accompagnare le passeggiate tra le vie illuminate della città.
Dove fare colazione o mangiare qualcosa di dolce a Cracovia
Per una pausa veloce trovi diverse caffetterie Costa Coffee anche nel centro di Cracovia, ma se cerchi qualcosa di meno impersonale ci sono alternative più interessanti.
Glonojad, vicino a Plac Matejki, è un locale vegetariano con proposte per colazione e piatti dolci e salati, oltre a frullati e succhi freschi.
Tra i locali che ci sono rimasti impressi c’è anche il Gossip Café, piccolo e accogliente, dove fermarsi per una colazione dolce o salata. È conosciuto soprattutto per le colazioni abbondanti e i pancake, perfetti quando al mattino si ha bisogno di fare il pieno di energie prima di ripartire alla scoperta di Cracovia.


Kürtőskalács: il dolce a forma di camino
Tra le golosità che abbiamo trovato anche a Cracovia non ho saputo resistere al kürtőskalács, il famoso dolce ungherese e transilvano conosciuto anche come chimney cake, il “dolce a camino”.
Il nome deriva proprio dalla sua caratteristica forma cilindrica e cava. Una lunga striscia di pasta dolce lievitata viene avvolta a spirale attorno a un cilindro e cotta facendola ruotare sul fuoco. Durante la cottura lo zucchero sulla superficie caramellizza, creando quella crosticina dorata e leggermente croccante che contrasta con l’impasto morbido all’interno.
Una volta pronto viene ricoperto con zucchero e cannella, vaniglia, cacao, noci o nocciole; oggi si trovano facilmente anche versioni più golose con cioccolato, cocco e altre coperture.
Noi lo abbiamo mangiato caldo e appena preparato, quando il profumo dello zucchero caramellato e della cannella rende davvero difficile tirare dritto davanti alla bancarella. Se dopo cena ti resta ancora un piccolo spazio, questo è uno di quei peccati di gola a cui vale la pena cedere.
Non è un dolce tipico polacco: il kürtőskalács appartiene alla tradizione ungherese e transilvana, ma è facile incontrarlo anche tra bancarelle, fiere e mercatini di Cracovia.

Piatti di carne: kiełbasa, gołąbki, bigos e kotlet schabowy
La carne occupa un posto importante nella cucina polacca e nei menu dei ristoranti di Cracovia capita spesso di incontrare piatti robusti e sostanziosi, soprattutto a base di maiale e pollo.
Tra i nomi più conosciuti c’è naturalmente la kiełbasa, termine con cui in Polonia si indicano numerosi tipi di salsiccia, diversi per carne, speziatura e lavorazione. A Cracovia vale la pena conoscere in particolare la kiełbasa krakowska, la salsiccia originaria della città: preparata principalmente con carne di maiale, viene affumicata e può essere consumata anche fredda, tagliata a fette.
Un altro piatto molto diffuso è il kotlet de volaille: petto di pollo battuto, arrotolato intorno a un ripieno di burro e aromi, quindi impanato e fritto. Ne esistono anche versioni arricchite con formaggio, funghi o prosciutto. Nonostante il nome francese, è da tempo entrato a far parte della cucina polacca e continua a comparire nei menu di ristoranti e locali più semplici.
Molto casalinghi sono invece i gołąbki, involtini preparati avvolgendo nelle foglie di cavolo un ripieno di carne macinata e riso. Vengono cotti lentamente e serviti generalmente con salsa di pomodoro oppure ai funghi: uno di quei piatti che raccontano bene la cucina polacca più semplice e sostanziosa.
Ancora più ricco è il bigos, conosciuto anche come “stufato del cacciatore”. Alla base ci sono crauti e carne, ai quali possono aggiungersi kiełbasa, funghi, prugne secche e spezie. È una preparazione che richiede una lunga cottura e che, secondo la tradizione, diventa ancora più saporita quando viene riscaldata nei giorni successivi.
E poi c’è il kotlet schabowy, una grande cotoletta di maiale impanata e fritta, solitamente accompagnata da patate e cavolo. L’aspetto può ricordare immediatamente una cotoletta alla milanese o uno schnitzel e, in effetti, la sua storia è legata proprio alla tradizione delle cotolette impanate dell’Europa centrale. In Polonia è diventato uno dei piatti simbolo del classico pranzo casalingo.

