Una torre bianca alta circa 20 metri, la casa del guardiano poco distante e, tutt’intorno, il paesaggio aperto delle Highlands di North Truro, con l’Oceano Atlantico a fare da sfondo. È così che appare oggi Highland Light, uno dei simboli più riconoscibili di Cape Cod. Eppure questo faro non dovrebbe essere qui.
La torre che vediamo oggi venne costruita nel 1857 molto più vicino alla scogliera di quanto non sia oggi. Per oltre un secolo l’erosione continuò a consumare la costa, avvicinando lentamente il precipizio al faro, fino a rendere necessario un intervento straordinario: nel 1996 Highland Light venne spostato verso l’interno per salvarlo dall’Atlantico.
La prima stazione luminosa venne commissionata da George Washington e accesa nel 1797: fu il primo faro di Cape Cod e la ventesima light station istituita negli Stati Uniti. Quella prima torre non esiste più e nemmeno quella che edificarono un decennio più tardi: Highland Light, così come lo vediamo oggi, è il terzo faro costruito in questo luogo.
Sembra quasi un paradosso: per due secoli l’Highland Light ha aiutato i naviganti ad affrontare uno dei tratti di costa più insidiosi di Cape Cod, mentre lentamente era proprio il mare a diventare la sua minaccia più grande. Ed è questa storia, fatta di navigazione, erosione, ingegneria e conservazione, che rende Highland Light uno dei fari più interessanti di Cape Cod.

Highland Light, il faro più antico di Cape Cod
Highland Light si trova a North Truro, sulla costa orientale dell’Outer Cape, pochi chilometri prima di raggiungere Provincetown. È qui che Cape Cod, dopo aver disegnato la sua caratteristica forma a braccio piegato, si assottiglia sempre di più fino a diventare una lunga lingua di terra stretta tra due distese d’acqua.
Guidando lungo la Route 6 bastano pochi chilometri per passare dalle grandi spiagge battute dalle onde dell’Oceano Atlantico, al versante più riparato della Cape Cod Bay.
A noi questo paesaggio ha ricordato Mavis Grind, nelle Shetland, anche se il paragone lì diventa estremo: il sottile istmo che collega il Northmavine al resto del Mainland separa realmente l’Atlantico dal Mare del Nord e nel punto più stretto misura appena una manciata di metri. A Truro, non siamo davanti a un istmo così stretto, ma la sensazione è simile: una strada che corre lungo una penisola sempre più sottile, con l’Atlantico da una parte e la baia dall’altra.
Ed è sul versante oceanico di questa lingua di terra, sopra le alte falesie delle Truro Highlands, che sorge Highland Light con la sua torre bianca e la lanterna nera – conosciuto anche come Cape Cod Light, perché quando la prima luce venne accesa nel 1797, non esistevano altri fari a Cape Cod.
Highland Light inaugurò una rete di segnali luminosi che nei decenni successivi sarebbe cresciuta lungo tutta la penisola, con i fari di Chatham, Provincetown, Nauset e molti altri. Cape Cod Light ancora oggi conserva un primato importante perché con i suoi 66 piedi, poco più di 20 metri, è il faro più alto di Cape Cod.
La posizione elevata sulle Highlands ne aumenta ulteriormente la visibilità dal mare e la luce continua a svolgere la funzione per cui questo luogo venne scelto più di due secoli fa. Highland Light non è soltanto un monumento storico ma un ausilio attivo alla navigazione. La torre appartiene al National Park Service, mentre gli apparati luminosi sono mantenuti dalla U.S. Coast Guard.


Perché fu costruito un faro proprio a Truro
Per capire perché alla fine del Settecento si decise di costruire un faro proprio qui bisogna guardare Cape Cod dal punto di vista di chi arrivava dal mare. L’Outer Cape si protende nell’Atlantico e le navi dirette verso la Massachusetts Bay e il porto di Boston dovevano doppiare una costa esposta alle tempeste e circondata da insidiose secche sabbiose.
Lungo queste coste si sono verificati più di 3.000 naufragi: le secche poco profonde che si estendono a largo, unite alla violenza dei nor’easters, potevano spingere le imbarcazioni verso terra e farle incagliare a poche centinaia di metri dalla spiaggia.
Il governo degli Stati Uniti era sempre più preoccupato per il numero di navi che naufragavano lungo la costa di Cape Cod. Così nel 1796 venne autorizzato l’acquisto di dieci acri di terreno nelle Highlands di Truro, con l’obiettivo di costruire una luce che aiutasse le imbarcazioni a navigare in sicurezza.
La pericolosità di queste acque non scomparve neppure dopo la costruzione del faro. Il 20 aprile 1852, durante una violenta tempesta e con una nebbia fittissima, la nave britannica Josepha, diretta a Boston, finì sulle secche poco a nord di Highland Light.
Il mare distrusse progressivamente la nave mentre dalla costa gli abitanti di Truro cercavano disperatamente di raggiungere l’equipaggio. Due uomini del posto persero la vita durante un tentativo di soccorso e, dei 18 uomini a bordo della Josepha, soltanto due riuscirono a salvarsi.