Obwarzanek krakowski: il pane intrecciato simbolo di Cracovia
Tra le cose da mangiare a Cracovia ce n’è una che incontrerai praticamente ovunque: l’obwarzanek krakowski, uno dei simboli gastronomici della città. Lo vendono nei caratteristici chioschi sparsi per le strade ed è perfetto da prendere al volo mentre si continua a camminare tra una piazza e l’altra.
A prima vista può ricordare un grande brezel o un bagel, ma la sua forma è particolare: l’impasto viene diviso in lunghi filoncini, intrecciato a spirale e poi chiuso ad anello. La superficie viene ricoperta tradizionalmente con sale, semi di papavero o sesamo, anche se oggi si trovano facilmente versioni con formaggio, cumino nero, erbe e altre spezie.
Il passaggio che lo rende davvero caratteristico avviene prima della cottura: l’obwarzanek viene immerso in acqua molto calda e sbollentato, quindi ricoperto con i semi o gli altri ingredienti e infine passato in forno. È proprio questa lavorazione a creare la crosta leggermente croccante e lucida e l’interno morbido e appena dolce.
La sua storia a Cracovia dura da più di sei secoli. La prima testimonianza conosciuta risale al 2 marzo 1394, quando nei conti della corte reale compare l’acquisto di obwarzanki destinati alla regina Edvige di Polonia.
In origine potevano essere preparati soltanto durante la Quaresima e la loro produzione era riservata a panettieri autorizzati dalla corporazione cittadina. Con il passare dei secoli le regole cambiarono, ma il mestiere rimase a lungo strettamente controllato. Nell’Ottocento e nella prima metà del Novecento gli obwarzanki cominciarono a diventare anche uno degli spuntini più riconoscibili delle strade di Cracovia, venduti direttamente da grandi cesti di vimini.
Oggi l’Obwarzanek krakowski è tutelato dall’Indicazione Geografica Protetta (IGP), ottenuta nel 2010. Il disciplinare stabilisce non solo come deve essere preparato, ma anche l’area geografica in cui può essere prodotto con questo nome: Cracovia e i territori circostanti di Cracovia e Wieliczka.
È un cibo semplicissimo, e forse è proprio questo il suo bello. Comprato da uno dei chioschi mentre si passeggia per la città, ancora fresco e con i semi che restano sulle dita, è uno di quei piccoli sapori che finiscono inevitabilmente per legarsi al ricordo di Cracovia.

Maczanka krakowska: il panino storico di Cracovia
Tra le specialità più legate alla storia gastronomica di Cracovia c’è anche la maczanka krakowska, un piatto che può ricordare vagamente un panino con la carne, ma che ha origini molto più antiche dei moderni street food.
La versione tradizionale viene preparata con carne di maiale cotta lentamente insieme a cipolla e cumino, fino a ottenere un fondo di cottura ricco e saporito. La carne viene poi servita all’interno di un panino, che viene bagnato proprio con la salsa della cottura, spesso con l’aggiunta di un cetriolo sottaceto.
Il nome maczanka richiama proprio l’idea di “intingere” o “bagnare” il pane nella salsa. Nell’Ottocento era un piatto particolarmente apprezzato dagli studenti e dai cocchieri di Cracovia: economico, sostanzioso e facile da mangiare.
Negli ultimi anni la maczanka è tornata protagonista anche in versioni più moderne e viene spesso presentata come una sorta di antenata cracoviana del pulled pork sandwich.

Dove mangiare a Cracovia
Durante il nostro viaggio abbiamo assaggiato Cracovia in tanti modi diversi: seduti nei ristoranti del centro, tra i locali di Kazimierz e, visto che eravamo in città nel periodo natalizio, anche davanti agli stand dei mercatini, dove era praticamente impossibile resistere al profumo dei piatti serviti caldi.
Avevamo scelto un appartamento con cucina – se ti interessa, ne parliamo nell’articolo dedicato a dove dormire a Cracovia – quindi abbiamo alternato ristoranti e street food a qualche pasto preparato da noi. Questo ci ha permesso comunque di provare diversi locali e, soprattutto, alcuni dei piatti che abbiamo raccontato fin qui.
Nelle prossime sezioni trovi i posti che abbiamo provato personalmente, quelli in cui siamo entrati o che abbiamo incontrato durante il viaggio e qualche soluzione tipicamente polacca per mangiare bene senza spendere troppo.
Quanto costa mangiare a Cracovia?
Cracovia permette ancora di mangiare con budget molto diversi. La differenza dipende soprattutto dalla zona e dal tipo di locale: sedersi in un ristorante affacciato sul Rynek Główny può costare sensibilmente di più rispetto a mangiare in un bar mleczny o scegliere dello street food a Kazimierz.
Nel 2026, per orientarsi, un pasto semplice in un ristorante economico costa mediamente intorno ai 45–50 PLN, mentre in un ristorante di fascia media si possono spendere circa 100 PLN a persona per un pasto più completo. Nel cuore turistico della città i prezzi possono salire ancora: nei ristoranti sulla Piazza del Mercato un piatto principale può facilmente superare i 50–60 PLN.
Se invece vuoi spendere poco, i bar mleczny restano una delle alternative più convenienti: con circa 20–35 PLN si può ancora mangiare un pasto semplice della cucina polacca. Anche lo street food, come una zapiekanka a Kazimierz, permette di mangiare senza incidere troppo sul budget.
I prezzi cambiano naturalmente nel tempo, quindi nelle sezioni dedicate ai singoli locali abbiamo indicato, quando possibile, sia quanto abbiamo speso durante il nostro viaggio sia i prezzi aggiornati dei menu.


Dove mangiare la zapiekanka a Cracovia: Plac Nowy
Come ti abbiamo anticipato parlando della zapiekanka, uno dei luoghi più famosi dove assaggiarla a Cracovia è Plac Nowy, nel quartiere di Kazimierz.

Al centro della piazza si trova l’Okrąglak, la caratteristica costruzione circolare diventata uno dei punti di riferimento dello street food di Cracovia.
Tutto intorno si susseguono piccoli locali specializzati soprattutto in zapiekanki, preparate al momento con combinazioni di ingredienti che vanno dalla versione più classica a quelle decisamente più abbondanti.
Noi abbiamo scelto Zapiexa e ricordo ancora l’indecisione davanti a tutte quelle baguette diverse. Una volta ordinata, non resta che prenderla calda e mangiarla direttamente in piazza: è un pasto semplice, veloce e soprattutto molto sostanzioso.
Quando siamo stati noi a Cracovia, come si vede anche nelle nostre foto, i prezzi da Zapiexa andavano da 7 a 16 PLN. Oggi sono cambiati parecchio: nel 2026 una zapiekanka classica costa circa 21 PLN, mentre le versioni più ricche possono arrivare a 28–32 PLN.
Resta comunque una delle soluzioni più semplici per mangiare qualcosa al volo a Kazimierz e, soprattutto, un’esperienza che per noi vale la pena fare almeno una volta durante un viaggio a Cracovia.
Bar mleczny: mangiare spendendo poco a Cracovia
Se vuoi provare la cucina polacca spendendo poco, prima o poi incontrerai un bar mleczny, letteralmente “bar del latte”. Sono locali semplici dove vengono serviti piatti della tradizione a prezzi generalmente più bassi rispetto ai normali ristoranti.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i bar mleczny non sono nati durante il periodo comunista. Il primo conosciuto aprì a Varsavia nel 1896, fondato dal proprietario terriero e produttore di latte Stanisław Dłużewski. Nel suo locale si servivano piatti economici preparati soprattutto con latte, latticini, uova e farina, mentre la carne era assente.
Il successo fu immediato e locali simili cominciarono a diffondersi nel Paese. Dopo la Seconda guerra mondiale divennero però particolarmente importanti nella Polonia comunista: i ristoranti tradizionali erano pochi e i bar mleczny, sostenuti anche dallo Stato, permettevano a lavoratori, studenti e pensionati di consumare un pasto caldo spendendo poco.
Oggi sono cambiati, ma hanno conservato la stessa idea di fondo: cucina polacca semplice, porzioni sostanziose e prezzi accessibili. Nei menu puoi trovare zuppe, pierogi, gołąbki, kotlet schabowy, patate e molti altri piatti che abbiamo raccontato in questo articolo.
Noi non abbiamo avuto occasione di mangiare in un bar mleczny durante questo viaggio, anche se ne abbiamo incontrati diversi passeggiando per Cracovia. Se vuoi vivere un’esperienza più quotidiana e meno legata ai ristoranti turistici del centro, sono comunque una delle alternative più caratteristiche da conoscere.