Il keeper Enoch Hamilton partecipò ai soccorsi e i due superstiti vennero portati nella casa del faro, dove furono assistiti dopo ore trascorse tra le onde e i relitti. Uno di loro era John Jasper: racconti successivi tramandano che, diventato capitano, ogni volta che tornava a passare davanti a Highland Light facesse abbassare la bandiera della propria nave in segno di rispetto per il faro e per gli uomini che lo avevano salvato.
Perché proprio le Highlands di Truro? Il terreno apparteneva alla famiglia Small e si trovava su un promontorio ben visibile dal mare. Il suolo inoltre era considerato abbastanza solido per costruire la torre e la proprietà offriva spazio sufficiente per permettere al futuro guardiano del faro di coltivare un orto e mantenere del bestiame.
Il governo acquistò i dieci acri da Isaac Small, che viveva e lavorava proprio nelle Highlands e che sarebbe poi diventato il primo keeper di Highland Light. Prima dell’arrivo del faro, Small coltivava mais e fieno, allevava animali e aveva costruito nel 1785 anche un mulino a vento per macinare il mais. Il paesaggio che oggi associamo immediatamente al faro, alla fine del Settecento, era ancora un territorio agricolo affacciato sull’Atlantico.
Highland Light nacque quindi per rendere riconoscibile dal mare uno dei passaggi più delicati della rotta verso Boston.


Dal faro di George Washington alla torre che vediamo oggi
Quando Highland Light entrò in funzione aveva un aspetto molto diverso da quello che conosciamo oggi. Il primo faro era una torre in legno alta poco meno di 14 metri, costruita insieme alla casa del guardiano a oltre 150 metri dal bordo di una falesia, che allora raggiungeva circa 38 metri di altezza.
Era il 1797 e nessuno poteva immaginare che, nei due secoli successivi, quella luce avrebbe cambiato torre, tecnologia e persino posizione!
La struttura in legno ebbe una vita relativamente breve. Esposta senza protezione ai venti dell’Atlantico e alle condizioni spesso estreme dell’Outer Cape, dopo pochi decenni aveva già mostrato diversi problemi. Nel 1831 il Congresso stanziò i fondi per sostituirla e al suo posto venne costruito un nuovo faro in mattoni, completato nel 1833, poco distante dal precedente. Anche la casa del guardiano venne ricostruita.
Non era ancora Highland Light come lo vediamo oggi, ma cominciava ad assomigliargli. Qualche anno più tardi, nel 1840, la torre ricevette una nuova lanterna e venne migliorato anche il sistema di illuminazione. Erano anni in cui la navigazione cresceva rapidamente e un faro importante come quello di Truro non poteva limitarsi a essere visibile: doveva diventare sempre più affidabile e riconoscibile per le centinaia di imbarcazioni che transitavano davanti a Cape Cod.
A metà Ottocento anche il sistema dei fari americani stava cambiando. Nel 1852 nacque lo U.S. Lighthouse Board, che portò ingegneri, ufficiali e scienziati nella gestione degli ausili alla navigazione e diede il via a una grande fase di modernizzazione.
Highland Light rientrò in questa trasformazione. La torre costruita appena qualche decennio prima venne sostituita ancora una volta e nel 1857 nacque il faro che vediamo oggi e che noi abbiamo visitato: una torre conica in mattoni alta circa 20 metri, sormontata da una lanterna nera. Insieme al nuovo faro vennero realizzati anche gli edifici destinati ai guardiani e agli impianti della stazione.


Highland Light non è un faro isolato in mezzo a un prato. Una volta arrivati qui ci si accorge che la torre è soltanto il punto più evidente di un paesaggio storico più ampio: le Truro Highlands, circa 85 acri di terreno battuto dal vento che si affacciano sull’Atlantico e conservano ancora le tracce di oltre due secoli di storia.
La prima cosa da osservare è proprio ciò che si trova accanto al faro. La torre del 1857 venne costruita insieme alla casa del guardiano e a un edificio di servizio, creando una vera e propria light station. La keeper’s house è ancora collegata al faro attraverso il caratteristico passaggio coperto che si vede bene anche dall’esterno.
Oggi nessun guardiano vive più qui per mantenere accesa la luce durante la notte. La casa ospita il Keeper’s Shop e alcuni spazi espositivi, mentre la torre continua a funzionare come ausilio alla navigazione.
Nella lanterna arrivò inoltre una grande lente di Fresnel di primo ordine, la categoria riservata ai fari costieri più importanti. Non entriamo ancora nei dettagli del suo funzionamento, perché la storia della luce di Highland Light merita uno spazio tutto suo, ma fu un cambiamento enorme: il vecchio faro nato durante la presidenza di George Washington era ormai diventato una delle principali stazioni luminose della costa atlantica.
Ed è questa terza torre, costruita nel 1857, che è arrivata fino a noi. Quella che abbiamo davanti oggi ha attraversato più di un secolo e mezzo di tempeste, cambiamenti tecnologici e restauri. E soprattutto è la stessa torre che, quasi 140 anni dopo la sua costruzione, avrebbe dovuto affrontare il problema che nessuna nuova lampada o lente poteva risolvere: la falesia davanti a lei stava lentamente scomparendo.