Przypiecek: pierogi economici nel centro di Cracovia
Se dopo aver letto dei pierogi ti è venuta voglia di provarli, Przypiecek, in ul. Sławkowska 32, è una pierogarnia specializzata proprio nei famosi ravioli polacchi.
Il menu propone moltissime varianti, dai classici pierogi ruskie, con patate e formaggio, a quelli con carne, cavolo e funghi, spinaci, agnello e persino ripieni dolci alla frutta. Ci sono anche dei mix, utili se vuoi assaggiarne più tipi senza dover scegliere una sola farcitura.
I prezzi sono ancora piuttosto contenuti: nel menu 2026 una porzione da 9 pierogi costa generalmente tra 21 e 25 PLN, a seconda del ripieno.
Prima di andarci conviene però controllare gli orari e l’effettiva apertura del locale, perché al momento le informazioni pubblicate online non sono concordanti.
Mercatini di Natale: cosa mangiare tra gli stand
Se visiti Cracovia nel periodo natalizio, i mercatini di Natale diventano inevitabilmente anche uno dei posti dove fermarsi a mangiare. Noi ci siamo lasciati tentare più di una volta dai profumi che arrivavano dagli stand e, con il freddo di dicembre, avere tra le mani qualcosa di caldo era praticamente irresistibile.
Sulle bancarelle si trovano prodotti regionali, salumi, formaggi, pane, dolci e specialità provenienti non soltanto dalla Polonia, ma anche da altri Paesi dell’Europa centrale. Durante l’edizione 2025, per esempio, al mercatino di Rynek Główny erano presenti anche venditori provenienti da Lituania, Ucraina, Slovacchia e Ungheria.
È proprio tra gli stand che abbiamo assaggiato alcuni dei piatti raccontati in questo articolo, dai pierogi ai piccoli formaggi affumicati serviti caldi, fino ai dolci e alle tante golosità che diventano ancora più invitanti quando fuori fa freddo.
Durante il nostro viaggio abbiamo trovato i prezzi abbastanza ragionevoli rispetto ad altri mercatini europei visitati e siamo riusciti a pagare con carta anche per piccoli importi. Naturalmente prezzi e modalità di pagamento possono cambiare da uno stand all’altro e da un’edizione all’altra.
Ma ciò che ricordiamo più di tutto è l’atmosfera: le casette illuminate sulla piazza, il profumo del cibo nell’aria e la possibilità di fermarsi per qualcosa di caldo tra una passeggiata e l’altra. Per noi mangiare ai mercatini è stato parte integrante dell’esperienza di Cracovia nel periodo natalizio.



Tradycyja: cucina polacca e italiana in un palazzo storico
Affacciato direttamente su Rynek Główny, Tradycyja ci aveva colpito prima ancora per la sua posizione: il ristorante occupava gli ambienti della storica Kamienica Pinocińska, al numero 15 della Piazza del Mercato.
Il palazzo deve il suo nome alla famiglia Pinocci, mercanti italiani che ne furono proprietari nel XVII secolo. Tra loro spicca Girolamo Pinocci, conosciuto in Polonia come Hieronim Pinocci, mercante di origine italiana, segretario del re Giovanni II Casimiro e figura importante della vita culturale della Cracovia del Seicento.
Nel 1661 Pinocci fu redattore del Merkuriusz Polski, il primo giornale periodico pubblicato in lingua polacca. La storia italiana dell’edificio aveva ispirato anche l’identità del ristorante, che proponeva infatti piatti della cucina polacca accanto a specialità italiane.
Durante il nostro viaggio nel periodo natalizio ci aveva attirato soprattutto l’esterno: davanti al locale erano stati allestiti graziosi gazebo illuminati, affacciati su alcuni degli scorci più belli del centro storico. Da qui si vedono la Basilica di Santa Maria, il Palazzo dei Tessuti e l’imbocco di ulica Grodzka, una delle strade più suggestive di Cracovia.
Nota aggiornata 2026: al momento le informazioni disponibili sullo stato del ristorante non sono concordanti e il sito ufficiale risulta in fase di ricostruzione. Prima di inserirlo nel programma di viaggio consigliamo quindi di verificarne direttamente l’apertura.




Wesele: cucina polacca su Rynek Główny
Tra i ristoranti che abbiamo provato personalmente a Cracovia c’è Wesele, affacciato direttamente su Rynek Główny 10, nel cuore della città vecchia. La posizione è decisamente turistica, ma il locale propone cucina polacca tradizionale, con pierogi fatti a mano, zuppe, piatti di carne e specialità regionali.
Noi ci siamo fermati qui per cena e abbiamo ordinato due dei piatti che durante il viaggio non ci siamo fatti mancare: żurek e pierogi. Lo żurek ci è arrivato caldo e sostanzioso, mentre i pierogi avevano quella pasta morbida e consistente che ci era già entrata nel cuore dopo i primi assaggi fatti in città.
Durante il nostro viaggio, una cena per due persone con bevande ci è costata 130 PLN, circa 30 euro al cambio di allora. L’ambiente ci era piaciuto, il servizio era stato cortese e, considerando la posizione proprio sulla Piazza del Mercato, avevamo trovato buono anche il rapporto qualità-prezzo.
I prezzi oggi sono però cambiati parecchio. Nel menu 2026 lo żurek po krakowsku servito nel pane costa 48 PLN, mentre una porzione da otto pierogi varia indicativamente da 44 a 56 PLN, a seconda del ripieno. I secondi partono da circa 56 PLN e possono superare i 100 PLN per alcune portate.
Resta quindi un ristorante da considerare soprattutto se vuoi mangiare cucina polacca nel pieno centro storico, mettendo però in conto prezzi più alti rispetto a quelli che avevamo trovato durante il nostro viaggio.