Highland Light e l’erosione delle scogliere di Cape Cod
Quando il primo Highland Light venne costruito il pericolo sembrava abbastanza lontano. La torre e la casa del guardiano si trovavano a oltre 150 metri dal bordo di una falesia alta circa 38 metri. Davanti c’erano l’Atlantico e una grande fascia di terra che, almeno apparentemente, sembrava destinata a rimanere lì.
Ma Cape Cod è un territorio tutt’altro che immobile. Gran parte della penisola è ciò che rimane dell’azione dei ghiacciai che ricoprirono questa regione durante l’ultima era glaciale. Le Highlands di Truro sono formate da sedimenti come sabbia, ghiaia, limo e argilla, materiali molto diversi dalla roccia compatta che potremmo immaginare osservando dall’alto queste imponenti falesie. Da migliaia di anni l’oceano continua a lavorarli, portandone via una parte e ridisegnando lentamente il profilo della costa.
Qui l’erosione non è provocata soltanto dalle onde. L’acqua piovana penetra negli strati di argilla, li appesantisce e ne riduce la stabilità; poi arrivano il vento, le grandi mareggiate e le tempeste dell’Oceano Atlantico. Pezzi di falesia possono cedere, mentre il bordo arretra progressivamente verso l’interno. Nell’area delle Truro Highlands questo processo è stato stimato mediamente in uno-tre piedi all’anno (circa 30-90 centimetri).
Il cambiamento diventa impressionante quando si torna a guardare Highland Light. All’inizio degli anni Novanta la stazione del faro si trovava appena a 30 metri dal bordo della scogliera. Quella grande distanza che aveva separato il primo faro dall’oceano alla fine del Settecento si era drasticamente ridotta.
Non era più una questione da osservare nel lungo periodo. La torre del 1857, la casa del guardiano e gli altri edifici della stazione erano ormai realmente minacciati e continuare ad aspettare avrebbe significato mettere a rischio uno dei più importanti fari storici di Cape Cod.
La cosa sorprendente è che qualcuno aveva intuito il problema quasi un secolo e mezzo prima

Thoreau e la profezia sul futuro del faro
Tra il 1849 e il 1857 Henry David Thoreau percorse più volte Cape Cod. Quando arrivò nelle Highlands di Truro, questo tratto di costa era ancora molto diverso da oggi: niente strutture ricettive, nessuna ferrovia fino a Provincetown e un paesaggio dominato dal vento, dalla sabbia, dalle falesie e dall’Atlantico.
Henry David Thoreau non era soltanto uno scrittore. Naturalista, filosofo e osservatore instancabile del paesaggio, fu una delle figure più importanti del trascendentalismo americano, il movimento culturale e filosofico legato anche a Ralph Waldo Emerson, che poneva al centro il rapporto tra individuo, natura e libertà di pensiero. È conosciuto soprattutto per Walden, ma visitò più volte Cape Cod, raccogliendo impressioni e osservazioni che sarebbero poi confluite nel libro Cape Cod, pubblicato postumo nel 1865.
Durante quelle visite Thoreau soggiornò anche nella casa del guardiano di Highland Light, all’epoca legata alla famiglia Small. Ne raccontò gli ambienti, la lanterna e soprattutto l’esperienza di trascorrere una notte accanto a una luce pensata per essere vista da uomini che si trovavano molto lontano, in mare aperto.
Dal suo letto la luce del faro entrava nella stanza con tale intensità da renderla quasi chiara come di giorno. Nella sua descrizione c’è qualcosa che restituisce molto bene la solitudine di questo luogo: da una parte la piccola casa sulla costa, dall’altra gli occhi dei marinai che nella notte cercavano quella stessa luce dall’Atlantico.
Ma Thoreau non osservò soltanto il faro. Camminò lungo le falesie, ne studiò l’argilla e vide l’acqua scavare il terreno. Parlò con il keeper e si rese conto che la costa stava arretrando, soprattutto sul versante orientale di Cape Cod.
La conclusione a cui arrivò fu sorprendentemente precisa: continuando a consumarsi in quel modo, scrisse, “erelong the light-house must be moved”, il faro prima o poi avrebbe dovuto essere spostato. Quando lo scrisse, la torre di Highland Light sembrava ancora avere davanti a sé spazio sufficiente. Eppure il processo che avrebbe portato alla crisi degli anni Novanta era già perfettamente visibile.
Nel 1996 quella previsione divenne realtà.


Il giorno in cui spostarono Highland Light
All’inizio degli anni Novanta tra Highland Light e il bordo della falesia erano rimasti appena una trentina di metri. Dopo quasi due secoli trascorsi a osservare l’Atlantico avanzare, era arrivato il momento di prendere una decisione: non si poteva fermare il mare, bisognava spostare il faro.
L’idea era semplice soltanto a parole. Davanti c’era una torre in mattoni del 1857, alta più di 20 metri e pesante, insieme alla parte in muratura collegata, circa 450 tonnellate. Smontarla avrebbe significato alterare profondamente un edificio storico; lasciarla dov’era avrebbe voluto dire condannarla.
A spingere perché Highland Light venisse salvato fu anche la comunità di Truro. La Truro Historical Society avviò una lunga campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi, coinvolgendo residenti e visitatori, mentre al progetto si unirono finanziamenti pubblici statali e federali. Alla fine venne messo in piedi un intervento da circa 1,5 milioni di dollari con un obiettivo che fino a poco tempo prima sarebbe sembrato quasi impossibile: prendere il faro e trasportarlo, praticamente intero, abbastanza lontano dalla scogliera.
I lavori furono affidati alla International Chimney Corporation di Buffalo, insieme alla Expert House Movers del Maryland. Non erano nuovi a operazioni del genere: pochi anni prima avevano partecipato allo spostamento del Southeast Lighthouse di Block Island.
Ma Highland Light presentava una difficoltà in più. La torre non poggiava su una moderna fondazione in cemento armato: alla base c’erano circa tre piedi di muratura costruita direttamente sulla sabbia. Prima ancora di pensare a muovere il faro, era quindi necessario riuscire a sollevarlo senza compromettere la struttura che si voleva salvare.

Come si sposta un faro di mattoni senza distruggerlo?
La preparazione fu quasi più delicata dello spostamento stesso. Vennero consolidate le murature, rinforzate le aperture e praticati con precisione dei passaggi nella base per inserire una vera e propria griglia di travi d’acciaio sotto il faro.
A quel punto la torre non poggiava più semplicemente sulla sua vecchia fondazione. Il suo peso era distribuito su un sistema di travi e martinetti idraulici sincronizzati, progettati per sollevare contemporaneamente tutti i punti della struttura evitando inclinazioni e tensioni pericolose sui mattoni.
Una volta sollevato, Highland Light venne appoggiato su carrelli a rulli che scorrevano lungo grandi travi d’acciaio utilizzate come binari. Non c’era un camion che trascinava il faro lungo una strada e nemmeno una gru capace di prenderlo e depositarlo qualche centinaio di metri più in là. Il movimento avveniva lentamente, attraverso spinte idrauliche successive, facendo avanzare la struttura lungo il percorso preparato. Pochi metri alla volta.
Quando terminava la corsa dei pistoni, il sistema veniva riposizionato e il faro ricominciava ad avanzare. Le travi che formavano il percorso dovevano essere spostate e riutilizzate man mano che la torre procedeva verso la nuova posizione.
Durante i lavori alcuni operai posizionarono delle monete da 25 centesimi sulle travi d’acciaio e lasciarono che le centinaia di tonnellate di Highland Light passassero sopra di loro, schiacciandole. Quelle monete deformate diventarono piccoli souvenir dell’impresa e furono poi messe all’asta per raccogliere fondi destinati alla Truro Historical Society.

C’era anche un altro problema: il punto scelto non si trovava esattamente alla stessa quota. Nel tragitto il terreno scendeva di circa 10 piedi, poco più di 3 metri. Highland Light non doveva quindi soltanto avanzare, ma essere abbassato progressivamente senza perdere l’equilibrio. Un secondo sistema di martinetti consentì di sospendere la struttura e modificare poco alla volta l’altezza delle travi sottostanti, mantenendo il faro livellato durante la discesa.
La torre, il locale che ospitava le apparecchiature e la struttura di collegamento vennero trasferiti insieme come un unico blocco in muratura. La casa del guardiano in legno, invece, fu separata prima dell’operazione e ricollocata successivamente.
Nel luglio del 1996, dopo 18 giorni, Highland Light aveva percorso 450 piedi, circa 137 metri, verso l’interno. Il faro che per più di un secolo era rimasto immobile davanti all’Atlantico aveva letteralmente attraversato le Highlands.
La nuova posizione lo portò a circa 170 metri dal bordo della falesia, abbastanza lontano da concedergli un nuovo margine di sicurezza. E il 3 novembre 1996 la sua luce tornò ad accendersi dalla nuova posizione.


Dove si trovava Highland Light prima dello spostamento
Oggi, camminando nei terreni davanti al faro, è ancora possibile individuare il punto dal quale iniziò quel viaggio.
Nella vecchia posizione della torre è stato collocato un marker che indica il centro esatto del luogo in cui Highland Light rimase dal 1857 al 1996. Basta quindi guardare la distanza che separa quel punto dal faro attuale per rendersi conto concretamente delle dimensioni dello spostamento: 137 metri sulla carta possono sembrare pochi, ma visti sul terreno raccontano molto meglio ciò che avvenne.
Il marker ha anche un altro valore. Permette di osservare quanto fosse diversa la relazione tra il faro e la costa e di capire perché continuare a lasciarlo lì non fosse più un’opzione.
Highland Light era stato salvato dall’erosione. Ma un intervento così straordinario avrebbe lasciato anche alcune conseguenze impreviste sulla struttura del faro, che sarebbero emerse soltanto negli anni successivi.