Kawiarnia Noworolski: lo storico caffè delle Sukiennice
Al piano terra delle Sukiennice, affacciata su Rynek Główny e con la Basilica di Santa Maria proprio davanti, si trova la Kawiarnia Noworolski, una delle caffetterie storiche più conosciute di Cracovia.
La storia di questo locale comincia ancora prima dell’arrivo della famiglia Noworolski. Già intorno al 1880 qui si trovava la pasticceria di Stanisław Rehman e Roman Heindrich, che divenne uno dei punti di ritrovo della città. Dopo la morte dei proprietari passò prima a Lardemer e poi, nel 1907, a Wincenty Kondolewicz. Qualche anno più tardi entrò in scena Jan Noworolski, pasticcere formatosi a Leopoli e con esperienze anche nella tradizione dolciaria viennese.
Dopo la morte della moglie, Noworolski si trasferì a Cracovia e rilevò la pasticceria delle Sukiennice, trasformandola in un caffè elegante. Gli interni furono rinnovati all’inizio del Novecento secondo il gusto della Secessione, la versione mitteleuropea dell’Art Nouveau, con boiserie, specchi, decorazioni pittoriche e sale dall’atmosfera raffinata.
La caffetteria divenne presto un punto d’incontro per artisti, intellettuali, professori e protagonisti della vita politica e culturale di Cracovia. La sua storia seguì però anche quella più travagliata della Polonia: durante l’occupazione tedesca il locale venne requisito e, dopo un breve ritorno alla famiglia alla fine della guerra, nel 1949 fu nuovamente sottratto ai Noworolski durante la nazionalizzazione delle attività private.
Solo nel 1992 Tadeusz Noworolski, figlio di Jan, riuscì a recuperare la caffetteria, riportandola nelle mani della famiglia. Entrare oggi da Noworolski significa quindi fermarsi in un luogo che ha attraversato più di un secolo di storia di Cracovia. A noi aveva colpito soprattutto il suo fascino retrò, ancora più suggestivo per la posizione sotto le arcate delle Sukiennice, proprio nel cuore della Piazza del Mercato.

Dove mangiare a Kazimierz: ristoranti e cucina ebraica
Il quartiere ebraico di Kazimierz è una delle zone più piacevoli di Cracovia anche quando arriva il momento di sedersi a tavola. Lungo Szeroka e nelle vie vicine si susseguono ristoranti, caffè e locali che propongono cucina ebraica e polacca, spesso accompagnata da musica klezmer e ambienti che richiamano la storia del quartiere.
Tra quelli che ci hanno incuriosito di più ci sono Klezmer-Hois, Chajim Kohan e Ariel, tre locali molto diversi tra loro ma tutti legati, ciascuno a modo proprio, alla memoria e alla cultura ebraica di Kazimierz.
Klezmer-Hois
Klezmer-Hois, in ul. Szeroka 6, è molto più di un ristorante. Si trova a circa 100 metri dalla Sinagoga Remuh, all’interno di un edificio risalente alla fine del XV secolo che ospitava un’antica mikveh, il bagno rituale ebraico.
Oggi riunisce caffè, ristorante, camere, libreria ed è anche legato alla casa editrice Austeria, specializzata soprattutto in pubblicazioni dedicate alla cultura e alla storia ebraica. Sugli scaffali si trovano libri, mappe, quaderni, poster e altre pubblicazioni, rendendo il locale interessante anche semplicemente per curiosare negli ambienti.
Alla nascita del Klezmer-Hois contribuì anche Leopold Kozłowski-Kleinman, conosciuto come l’ultimo klezmer della Galizia, che collaborò al progetto culturale e contribuì anche a ispirare la proposta gastronomica.
L’atmosfera e il menu cercano di richiamare la Kazimierz ebraica precedente alla Seconda guerra mondiale, mentre la sera vengono organizzati concerti di musica klezmer.



Chajim Kohan
Poco distante, al numero 1 di Szeroka, si trova Once Upon A Time | Chajim Kohan, altro locale dall’atmosfera molto particolare, con interni volutamente rétro, oggetti d’epoca, luci soffuse e musica dal vivo.
La cucina mescola tradizioni ebraiche e polacche e nel menu si trovano zuppe, pierogi, piatti di carne e specialità ispirate alla gastronomia ebraica.
Noi siamo entrati soprattutto per vedere l’ambiente, più che per mangiare, e in effetti è proprio l’atmosfera una delle cose che ci erano rimaste più impresse: sembra quasi di entrare in un piccolo mondo separato dal resto del quartiere.
Ancora oggi il locale propone serate con musica dal vivo, spesso legata alla tradizione klezmer.