Lo spostamento salvò il faro, ma contribuì a creare un nuovo problema
Nel 1996 Highland Light era finalmente al sicuro, lontano dal bordo della falesia. Ma per riuscire a spostare una struttura in mattoni di quelle dimensioni era stato necessario renderla più rigida e resistente possibile. E proprio uno degli interventi eseguiti per proteggerla durante il trasporto avrebbe avuto conseguenze che all’epoca era difficile prevedere.
La torre del 1857 era stata progettata con un sistema di ventilazione nascosto all’interno delle murature. Nella parte inferiore del faro tre anelli concentrici di mattoni erano separati da intercapedini attraverso le quali l’aria poteva circolare, salire all’interno della torre e raggiungere lo sfiato posto nella parte superiore. Non era un dettaglio secondario: permetteva alla muratura di respirare e aiutava a disperdere l’umidità.
Durante la preparazione del grande trasloco del 1996, quelle intercapedini vennero però riempite con un materiale simile al cemento, necessario per aumentare la stabilità della struttura mentre veniva sollevata e trasportata. Il faro diventò abbastanza solido da affrontare il viaggio, ma il suo sistema di ventilazione originale risultò fortemente ridotto.
A questo si aggiunsero, nel corso degli anni, diversi strati di rivestimenti esterni poco traspiranti. L’umidità che penetrava nella torre riusciva quindi sempre più difficilmente a uscire.
Il problema non apparve immediatamente. Con il tempo, però, l’acqua rimasta intrappolata cominciò a lasciare segni evidenti: crepe nella muratura, mattoni che si sfaldavano e componenti metallici corrosi. Highland Light era stato allontanato dall’oceano, ma ora il deterioramento stava avvenendo dall’interno.

Dopo anni di studi e analisi della struttura, il National Park Service avviò un importante intervento di riabilitazione del faro. L’obiettivo non era semplicemente riparare le parti danneggiate o ridipingere la torre: bisognava riuscire, per quanto possibile, a restituirle il modo in cui era stata progettata per respirare nel 1857.
Il materiale che ostruiva le intercapedini venne rimosso per ripristinare la circolazione dell’aria; furono riparate le murature, sostituiti o restaurati gli elementi metallici corrosi e installate nuove finestre. Anche i vecchi rivestimenti esterni vennero eliminati e sostituiti con una finitura traspirante, capace di proteggere il faro senza imprigionare nuovamente l’umidità al suo interno. I lavori si conclusero nella primavera del 2022.
È uno degli aspetti meno conosciuti della storia di Highland Light e forse anche uno dei più affascinanti. Il grande spostamento del 1996 aveva risolto il problema più evidente, quello della falesia che continuava ad avvicinarsi. Ma salvare un edificio storico non significa soltanto impedirgli di cadere: a volte bisogna comprendere anche quei piccoli accorgimenti progettati più di un secolo prima e nascosti dentro muri che, apparentemente, sembrano semplicemente fatti di mattoni.




Dalla lente di Fresnel al LED: come funziona Highland Light
Nel corso di più di due secoli Highland Light non ha cambiato soltanto torre e posizione. Anche la luce che i marinai vedevano dall’Atlantico si è trasformata più volte, seguendo l’evoluzione della tecnologia dei fari.
La prima, accesa nel 1797, era molto lontana dai sistemi che immaginiamo oggi. Nella lanterna erano sistemate 15 lampade Argand, circondate da un dispositivo rotante che interrompeva periodicamente il fascio luminoso. In questo modo Highland Light produceva una luce lampeggiante diversa da quella fissa di Boston Light e i marinai potevano capire quale tratto di costa avessero davanti. Fu una scelta particolarmente innovativa: Highland Light viene indicato come il primo faro degli Stati Uniti a utilizzare una luce lampeggiante.
Il salto tecnologico più importante arrivò con la nuova torre del 1857, quando venne installata una lente di Fresnel di primo ordine. Inventata dal fisico francese Augustin-Jean Fresnel, questa particolare lente utilizzava una serie di prismi di vetro per raccogliere la luce che altrimenti si sarebbe dispersa e concentrarla in un fascio molto più intenso. Le lenti erano suddivise in “ordini” in base alle loro dimensioni: quelle di primo ordine erano le più grandi e potenti, destinate soprattutto ai grandi fari costieri.
Highland Light ne ricevette una ancora più sofisticata nel 1901. Era una struttura enorme, composta da quattro grandi pannelli ottici, che ruotava su un bagno di mercurio. Il sistema riduceva enormemente l’attrito e permetteva di far girare una massa di vetro e metallo di grandi dimensioni con grande regolarità. Ogni volta che uno dei pannelli passava davanti alla sorgente luminosa, verso il mare partiva un fascio concentrato: da qui il caratteristico lampo bianco ogni cinque secondi.
Prima dell’elettricità, far funzionare apparecchi di questo genere richiedeva un lavoro continuo. Le lenti rotanti dei fari erano mosse da meccanismi simili a grandi orologi, azionati da pesi che i guardiani dovevano periodicamente ricaricare. La tecnologia cambiava, ma dietro quella luce apparentemente automatica c’erano ancora persone che dovevano occuparsi ogni giorno del suo funzionamento.



Nel 1932 Highland Light venne elettrificato e nella grande lente di Fresnel fu installata una lampada da 1.000 watt. La potenza raggiunta era impressionante: all’epoca si dichiarava che la luce potesse essere vista fino a circa 45 miglia di distanza.
Nel corso del Novecento anche la grande Fresnel lasciò progressivamente spazio a sistemi ottici più moderni e meno impegnativi da mantenere. Arrivarono gli aerobeacon, apparati simili a quelli utilizzati negli aeroporti, e nel 1987 il faro venne automatizzato. Da quel momento non era più necessaria la presenza continua di un keeper per mantenere accesa la luce.
L’ultimo grande cambiamento è arrivato nel 2017, quando la U.S. Coast Guard ha installato nella lantern room un moderno beacon a LED. Consuma meno energia, richiede meno manutenzione ed è più affidabile dei sistemi che lo hanno preceduto.
E c’è un dettaglio curioso che si nota bene osservandolo: la luce attuale lampeggia, ma non ruota. È il LED stesso a produrre un lampo bianco ogni cinque secondi; non c’è più una grande lente che gira intorno alla sorgente luminosa come accadeva in passato.
Highland Light continua quindi a parlare ai naviganti con lo stesso ritmo che lo caratterizzava già all’inizio del Novecento, ma lo fa con una tecnologia completamente diversa. Oggi la sua luce si trova a circa 52 metri sopra il livello del mare e ha una portata nominale di 14 miglia nautiche, circa 26 chilometri.



Salire sull’Highland Light: la nostra esperienza
Da terra, con i suoi poco più di 20 metri di altezza, Highland Light non sembra una salita particolarmente impegnativa. L’impressione cambia appena si entra nella torre e si comincia a seguire la stretta scala metallica che sale avvolgendosi all’interno delle pareti.
Per raggiungere la cima bisogna affrontare 69 gradini, più o meno l’equivalente di cinque piani di scale. Non sono tantissimi, ma gli spazi sono ridotti, la scala è ripida e durante il percorso può capitare di incrociare chi sta già tornando verso il basso. Anche per questo l’accesso viene organizzato in piccoli gruppi, con un massimo di circa 10-12 persone alla volta.
Gli ultimi metri sono la parte più particolare: la scala tradizionale lascia spazio a due brevi scale a pioli, necessarie per raggiungere la lantern room. È qui che ci si ritrova accanto alla luce che ancora oggi continua a guidare le imbarcazioni lungo la costa dell’Outer Cape.
Noi abbiamo avuto la possibilità di salire fino in cima durante la nostra visita e, dopo aver raccontato la storia delle grandi lenti di Fresnel e del moderno LED, trovarsi fisicamente dentro la lanterna permette di capire molto meglio quanto gli spazi di un faro siano in realtà piccoli e quanto diverso dovesse essere il lavoro dei keeper che per generazioni si occupavano ogni giorno del suo funzionamento.
La visita completa dura mediamente una trentina di minuti, compreso il tempo trascorso in cima. Entrare davvero nel cuore di un faro è qualcosa che ci emoziona sempre tanto, per questo abbiamo dedicato parte del nostro precedente viaggio alla scoperta dei fari del Maine.

Cosa si vede dalla cima dell’Highland Light – Cape Cod Light
Arrivati nella lantern room la prospettiva cambia completamente. Fino a quel momento abbiamo osservato Highland Light dalla terraferma; da quassù invece è il paesaggio delle Truro Highlands a diventare protagonista.
Verso l’oceano lo sguardo supera il bordo della falesia e raggiunge la lunga striscia di spiaggia che corre ai suoi piedi, con l’Atlantico aperto oltre la costa. Dall’alto diventa anche molto più facile capire la particolare morfologia di questo tratto di Cape Cod: il faro si trova su un altopiano sopraelevato e tra la torre e il mare non c’è una dolce discesa verso la spiaggia, ma il brusco salto della scogliera modellata continuamente dall’erosione.
Voltandosi verso l’interno, il paesaggio cambia. Intorno al faro si distende l’Highlands Plain, attraversata dal verde dell’Highland Golf Links. Nelle giornate limpide lo sguardo arriva anche fino a Provincetown e dalla lanterna si riesce a distinguere la sagoma del Pilgrim Monument, che emerge nettamente sopra il profilo della città. È uno di quei dettagli che aiutano a orientarsi e a rendersi conto di quanto siano vicine, in linea d’aria, le diverse estremità dell’Outer Cape.
Guardando invece verso sud, oltre il campo da golf, compare una costruzione ancora più insolita: una torre merlata di granito che sembra la rovina di un piccolo castello medievale: la Jenny Lind Tower di cui parleremo tra poco.
Ma la vista che rimane più impressa è probabilmente quella sull’Atlantico. Dopo aver seguito per tutto l’articolo la storia dell’oceano che lentamente consumava la falesia e si avvicinava sempre di più al faro, osservarlo dall’alto permette finalmente di vedere con i propri occhi il rapporto strettissimo tra Highland Light, la scogliera e il mare che ne ha segnato tutta la storia.