Ariel
Un altro indirizzo storico di Szeroka è Ariel, ristorante, caffè e galleria dedicata alla cultura ebraica. Gli interni sono ricchi di quadri, candelabri, oggetti decorativi e riferimenti alla vita e alla tradizione ebraica, mentre il menu comprende piatti come gefilte fish, zuppa con matzah ball, cholent, carpa preparata secondo diverse ricette e piatti di carne della tradizione.
Ariel è legato anche a una curiosità cinematografica. Durante le riprese di Schindler’s List a Cracovia nel 1993, Steven Spielberg, la sua famiglia e diversi membri della troupe frequentarono il ristorante. Proprio qui Spielberg conobbe anche il gruppo klezmer Kroke, che in seguito avrebbe avuto con lui un rapporto particolare.
Oggi Ariel continua a proporre cucina ebraica e concerti di musica klezmer, mantenendo quell’atmosfera un po’ fuori dal tempo che caratterizza molti locali di Szeroka.



Hard Rock Cafe Kraków: musica e memorabilia nel cuore della città
Non è certo il posto dove cercare la cucina tradizionale polacca, ma per noi l’Hard Rock Cafe Kraków merita comunque un posto tra i locali di questo viaggio. Si trova proprio nel cuore della città, accanto alla Basilica di Santa Maria e a pochi passi dalla Piazza del Mercato.
Il locale occupa tre piani e, come negli altri Hard Rock Cafe sparsi per il mondo, le pareti sono praticamente un piccolo museo della musica. Chitarre, abiti di scena, dischi, fotografie e oggetti appartenuti ad alcuni dei nomi più importanti della storia del rock accompagnano una cucina decisamente più americana, fatta soprattutto di hamburger, ribs, steak e sandwich.
Noi siamo stati qui la notte di Capodanno, dopo aver festeggiato per le strade e le piazze di Cracovia. Più che per il cibo, quella sera eravamo entrati per continuare la festa e curiosare tra i memorabilia esposti.
Tra quelli che ricordiamo meglio c’erano una chitarra legata agli Oasis e un oggetto appartenuto a Brian May dei Queen. Oggi la collezione comprende ancora pezzi associati a Brian May, John Lennon, Jimi Hendrix, Prince, Elton John, Metallica, AC/DC, U2 e molti altri artisti internazionali e polacchi. È un indirizzo completamente diverso dagli altri raccontati in questa guida, ma se ami la musica può essere divertente entrarci anche soltanto per dare un’occhiata alla collezione. A noi piace proprio per la sua atmosfera informale e vivace, e quella notte di Capodanno è diventato inevitabilmente parte dei nostri ricordi di Cracovia.
Hai un ristorante o un locale di Cracovia che ci consiglieresti per il prossimo viaggio? Scrivicelo nei commenti: siamo sempre alla ricerca di nuovi indirizzi da provare.
Fonti e approfondimenti
Per verificare e aggiornare le informazioni storiche, gastronomiche e pratiche contenute in questo articolo abbiamo consultato:
- Kulinarny Kraków – portale gastronomico ufficiale della Città di Cracovia, per la storia della cucina cittadina, maczanka krakowska, obwarzanek e specialità tradizionali.
- Magiczny Kraków – sito ufficiale della Città di Cracovia, per storia, patrimonio gastronomico e luoghi storici della città.
- Culture.pl, per storia e tradizioni della cucina polacca, pierogi, kiełbasa, bigos e altri piatti tradizionali.
- Poland Travel – Ente Nazionale Polacco per il Turismo, per cucina e prodotti tipici polacchi.
- EUR-Lex – Unione Europea, per la registrazione e tutela dell’Oscypek DOP e dell’Obwarzanek krakowski IGP.
- Siti ufficiali dei ristoranti e locali citati, consultati per verificare menu, prezzi, servizi e informazioni aggiornate.