Highland House Museum
Intorno a Highland Light c’era già una storia prima che Cape Cod diventasse una destinazione turistica. La famiglia Small, continuò a vivere e lavorare nelle Highlands coltivavano la terra, allevavano animali e gestivano il mulino. Poi, nella seconda metà dell’Ottocento, qualcosa cominciò a cambiare.
Nel 1873 la ferrovia raggiunse Provincetown e improvvisamente questo angolo remoto dell’Outer Cape divenne molto più facile da raggiungere. Arrivarono i primi visitatori dalle città, attratti dall’aria dell’oceano, dagli spazi aperti e da quel paesaggio che allora doveva apparire ancora più isolato di oggi.
Gli Small capirono rapidamente le potenzialità di quel nuovo turismo. Ampliarono la loro casa per accogliere gli ospiti, costruirono cottage e andarono personalmente a prendere i villeggianti alla stazione ferroviaria, trasportandoli con i carri fino alle Highlands. Alla fine dell’Ottocento la proprietà offriva già molto più di un semplice posto dove dormire: c’erano un campo da golf, una pista di pattinaggio, una sala da bowling, una sala da biliardo e spazi per le attività all’aperto.
Il passo successivo fu molto più ambizioso. Nel 1907 venne costruita Highland House, un grande albergo capace, insieme agli altri edifici e ai cottage della proprietà, di ospitare più di cento persone. Quello che oggi può sembrare soltanto un grande edificio bianco accanto al faro era quindi il cuore di una vera località di villeggiatura dell’Outer Cape.
Oggi Highland House ospita il museo della Truro Historical Society e vale la pena entrarci se si vuole andare oltre la visita del faro. Le sale raccontano la storia di Truro attraverso il rapporto con i Wampanoag, la pesca, i naufragi, l’agricoltura, la ferrovia e la nascita del turismo. Al piano superiore alcuni ambienti ricostruiti riportano invece all’atmosfera dei primi decenni del Novecento.


C’è anche una parte dedicata all’arte, perché questo paesaggio attirò nel tempo numerosi pittori. Tra loro ci furono Edward Hopper e sua moglie Josephine, che a partire dal 1930 iniziarono a trascorrere lunghi periodi a Truro.
Proprio nel 1930 Hopper dipinse Highland Light, North Truro, un acquerello nel quale il faro e gli edifici della stazione emergono dal paesaggio spoglio delle Highlands. L’opera è oggi conservata al Fogg Museum degli Harvard Art Museums. Qualche anno più tardi, nel 1934, Edward e Josephine fecero costruire una casa estiva a South Truro e Cape Cod sarebbe rimasta per decenni uno dei paesaggi più importanti della loro vita e del loro lavoro.
Il museo dedica oggi uno spazio proprio agli Hopper e al loro rapporto con Truro: un collegamento interessante da scoprire dopo aver visto dal vivo uno dei luoghi che entrarono nei dipinti dell’artista.


Cosa vedere intorno a Highland Light
Dopo aver visitato il faro e Highland House vale la pena fermarsi ancora un po’ nelle Truro Highlands, perché alcuni dei punti più curiosi si trovano proprio nei dintorni.
Sul lato rivolto verso l’oceano si può raggiungere l’observation deck, dal quale la vista si apre sulla falesia e sull’Atlantico. Dopo aver seguito la storia dell’erosione che costrinse a spostare Highland Light, osservare la costa da qui permette di rendersi conto ancora meglio di quanto sia fragile questo tratto dell’Outer Cape.
Intorno al faro si estende anche l’Highland Links, un campo da golf che fa ormai parte del paesaggio delle Truro Highlands. E qui c’è una curiosità che ci riguarda da vicino: pur non dovendo il loro nome alla Scozia, queste Highlands hanno davvero un legame con quelle scozzesi.
Il campo venne infatti progettato richiamando la tradizione dei links scozzesi, sfruttando il terreno naturale, il vento, la sabbia, la vegetazione e la vicinanza all’oceano invece di modificare profondamente il paesaggio. Ancora oggi Highland Links conserva questo carattere ed è considerato uno degli esempi americani più vicini alla tradizione originaria dei campi da golf scozzesi – vedi per esempio St Andrews Old Course.
Lo spostamento del 1996 portò inoltre Highland Light più vicino al campo da golf, con una conseguenza decisamente imprevista: una pallina uscita dalla traiettoria riuscì a colpire la lantern room e a rompere uno dei suoi vetri. In seguito i pannelli vennero sostituiti con materiale più resistente agli urti.

Molto più insolita è una torre merlata di granito che compare nel paesaggio e che sembra quasi la rovina di un piccolo castello. È la Jenny Lind Tower e, in origine, con Cape Cod non aveva nulla a che fare.
Faceva parte della Fitchburg Railroad Station di Boston, un edificio neogotico costruito nel 1847. Quando la vecchia stazione venne demolita nel 1927 per lasciare spazio alla nuova North Station, l’avvocato Harry Aldrich acquistò una delle torri, la fece smontare e trasportare fino a North Truro, dove venne ricostruita vicino alla sua proprietà estiva.
Il nome è legato alla celebre cantante lirica svedese Jenny Lind, soprannominata Swedish Nightingale, che nel 1850 tenne un concerto nella sala della stazione di Boston. Ed è qui che la storia lascia spazio alla leggenda.
Si racconta che la richiesta di biglietti fosse stata talmente grande da lasciare moltissime persone fuori dalla sala e che Jenny Lind, per accontentarle, fosse salita sulla torre e avesse cantato dall’alto per la folla rimasta senza posto.
È una storia tramandata da generazioni e da essa deriva il nome con cui la torre è conosciuta ancora oggi, ma non esistono prove certe che quella esibizione sia realmente avvenuta. Resta comunque piuttosto singolare pensare che, a pochi passi da uno dei fari più importanti di Cape Cod, sopravviva ancora oggi un pezzo di una vecchia stazione ferroviaria di Boston, smontato e ricostruito qui quasi un secolo fa.
È forse questo l’aspetto più interessante dell’area intorno a Highland Light: arriviamo fin qui per vedere un faro e ci ritroviamo dentro un paesaggio nel quale si sono sovrapposti vita dei keeper, agricoltura, turismo ottocentesco, arte, golf, ferrovia e storia marittima. Il faro rimane il protagonista, ma intorno a lui c’è molto più da vedere di quanto si possa immaginare arrivando semplicemente per scattare una fotografia.


Visitare Highland Light: informazioni pratiche
Highland Light si trova al 27 Highland Light Road, North Truro, Massachusetts, all’interno della Cape Cod National Seashore. È facilmente raggiungibile in auto e nell’area delle Truro Highlands sono presenti parcheggi per i visitatori; da qui si prosegue a piedi verso il faro, Highland House e l’area panoramica.
Per la stagione 2026, il Keeper’s Shop, gli spazi espositivi e i tour della torre sono aperti tutti i giorni dal 1° maggio al 25 ottobre, dalle 9:00 alle 17:00, con ultima salita alle 16:30. Come sempre per strutture stagionali di questo tipo, prima della visita conviene controllare il sito ufficiale, soprattutto a inizio e fine stagione.
Il biglietto per salire sulla torre costa attualmente 10 dollari per gli adulti. La visita dura una mezz’ora, compreso il tempo necessario per salire i 69 gradini, fermarsi nella lantern room e tornare a terra. I gruppi sono piccoli, generalmente non più di 10-12 persone alla volta, soprattutto perché nella parte superiore gli spazi diventano decisamente stretti.
Prima di mettersi in fila bisogna conoscere alcune regole. I bambini devono essere alti almeno 122 centimetri e chi ha meno di 18 anni deve essere accompagnato da un adulto. Nessuno può essere preso in braccio perché sulle scale occorre avere entrambe le mani libere per utilizzare i corrimano.
Sono consigliate scarpe chiuse, zaini, treppiedi e altri oggetti ingombranti devono essere lasciati in auto. È una precauzione necessaria perché la scala metallica è stretta e ripida e negli ultimi metri bisogna affrontare anche due piccole scale a pioli.
L’interno può diventare caldo, umido, poco illuminato e rumoroso, quindi la salita è sconsigliata a chi ha difficoltà, problemi cardiaci o respiratori.
NB. In presenza di condizioni pericolose, in particolare fulmini, la torre può essere chiusa temporaneamente.
Non ci sono toilette presso il faro. I bagni più vicini si trovano all’Highland House Museum, poco distante.
Non lasciarti ingannare dalla spiaggia che si vede dall’alto: da Highland Light non esiste un accesso diretto al mare. Tra il complesso e la spiaggia si trova la ripida falesia delle Highlands e non si può scendere da qui. Per vedere la costa senza salire sul faro si può raggiungere l’observation deck, ma se vuoi mettere i piedi sulla sabbia dovrai spostarsi verso una delle spiagge della Cape Cod National Seashore, come Head of the Meadow Beach, sempre a North Truro.
Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con Highland Light, che ci ha gentilmente offerto l’ingresso alla torre permettendoci di raccogliere fotografie, video e materiale utile per il nostro reportage di viaggio dedicato al New England.
Un ringraziamento speciale va a Bill DeSousa, referente di DeMa Public Relations, che ha coordinato i rapporti con le diverse realtà del territorio e ci ha aiutato a organizzare le visite e l’accesso ai media pass durante il nostro viaggio a Cape Cod. La sua disponibilità ci ha permesso di conoscere e raccontare più da vicino alcuni dei luoghi più interessanti di questa parte del Massachusetts.

Fonti e approfondimenti
- National Park Service – Highland Light: storia della stazione, torre del 1857, George Washington, primati e informazioni generali sul faro. Highland Light – National Park Service
- U.S. Coast Guard – Highland Light: caratteristiche tecniche, lente di Fresnel, automazione e funzione attuale come ausilio alla navigazione. Highland Light – U.S. Coast Guard
- National Park Service – Rehabilitation of Highland Light: restauro, problemi di ventilazione e umidità e lavori conclusi nel 2022. Highland Light Rehabilitation – NPS
- Truro Historical Society – Highland House Museum: storia di Highland House, collezioni del museo e legame con Edward e Josephine Hopper. Highland House Museum – Truro Historical Society
- Haunted Lighthouse
